Attualità

RIMINI. Il ministro Sacconi al Meeting: l'agenda etica presto in Parlamento

Angelo Picariello lunedì 23 agosto 2010
«Presenterò al Parlamento l’agenda etica che abbiamo predisposto e sono convinto che su di essa si potrà registrare una maggioranza più ampia di quella del governo»: Maurizio Sacconi rilancia da Rimini le priorità su inizio e fine vita, ricerca e disabilità, e si dice convinto che esse troveranno spazio dell’agenda dell’esecutivo «per i prossimi tre anni» (dice, fiducioso sulla tenuta della legislatura), che possono anzi, essere un terreno fertile per aprire a una maggioranza più ampia, «checché ne dica Della Vedova», aggiunge, riferendosi alle fughe in avanti del deputato finiano su coppie di fatto e Legge 40, il quale poi, a dire il vero, aveva chiarito di parlare a titolo personale.Il ministro del Welfare interviene all’incontro del Meeting dedicato all’esperienza del dono. Ma non è il suo, un modo per parlare d’altro. Anzi. Le proposte di «biopolitica» fanno parte integrante di quell’«antropologia positiva» di cui Sacconi parla come concezione integralmente «etica» della politica. Perché con la crisi cambia tutto, è finita anche, ad esempio, l’idea di «impunità del debito sovrano», dice ancora il ministro, alludendo alla vecchia illusione che «tanto paga Pantalone». Ne discende, prosegue il ragionamento del ministro, anche una nuova concezione del bene comune, che, «come voi mi insegnate non dipende dallo Stato, ma dal cuore della persona». Un’«antropologia positiva», insiste, che richiede anche «posizioni inequivoche sul valore della vita», ma che è alla base anche della doppia direttrice del federalismo e del nuovo Welfare, in chiave di sussidiarietà, come si dice, verticale (decentramento), e orizzontale, intesa come più spazio alla persona, alla famiglia, all’associazionismo. Perché, ricorda Sacconi, «il concetto di gratuità, la cultura del dono, non possono più essere confinati nella sfera privata, ma hanno che vedere direttamente con la democrazia, con la concezione stessa della politica».Un concetto su cui si era soffermato, prima di lui, anche il pro-rettore dell’Università Cattolica Luigi Campiglio: «Il dono - ha detto - non può essere associato solo al concetto di pietà, ma significa anche solidarietà, in definitiva comunità», senza la quale una nazione non tiene. Campiglio ha molto fatto riferimento all’esperienza americana, nella quale «si stima che oltre il 2 per cento del Pil sia reinvestito in gratuità, nonostante la crisi». Anzi, proprio l’enorme allargamento dell’area del bisogno apre ora spazi nuovi alla generosità intesa non più come slancio individuale, ma come autonoma risposta, strutturata nell’ambito della società, da parte di chi ha di più, a vantaggio di chi non ha nemmeno il necessario per vivere o per far fronte a uno stato di disagio. Per cui il dono si conferma, ricorda Campiglio, come un «elemento costitutivo della società americana», e ricorda l’esperienza recente di 40 miliardari americani che si sono messi insieme per devolvere a cause benefiche una considerevole parte del loro patrimonio. Carlo Borgomeo, presidente della Fondazione per il Sud, si è invece soffermato nel suo appassionato e molto applaudito intervento, su una serie di iniziative dell’associazionismo nel Mezzogiorno, che ha potuto conoscere nel suo nuovo incarico (dall’orchestra sinfonica degli scugnizzi del Rione Sanità di Napoli, alle iniziative contro la dispersione scolastica «che strappano ad uno ad uno i giovani alla criminalità»), «e che andrebbero conosciute di più, per vincere i tanti stereotipi sul Sud senza speranza», auspica Borgomeo. Fra i temi rilanciati da Sacconi anche il 5 per mille, come strumento di sostegno all’associazionismo da utilizzare però correttamente. Una misura apprezzata anche da Carlo Costalli, presidente dell’Mcl.