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Il governo. Meloni: «Nulla ci butterà giù». E rilancia la sfida all’evasione

Eugenio Fatigante venerdì 10 novembre 2023

Giorgia Meloni torna con un video “a effetto”, evidentemente studiato. Una passeggiata nella “galleria dei presidenti”, la stanza di Palazzo Chigi con le foto di tutti i suoi predecessori dall’Unità d’Italia. Dopo pochi passi una sosta davanti allo spazio vuoto accanto all’immagine di Mario Draghi: «Per la mia foto ci vuole tempo, ancora 4 anni», ammicca con un sorriso la presidente del Consiglio. Di fatto, il ritorno ieri degli “Appunti di Giorgia”, la video-rubrica periodica sui social, è stato una sorta di pre-lancio della probabile campagna referendaria sulla riforma del premierato, a più di un anno da questo evento elettorale del prossimo futuro. La leader di Fdi già lancia il suo quesito agli italiani: «Questa riforma non serve a qualcuno, ma a tutti, anche a chi la osteggia. Voi cosa volete fare, volete contare e decidere o stare a guardare mentre i partiti decidono per voi? Questa è la domanda che faremo se sarà necessario e quando sarà necessario», dice guardando dritto in camera, lanciando così la sfida alle opposizioni, prima ancora che si apra il confronto e la difficile ricerca della maggioranza dei due terzi in Parlamento.

Alle sue spalle, appunto, ci sono le fotografie dei predecessori. «Solo uno è rimasto in sella cinque anni, Silvio Berlusconi», ma «con due governi diversi», nota la premier. «Le difficoltà sono molte, ma non c’è davvero niente che possa buttarci giù soprattutto fin quando c’è il consenso degli italiani», è l’avvertimento della leader, che guarda al futuro annunciando alcune prossime mosse, a partire dall’annuncio ufficiale della sede del G7 italiano: sarà dal 13 al 15 giugno 2024 in Puglia, nel resort di Borgo Egnazia, nella Valle d’Itria (come da attese). E usa il passato per affermare che la «sola endemica ragione» delle difficoltà storiche dell’Italia è la «debolezza della politica».

L’importanza di dare stabilità ai governi è la molla della riforma costituzionale. Che «non tocca i poteri del presidente della Repubblica» ed «evita i ribaltoni». E su cui «cercheremo il consenso ampio in Parlamento, se non sarà possibile chiederemo ai cittadini cosa pensano», come ha ribadito anche in altri due videomessaggi inviati in giornata, di mattina all’assemblea degli artigiani della Cna e poi a quella della Confindustria di Brescia e Bergamo. Con quelle platee tendenzialmente amiche, punta soprattutto sulla volontà di cambiare l’approccio fra Stato e cittadino sul Fisco all’insegna della “fiducia” reciproca. «Noi combattiamo l’evasione fiscale, quella vera, non quella presunta», dice la presidente del Consiglio, che vede l’emblema della svolta nel concordato preventivo biennale da poco approvato. «Più lo Stato è comprensivo e cerca di venire incontro - sono le parole della premier -, più dovrà essere efficace nella sua azione quando qualcuno dovesse pensare di fregarlo». Un cambio di paradigma, ha aggiunto, per «spezzare l’insopportabile equazione secondo cui un artigiano, una partita Iva, deve essere un evasore per nascita».

La riduzione della pressione fiscale è l’obiettivo dell’esecutivo confermato anche da Maurizio Leo. Il viceministro all’Economia ha affermato che, dopo la riduzione a tre, si punta a «un meccanismo a due aliquote», mettendo al centro i redditi da 50mila euro perché «non possiamo dire che siano iper-ricchi e far pagare loro il 43% di tasse». Della manovra Meloni nei suoi “Appunti” ripercorre l’ossatura. È «seria» e «non getta risorse dalla finestra», ribadisce a poche ore dal giudizio in arrivo dalla seconda agenzia - Fitch - sul rating del debito italiano. La settimana prossima è attesa l’audizione del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti in commissione Bilancio, e in queste ore si lavora sui nodi principali. A partire sempre dalle pensioni. Di fronte alle rivendicazioni dei medici, la ministra del Lavoro, Marina Calderone, definirà a giorni l’intervento più opportuno. Due le ipotesi: la revisione del meccanismo solo per chi sceglie di andare in pensione anticipatamente e non anche per i trattamenti pensionistici di vecchiaia, oppure il differimento dell’entrata in vigore della norma. La cancellazione totale della norma è chiesta dal leader M5s, Giuseppe Conte, usando quasi le stesse parole dei segretari di Cgil e Cisl, Landini e Sbarra. Nella maggioranza non mancano però nuove fibrillazioni. La Lega guida il pressing sulla proroga fino a fine anno dei tempi entro i quali le aziende sono chiamate ad assolvere all’adempimento di versamento della quota del cosiddetto “payback” sanitario.