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Anniversario. Mattarella ricorda Einaudi: capo dello Stato è tutore della Costituzione

Redazione Romana sabato 12 maggio 2018

Con un occhio al passato e con l'altro al futuro. Il capo dello Stato Sergio Mattarella a Dogliani, nelle Langhe cuneesi, rende omaggio a Luigi Einaudi, primo presidente eletto della Repubblica italiana, nel giorno in cui ricorre l'anniversario del discorso di insediamento al Quirinale, l'11 maggio 1948. Allo stesso tempo lancia un monito ai politici che si apprestano a formare il nuovo governo.

La visita del presidente Mattarella è cominciata al cimitero Schellino, alla tomba dello statista. Poi è arrivato al municipio di Dogliani , accolto dal sindaco Franco Paruzzo e dal Consiglio comunale, mentre fuori da Palazzo Civico molta gente e i bambini delle scuole con il tricolore lo hanno salutato. Il profilo di Luigi Einaudi è stato delineato dallo storico Massimo Salvadori.


Quello del presidente della Repubblica è un ruolo di «tutore dell'osservanza della legge fondamentale della Repubblica». Lo ricorda Mattarella citando a Dogliani Luigi Einaudi nel 70esimo anniversario del suo insediamento al Quirinale.
«Cercando sempre leale sintonia con il governo e il Parlamento, Luigi Einaudi si servì in pieno delle prerogative attribuite al suo ufficio ogni volta che lo ritenne necessario». È un passaggio dell'intervento del presidente della Repubblica a Dogliani.

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Fu il caso illuminante del potere di nomina del presidente del Consiglio dei ministri, dopo le elezioni del 1953 per la quale non ritenne di avvalersi delle indicazioni espresse dal principale gruppo parlamentare, quello della Dc», aggiunge. Era «tale l'importanza che Einaudi attribuiva al tema della scelta dei ministri, dal volerne fare oggetto di una nota, nel 1954, in occasione dell'incontro con i presidenti dei gruppi parlamentari della Dc, dopo le dimissioni del governo Pella», precisa Mattarella. «È, scrisse nella nota, dovere del presidente evitare si pongano precedenti grazie ai quali accada che egli non trasmetta al suo successore, immuni da ogni incrinatura, le facoltà che la Carta gli attribuisce».

«Solo una società libera e robusti contropoteri avrebbero impedito abusi»: questa, secondo Mattarella, fu una delle «convinzioni più profonde» dello studioso Einaudi che, «sin dal suo messaggio alle Camere riunite in occasione del giuramento ricordò il ruolo di 'tutore' dell'osservanza della legge fondamentale della Repubblica».
«Einaudi rinviò due leggi approvate dal Parlamento, perché comportavano aumenti di spesa senza copertura finanziaria, in violazione dell'art.81 della Costituzione», conclude Mattarella, sottolineando come la presidenza di Luigi Einaudi fu «tutt'altro che "notarile", come dimostrò anche la vicenda del diritto di nomina dei cinque giudici di spettanza del presidente, secondo il disposto dell'art. 135 della Costituzione».