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UMBRIA, STORIA DI ORIDNARIA «DEDIZIONE». «Mia figlia Angelica, da 6 anni in stato vegetativo, è la croce più dolce che mi poteva toccare»

Massimiliano Castellani mercoledì 26 novembre 2008
«Respiri piano per non far rumore, ti addormenti di sera e ti risvegli col sole"». Angelica la cantava ogni giorno Alba Chiara di Vasco Rossi, è il brano che ha segnato la breve stagione della sua adolescenza. Un'adolescenza che per Angelica Milotta, oggi 21enne, si è interrotta un pomeriggio di sei anni fa (il 21 novembre 2002). Un incidente in motorino alla periferia di Foligno, a due passi dalla sua abitazione nella frazione di Belfiore. «È stato un furgone... Non l'ha vista, ed ecco come ha ridotto la mia Angelica», racconta Silvana, una vera "madre coraggio" che da quel giorno, insieme al marito Vincenzo non ha mai abbandonato un solo istante questa ragazzina tenera che il fratello Emanuel chiama «la mia principessa». Angelica è sempre stata la vera principessa di Belfiore, lineamenti mediterranei (origini siciliane) che ricordano la cantante Anna Tatangelo. Era iscritta al secondo anno di Magistrale, voglia di vivere da vendere e tanti sogni chiusi in un diario, come tutte le ragazzine della sua età, fino a quel pomeriggio maledetto in cui nel suo cervello è calato il buio. «Mi ha detto, "ciao Silvà", il nostro saluto, con quel suo sorriso meraviglioso" E poche ore dopo me la ritrovo stesa su un letto d'ospedale, piena di tubi e con 12 aghi infilati nel collo, con i medici che mi dicono: "Signora si rassegni, perché solo un miracolo potrebbe tenerla in vita nelle prossime 24 ore""». E quel miracolo per mamma Silvana si è avverato. «L'ho implorato: Signore non mi importa come, ma ti prego di lasciarmi Angelica e in cambio sono disposta a darti la mia vita" Lui mi ha ascoltato». Angelica dopo un mese di coma profondo ha avuto un primo "parziale risveglio". Poi è tornata a casa, curata e circondata dal calore della sua famiglia che si è aggrappata a una speranza incrollabile e a una fede che va oltre il referto medico che suona come una sentenza senza appello. «I dottori dicono che il suo è uno stato vegetativo irreversibile. Ma io ho visto mia figlia con gli occhi sbarrati quando dalla strada gli è arrivato il rumore di un'auto che frenava per non investire un motorino. Sono sicura che aveva rivissuto la scena del suo incidente. Ci sono dei momenti che Angelica comunica a modo suo con noi e con i tanti amici del paese che ci sono sempre stati vicini. Senza di loro sarebbe stato tutto molto più duro"». Come ogni martedì, puntuali alle 16,30, in casa Milotta arrivano le amiche dell'«angelo di Belfiore». C'è Lucia, Rosella, Rosaria che «la strapazza», la sua ex professoressa di matematica Maria Grazia, le vicine di casa, Luciana, Maria Angela, Peppinella, Domenica. E anche due uomini: Armando ed Ernesto, l'ex infermiere e conducente dell'ambulanza che è stato il primo a soccorrerla. Momenti di preghiera intensi, interrotti solo per sistemare Angelica quando si sporge troppo con la testa su quella carrozzina ormai obsoleta, «ha più di cinque anni e stiamo aspettando che ci diano quella nuova, quando però non si sa"». Le classiche lungaggini della burocrazia italica contro le quali questi genitori hanno dovuto imparare in fretta a saper tenere testa. «I primi tempi non potevamo neppure portare Angelica in giardino perché vivevamo al secondo piano e ci volevano almeno quattro persone per trasportarla. Abbiamo dovuto lottare per ottenere questo appartamento al piano terra in cui siamo riusciti a garantire a nostra figlia un quotidiano in cui non fosse più un'impresa impossibile anche un gesto naturale come quello di lavarle le mani. Il male peggiore per tutte quelle famiglie che hanno il nostro stesso problema è lo stato di abbandono da parte delle istituzioni che invece dovrebbero sostenerle. Così spesso si va avanti da soli, agendo per istinto materno e potendo contare per fortuna sulla professionalità e la sensibilità di qualche mosca bianca, come i ragazzi della Cooperativa Ellelle. Loro vogliono un bene matto ad Angelica e quando al mattino non la vedono arrivare, subito si allarmano e telefonano per chiedere se è tutto a posto"». Quando Angelica non si presenta all'appuntamento con gli operatori della Ellelle è perché subentrano quelle complicazioni respiratorie che la costringono a frequenti ricoveri. Giorni di passione, in cui la speranza a volte vacilla, ma a riaccenderla c'è sempre la fiamma accesa della fede. «Mi piange il cuore per quello che hanno deciso per Eluana... Noi abbiamo imparato ad accettare questa condizione. Angelica è la croce più dolce che ci poteva toccare». La sera scende in questa casa abitata dalla fede e Angelica riposa nella sua cameretta dalle pareti colorate di verde, come la speranza. Sopra il letto, a vegliarla c'è l'immagine di Gesù e dinanzi ai suoi occhi scuri come il mare di Sicilia, sta il poster di Vasco che non ha mai smesso di cantare, solo per lei, quell'Alba chiara che qui tutti stanno aspettando.