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Il giorno dopo le dimissioni. Roma, si pensa già al dopo Marino

venerdì 9 ottobre 2015
Il sindaco dimissionario di Roma Ignazio Marino è arrivato in Campidoglio, protetto da un severo dispositivo di sicurezza e accerchiato dai giornalisti. È entrato a Palazzo senatorio dall'ingresso secondario, per poi spostarsi nella Sala Rossa, dalla parte opposta di Piazza del Campidoglio, per presiedere delle nozze previste da tempo, nonostante l'eccezionalità della giornata.Marino firmato l'assegno di circa 20 mila euro, come aveva annunciato, per pagare le spese effettuate con la carta di credito del Campidoglio. Lo ha riferito l'assessore capitolino alla legalità, Alfonso Sabella, al termine di un incontro con il sindaco di Roma dimissionario, Ignazio Marino. "Il sindaco ha abbastanza intelligenza per capire che in venti giorni non cambiano le condizioni politiche che hanno reso non proseguibile la sua esperienza amministrativa", ha aggiunto il magistrato, che non crede che il primo cittadino possa revocare le sue dimissioni nei venti giorni di tempo che la legge gli attribuisce.La successione. Ora si guarda ai nomi da spendere per una sfida che si preannuncia senz'altro dura, durissima, per il centrosinistra. Girano già le prime ipotesi, ma di fatto nessuno è ancora in pista. Si muovono il centrodestra, la destra che ha un nome forte da spendere, quello di Giorgia Meloni, e i 5 stelle, che tra poco più di un mese chiuderanno il programma grillino per la città selezionando 5 priorità con la cittadinanza.Il nome di Sabella è uno di quelli indicati per il commissario. "Non so, non ho mai fatto politica in vita mia", si  è schermito assicurando: "non ho mai visto Renzi in vita mia". Quanto l'assessore stamattina, prima dell'incontro con Marino in Campidoglio. "Non mi sono posto il problema, nessuno mi ha chiesto di farlo e sono pressochè certo che nessuno mi chiederà di farlo", ha affermato il magistrato. E se glielo chiedessero? "Dovrei pensarci a lungo perché qua è un'impresa: è quasi una 'mission impossible' riuscire a mettere ordine nella macchina amministrativa capitolina, che è la prima cosa che va fatta perchè il lavoro fatto finora è solo una goccia nel mare, ed è pure tanto"L'articolo 141 del Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali disciplina tutti i possibili casi di "scioglimento e sospensione dei consigli comunali e provinciali":  dopo le dimissioni, il sindaco ha 20 giorni di tempo per revocarle: in questo lasso di tempo, sindaco, giunta e consiglio potrà esercitare solo poteri di ordinaria amministrazione. Al ventunesimo giorno, scatta la procedura di scioglimento del consiglio e di nomina, da parte del prefetto, di un commissario destinato a concentrare su di sè - con l'aiuto di alcuni subcommissari - le funzioni di sindaco, consiglio e giunta.