Attualità

Migranti. Nave delle ong nel Mediterraneo, per raccontare cosa accade davvero in mare

Nello Scavo, inviato a bordo della Missione Mediterranea giovedì 4 ottobre 2018

Nel Canale di Sicilia, dove le Ong sono state quasi del tutto espulse e le navi militari sono arretrate per far posto al black out informativo sui migranti, c’è una nuova operazione umanitaria a bandiera italiana. Si chiama “Mediterranea”. Vi partecipano esperti del soccorso, mediatori culturali, avvocati e un gruppo di giornalisti internazionali.

A questa prima missione parteciperà anche Astral, una delle navi di Proactiva Open Arms. A bordo della nave italiana un team di pronto intervento dell’Ong tedesca Sea Watch coordinerà le operazioni di soccorso di “Mediterranea”. Per la prima volta a bordo ci sarà anche uno staff di legali che ha predisposto gli strumenti legali per tutelare i diritti dei naufraghi e assicurare che le decisioni e gli interventi di “Mediterranea” siano conformi al diritto internazionale e quello italiano.

Il rimorchiatore Mare Jonio, varato nel 1972, lungo 35 metri e largo 9, dopo essere stato rimessa a nuovo per compiere la missione è salpato da Augusta nella serata di mercoledì. Non dopo avere subito controlli e ispezioni che fino all’ultimo hanno rimandato e perfino messo in dubbio la partenza. Da Pantelleria ha invece mollato gli ormeggi la goletta a vela da 15 metri con a bordo un gruppo di volontari, mediatori culturali, e il pool di giornalisti della stampa internazionale composto da Avvenire, Associated Press, Bbc, Cnn, Repubblica e Reuters.

Tutto è iniziato quattro mesi fa. Per settimane quattro esponenti politici dell’opposizione hanno cercato un vascello adeguato alle circostanze. Non una nave per la ricerca e il soccorso, ma un rimorchiatore abbastanza grande per ospitare naufraghi e poterli assistere fin dal primo S.o.s., grazie anche a un container adattato a ospedale galleggiante.

Per acquistare il natante i politici (Fratoianni, Palazzotto, Vendola e Muroni) hanno depositato le necessarie fideiussioni, fungendo quindi da garanti. Un’operazione che vede un preventivo da 700 mila euro, di cui mezzo milione già raccolti grazie soprattutto alla linea di credito da 465mila euro concessa da Banca Etica, in pratica il finanziatore dell'operazione: 480 mila euro per l’acquisto e l’allestimento della nave; 88 mila per l’equipaggiamento e i rifornimenti della prima missione; altri 35mila euro l’acquisto dell’equipaggiamento specifico per i soccorsi; 25mila euro il noleggio delle imbarcazioni di supporto e ancora 72mila euro per la logistica. Sul sito www.mediterraneascue.org è attiva una raccolta fondi.

Scopo della missione è anche quello di sbloccare il black out informativo sulle rotte marine dei migranti. Da quando le Organizzazioni non governative sono state di fatto estromesse dalle operazioni di ricerca e soccorso, in sincronia con il progressivo arretramento dei dispositivi delle Marine militari europee, solo sporadicamente si apprende di sbarchi fantasma e di naufragi. Nonostante questo la contabilità dei lutti è la più alta di sempre: oltre 1.700 quest’anno, uno ogni cinque salpati secondo l’ultimo studio dell’Istituto per le politiche internazionali (ISPI).

«Abbiamo deciso di comprare una nave battente bandiera italiana ed attrezzarla perché possa svolgere un’azione di monitoraggio e di soccorso. Il nostro obbiettivo principale - spiegano dalla Missione Mediterranea - è il salvataggio in mare, nonché la messa in salvo in un porto sicuro, delle persone migranti che si trovano in condizioni di difficoltà nel Mediterraneo Centrale».

Nelle ambizioni dei promotori Mediterranea «è uno strumento a disposizione di chiunque voglia opporsi alla barbarie delle politiche migratorie europee». Di più: «Vogliamo ribaltare il discorso pubblico sulle migrazioni».

Se quella in mare è un’operazione di osservazione e soccorso, su terra si gioca una partita culturale e politica. All’iniziativa «si può aderire in qualsiasi momento, ognuno dei nostri sostenitori diventa automaticamente un promotore - spiegano dal cartello di associazioni promotrici -. L’idea di fondo è che Mediterranea non appartenga a nessuno, ma diventi uno strumento utilizzabile da chiunque condivida lo spirito ed il contenuto del progetto».

Salvini: «Andate dove volete, ma non in Italia»

Il vicepremier e ministro dell'Interno, Matteo Salvini, ha così commentato la notizia, in diretta Facebook: «No, no, no. Fate quello che volete, prendete il pedalò, la moto d'acqua, fate il parapendio. Io sono democratico. Andate dove volete, in Tunisia, Libia o Egitto, ma in Italia nisba. Potete raccogliere chi volete però in Italia non ci arrivate».