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Giornata delle vittime. Papa Francesco: «Il vostro dolore, la vergogna delle mafie»

Antonio Maria Mira, Inviato a Locri sabato 18 marzo 2017

Un'immagine della Giornata per le vittime innocenti delle mafie dello scorso anno

«La comunità cristiana e civile» deve «impegnarsi sempre più nella costruzione di una società giusta, libera dai condizionamenti malavitosi e pacifica, dove siano tutelate, dagli organi competenti, le persone oneste e il bene comune». Lo scrive Papa Francesco in una lettera firmata dal Segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, e inviata al Segretario generale della Cei, monsignor Nunzio Galantino. L’occasione, come si ricorda nella lettera, è la Giornata della memoria e dell’impegno per le vittime innocenti delle mafie, promossa da Libera e col sostegno della Conferenza episcopale calabra, che si terrà a Locri il 21 marzo. E proprio centinaia di familiari delle vittime, giunti qui nella Locride fin da ieri per il loro incontro, ascoltano le parole del messaggio consegnato e letto da monsignor Galantino.

Un incontro che il Papa «auspica aiuti a riflettere sulle cause delle numerose violazioni del diritto e della legalità, che in non pochi casi sfociano in episodi di violenza e fatti delittuosi». E dopo l’invito a «impegnarsi sempre più nella costruzione di una società giusta, libera dai condizionamenti malavitosi», Francesco assicura «la sua preghiera per quanti combattono la piaga sociale del crimine e della corruzione, adoperandosi per un futuro di speranza». Dopo aver letto il messaggio, Galantino ha voluto aggiungere alcune riflessioni «a nome del Papa», precisando di «essere qui non in forma privata ma come rappresentante della Chiesa italiana, per dire che è tutta con voi».

Parole, quelle riferite dal vescovo, «in continuità con quanto detto dal Papa nell’incontro che ebbe con voi il 20 marzo 2014». «Il vostro dolore e la vostra sofferenza – aggiunge Galantino – non possono e non devono restare chiusi nelle vostre case. Ma portati con grande dignità in pubblico devono provocare vergogna e condanna per coloro che questi lutti hanno provocato per realizzare i loro piani di sopraffazione malavitosa. Devono essere loro a nascondersi e vergognarsi».

Ma anche per loro la porta resta aperta, come ripete sempre Francesco. «Lo so, è difficile che nel loro cuore nasca e si sviluppi il senso della riparazione. Ma dobbiamo sperarlo, dobbiamo invocarlo, anche con la preghiera». Poi un messaggio ai responsabili politici a tutti i livelli che «incontrandovi devono sentire forte il bisogno di prendere con chiarezza le distanze dal malaffare, devono avvertire forte lo schifo del compromesso e della vicinanza di chi vi ha privato dei vostri affetti, spesso lasciandovi anche senza alcun sostegno economico».

Ma, avverte Galantino, «il vostro lutto, il vostro dolore hanno tanto da dire a noi, alla nostra Chiesa. Deve essere chiaro a tutti che, con parole forti e con gesti credibili, la Chiesa è lontana mille miglia da chi, con arroganza e con violenza, vuole imporre logiche di sopraffazione e di malavita, da chi a volte cerca, in maniera subdola, di strumentalizzare la Chiesa e le realtà sacre per coprire le proprie malefatte». Dunque, insiste il segretario generale della Cei, «la sola risposta da dare da parte della Chiesa è quella data da Bonhoeffer, di fronte a un pazzo che guidando una macchina semina morte, il compito del pastore non è quello di seppellire i morti ma piuttosto quello di saltare sulla macchina e strappare il volante al guidatore». Dunque, aggiunge con forza, «noi come Chiesa dobbiamo fare tutto il necessario per strappare il volante della violenza dalle mani della ’ndrangheta, delle mafie. Senza risparmiarci».

Proprio per questo «dico grazie a chi non ha mai smesso di pensare che impegnarsi per questo è fare Vangelo, è affare di Chiesa. Sì – ripete alzando il tono – è affare di Chiesa!». Perciò, avverte, «spero si smetta una buona volta, dentro e fuori la Chiesa, di pensare che un prete, un vescovo o un laico che si impegnano per contrastare le mafie, lo fanno perché è una loro iniziativa privata. No! Questa è delegittimazione. Lo fanno perché credono al Vangelo e con il loro impegno vogliono far sentire la concreta vicinanza a quanti, come voi, portano il peso insopportabile provocato dall’arroganza dei mafiosi» che, torna a ripetere, «non fanno parte della comunità, della Chiesa. È inutile che facciano offerte ai santi. È inutile». Infine un invito. «Voi dovete stimolarci. Noi siamo con voi. I vescovi calabresi hanno detto con chiarezza di dare la pena adesione a questa iniziativa. Io sono qui. E rappresento tutta la Chiesa italiana».

Molto soddisfatto don Luigi Ciotti. «Quelle che abbiamo ascoltato sono parole di coraggio, un invito ad avere più coraggio. Parole di affetto per i familiari e di denuncia dei mali. Un invito al cambiamento. E attenzione a chi nella Chiesa si impegna e subisce attacchi e delegittimazioni».