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Xenofobia. Raid punitivi a Marsala per odio razziale, tre arrestati

I.Sol. giovedì 1 ottobre 2020

Un fermo immagine, tratto dal video distribuito dalla Polizia di Stato l'1 ottobre 2020, relativo ai raid razziali messi in atto a Marsala

Pugni, calci e ginocchiate. Ma anche colpi sferrati con sedie in legno, tavolini, bottiglie di vetro e oggetti vari. È così che il branco, "senza alcun timore sulle possibili conseguenze penali e accecato da una rabbia bestiale, immotivata" come sottolineano gli investigatori, si scagliava "con veemenza e ferocia" contro persone immigrate che venivano loro a tiro.

Le indagini, condotte dal commissariato di Marsala (Trapani), hanno portato all'arresto di tre persone colpevoli di aver organizzato durante l'estate, e in particolare nei weekend, dei "veri e propri raid punitivi" nei confronti di persone di colore inermi. Botte accompagnate da minacce, insulti e dall'ordine di allontanarsi da Marsala: "Siete africani di m. Non dovete più parlare perché siete di colore; noi vi ammazziamo. Qui non avete il diritto di stare".

Gli investigatori hanno verificato come il "gruppo criminale si muovesse come una sorta di commando che, avvalendosi anche della forza intimidatrice determinata dal cospicuo numero di aderenti, molti dei quali ormai ampiamente noti come persone violente, agiva come una vera e propria squadra punitiva contro chiunque si fosse opposto ai loro commenti, frasi denigratorie o alla loro volontà. Il tutto aggravato dalle ripugnanti e odiose frasi dall'evidente sfondo razziale proferite nei confronti degli immigrati presi di mira".

Stando a quanto riportato dagli investigatori, in un'occasione il branco si è scagliato anche contro il titolare di un esercizio commerciale la cui colpa era stata quella di tentare di sottrarre il malcapitato dalla "cieca violenza" del gruppo. Mentre in altri episodi si registrava anche la biasimevole condotta degli astanti che, anziché prestare ausilio al malcapitato oggetto della violenta aggressione, assistevano impassibili all'azione criminosa o, addirittura, incitavano gli aguzzini e, in particolare uno degli arrestati, S. C., 18 anni, a colpire ancora di più, gridando "Picchialo, picchialo".

Inoltre, nessuno nei giorni successivi agli eventi criminosi si presentava presso il commissariato di Marsala per rendere dichiarazioni che potessero risultare utili alla ricostruzione dei fatti ed all'individuazione dei responsabili dell'accaduto, verosimilmente temendo possibili ritorsioni dai soggetti facenti parte del 'branco', alcuni dei quali, tra cui appunto i tre odierni arrestati, appartenenti anche al gruppo dei tifosi ultras del Marsala Calcio (Street Boys/Nucleo Ribelle), già ripetutamente evidenziatisi in quanto responsabili di reati da stadio e, per tali ragioni, sottoposti a Daspo.

A condurre l'indagine gli agenti del commissariato di Marsala, coadiuvati dalla Digos di Trapani e del Reparto prevenzione crimine Sicilia Occidentale di Palermo, che hanno dato esecuzione all'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip su richiesta della locale procura della Repubblica, a carico di S. C., 18 anni, soprannominato 'Spara spara', A. L., di 24, e N. L. di 36. I tre italiani, di Marsala, sono ritenuti responsabili a vario titolo dei reati di violenza privata, minaccia, lesioni personali, aggravati dall'avere commesso il fatto in condizioni temporali e locali tali da ostacolare la difesa delle parti offese, con l'uso di corpi contundenti, dall'avere agito con efferatezza e spietatezza e per finalità di discriminazione o di odio etnico razziale.
Durante le indagini, decisive si sono rivelate le immagini dei sistemi di video sorveglianza cittadina la cui acquisizione e visione ha consentito di estrapolare riprese e fotogrammi rivelatisi fondamentali per individuare gli odierni arrestati e gli altri soggetti indagati, nonché per testimoniare la violenza e la ferocia con cui il gruppo di aguzzini si scagliava contro i soggetti extracomunitari.

Dopo le formalità di rito gli arrestati sono stati condotti presso la casa circondariale di Trapani a disposizione dell'autorità giudiziaria.

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