Attualità

Il caso. Maturità, perché il boom di “lodi” fotografa il paradosso italiano

Paolo Ferrario venerdì 23 luglio 2021

Due anni di didattica a distanza ci consegnano una scuola bifronte: molto buona con punte di eccellenza per quanto riguarda la Maturità, ancora scadente con sacche di inadeguatezza sempre più ampie, stando ai risultati delle ultime prove Invalsi. Il problema è che a svolgere l’Esame di Stato e le prove standardizzate sono i medesimi studenti e quindi sembra davvero paradossale questa grande differenza di risultati finali. E viene da chiedersi quale dei due fotografi realmente la situazione degli apprendimenti dei nostri ragazzi.

Dunque, dieci giorni dopo l’allarme lanciato dall’Istituto per la valutazione del sistema educativo di istruzione e formazione, che ha rivelato come 45mila studenti delle scuole superiori rischino di abbandonare gli studi, ieri il ministero dell’Istruzione ha reso noti i primi dati sugli esiti della Maturità 2021. A fronte del 96,2% dei frequentanti ammessi all’Esame, i diplomati finali sono stati il 99,8% di chi ha sostenuto la prova (soltanto orale per le restrizioni dovute alla pandemia), con un incremento rispetto al 99,5% dell’anno precedente. I diplomati con lode sono il 3,1% rispetto al 2,6% di un anno fa. Più di un diplomato su due prende un voto superiore a 80: il 52,9% degli studenti si colloca infatti nella fascia di valutazione 80-100, rispetto al 48,9% dell’anno scorso. I docenti hanno assegnato la lode a 15.353 maturati. Guardando al rapporto tra diplomati con lode e diplomati totali, la percentuale più alta si registra, così come lo scorso anno, in Puglia (5,9%). Seguono Umbria (4,8%), Marche (4,4%), Calabria (4,4%).
Proprio alcune di queste regioni, però, sono anche tra quelle che, secondo l’Invalsi, hanno registrato i picchi maggiori di dispersione implicita, quella cioè che misura la quota di studenti che termina la scuola superiore, conseguendo il diploma, raggiungendo però «competenze di base fortemente inadeguate». A livello nazionale, la dispersione implicita è stata quantificata nel 9,5%, in crescita rispetto al 7% del 2019. Sia in Italiano che in Matematica, la quota di studenti che non raggiunge risultati adeguati è in crescita del 9%, arrivando rispettivamente al 44% e al 51%.
Anche nella Puglia “primatista” dei 100 e lode, il 59% dei ragazzi non raggiunge nemmeno la soglia minima di competenze in Italiano e, per quanto riguarda la Matematica, si arriva al 69%. Lo stesso vale per le Marche, dove il 51% degli studenti che terminano le superiori si colloca sotto il livello minino di competenza in Matematica, mentre la Calabria, che si piazza ai piedi del podio dell’eccellenza alla Maturità, registra il 64% dei ragazzi con un livello di preparazione inadeguato in Italiano e il 70% in Matematica.
Chi ha ragione, allora? Sono troppo difficili le prove Invalsi o di “manica larga” i commissari della Maturità (che anche quest’anno, come lo scorso, erano tutti interni, a parte il presidente esterno)? Sta di fatto che, complice la pandemia, la “fotografia di classe 2021” del nostro sistema d’istruzione restituisce un’immagine di difficile interpretazione. Che, forse, il ritorno della scuola in presenza, riuscirà almeno in parte a chiarire. A patto di non pensare che tutto possa «ritornare come prima» e che la scuola italiana del post-pandemia possa ancora basarsi sulla triade “lezione frontale-compiti a casa-verifiche”. Un modello ormai superato che, però, secondo una recente indagine della Fondazione Agnelli, ha riguardato 9 studenti su 10 anche in questi due anni di didattica a distanza.