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Il Quirinale. Il grido di Mattarella: «Basta indignazione a intermittenza»

Arturo Celletti sabato 25 novembre 2023

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Frasi che fanno pensare. Che scuotono. Che interrogano. «Dietro ogni violenza sulle donne c'è il fallimento della società». «Non possiamo limitarci a una indignazione a intermittenza». «Una società umana non può accettare lo stillicidio di aggressioni». È un messaggio che assomiglia a un grido d'allarme, quello del capo dello Stato. «La Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne richiama tutti a un rinnovato, personale, impegno. Non soccorrono improvvisate analisi di psicologia sociale a giustificare la persistenza di una piaga che non si riesce a guarire nonostante gli sforzi. Abbiamo bisogno del lavoro delle Istituzioni, delle associazioni, del mondo produttivo, della scuola, della cultura, del contributo di ciascuno, per sradicare un fenomeno che tradisce il patto su cui si fonda la nostra stessa idea di comunità». Mattarella invita la società a fare uno scatto in avanti. A remare, insieme, con decisione, per un cambiamento che ancora non si vede. «Il numero di donne vittime di aggressioni e sopraffazioni è denuncia stessa dell'esistenza di un fenomeno non legato soltanto a situazioni anomale. Ad esso non possiamo limitarci a contrapporre indignazioni a intermittenza. Siamo lontani dal radicamento di quel profondo cambiamento culturale che la nostra Carta costituzionale indica». L'mnvito a un impegno collettivo è scandito con più immagini. Ma l'approdo è costruire un «percorso in cui le donne e gli uomini si incontrano per costruire insieme una umanità migliore, nella differenza e nella solidarietà, consapevoli che non può esserci amore senza rispetto, senza l'accettazione dell'altrui libertà. Una via in cui le donne conquistano l'eguaglianza perchè libere di crescere, libere di sapere, libere di essere libere, nello spirito della Convenzione di Istanbul, alla quale ha aderito l'Unione Europea, segno importante di una visione universale di autodeterminazione e dell'eguaglianza dei diritti delle donne e passaggio decisivo nel delineare il quadro degli interventi contro la violenza di genere».

Il mondo alza la voce. L'Italia alza la voce. L'Europa alza la voce. «Il primo diritto delle donne è quello di essere libere dalla violenza. E per questo dobbiamo varare la prima legge Ue per combattere la violenza contro le donne», scrive su X la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Parole nette e iniziative concrete. Bisogna attuare una «rivoluzione culturale che ha come principio il rispetto della vita e della volontà delle donne di autodeterminarsi», dice il ministro del Lavoro Marina Elvira Calderone in un video in cui annuncia l'assegno di inclusione per tutti i soggetti inseriti in percorsi di protezione dalla violenza di genere per un anno e mezzo, rinnovabile». E spiega: la norma, inserita nel decreto lavoro prevede dal primo gennaio 2024 che i soggetti interessati possano dunque ricevere aiuto per un anno e mezzo rinnovabile e sgravi contributivi per i datori che assumono. Si moltiplicano le iniziative. Si accavallano i messaggi. «Non servono solo buone leggi, ma una rivoluzione culturale che faccia considerare uguali tutti gli esseri umani». scive su X del ministro degli Esteri, Antonio Tajani. «...Questa ricorrenza rappresenta un monito alle istituzioni e alle coscienze di tutti a diffondere e sostenere tutti i giorni e in ogni sede la cultura del rispetto delle donne», dice il presidente della Camera dei deputati, Lorenzo Fontana. Poi ancora un segnale da Bruxelles «Non ci sono più scuse. È arrivato il momento di agire per dare un'adeguata protezione alle donne», dice la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola in un messaggio video dove ricorda Giulia Cecchettin, Ashling Murphy e le altre migliaia di vittime di femminicidi in tutto il mondo. Poi ancora le parole di Mattarella: «La pena e il dolore insanabili di famiglie e di comunità ferite sono lo strazio di tutti. Quando ci troviamo di fronte a una donna uccisa, alla vita spezzata di una giovane, a una persona umiliata verbalmente o nei gesti della vita di ogni giorno, in famiglia, nei luoghi di lavoro, a scuola, avvertiamo che dietro queste violenze c'è il fallimento di una società che non riesce a promuovere reali rapporti paritari tra donne e uomini».