Attualità

I conti e il deficit. Meloni cerca 20 miliardi, la partita con la Ue

Marco Iasevoli e redazione romana mercoledì 6 settembre 2023

Redditi bassi e famiglie povere le priorità di Meloni

Dopo aver alimentato le aspettative, ora da Palazzo Chigi provano a “normalizzare” il vertice di maggioranza sulla manovra previsto oggi pomeriggio. Un appuntamento che si vorrebbe riportare ad una «routine politica», allontanando l’idea che il momento delle scelte sia già arrivato. E in effetti è vero. Le scelte sono ancora lontane. Si possono indicare priorità: cuneo fiscale, natalità, correzione - già definita - della norma sugli extraprofitti delle banche, nuovo taglio del superbonus ma con proroga per i condomini. Si può disegnare la cornice politica ed economica. Si può ripetere il discorso di senso già fatto da Giorgetti e Meloni, ovvero la richiesta di un atteggiamento «responsabile» e che non guardi alle prossime elezioni Europee. Difficile, se non impossibile, andare oltre. Anche perché, tra i vari tasselli che vanno ancora messi al loro posto, ne manca ancora uno decisivo. La decisione di agire o meno sul deficit. Di stare al 3,7% programmato nel 2024. O negoziare con l’Ue qualche decimale in più: ne basterebbero 3 per ricavare tra i 5 e i 6 miliardi. E considerando che al momento la manovra da 30 miliardi è “scoperta” almeno per la metà, sarebbe una deroga rilevante. Meloni e Von der Leyen potrebbero iniziare a parlarne già al G20 del fine settimana, ma evitando proclami e arroccamenti. E, da parte di Roma, evitando di accusare Bruxelles per le fatiche nella composizione della legge di bilancio. Un negoziato da portare avanti sottotraccia, parallelamente a quello che sta conducendo il ministro Fitto sulla quarta rata del Pnrr. Ma dopo giorni in cui si escludeva in modo categorico che Roma avrebbe messo in discussione l’obiettivo del 3,7%, si inizia ad ammettere che una boccata d’ossigeno europea servirebbe. Ciò detto, l’obiettivo principale della premier è limitare preventivamente la lista della spesa dei partiti di maggioranza. Salvini è sulla stessa linea e oggi avverte: «Saremo unanimi, concordi, seri e concreti. Abbiamo davanti quattro anni abbondanti e porteremo avanti gli impegni presi. L'obiettivo comune è mettere i soldi che ci sono, pochi o tanti lo vedremo, per l'aumento di stipendi e pensioni», dice il vicepremier rimarcando la conferma del «taglio del cuneo fiscale in totale sintonia con Giorgia e tutta la maggioranza: non ci sarà alcuna sbavatura». Detto questo il ruolo più responsabile dovrà giocarlo proprio Fdi. Non è un caso che ieri sera, quindi alla vigilia del vertice di maggioranza, la premier abbia voluto cenare con ministri e parlamentari del suo partito a Palazzo Brancaccio. Sarà il partito di maggioranza relativa a fare i sacrifici più rilevanti e a portare sulle spalle il peso di una manovra che non farà felici diverse tra le categorie di riferimento. Ma c’è da stare sulle priorità. E alcune uscite economiche dovranno arrivare anche prima della manovra. Occorre confermare a fine mese i sostegni alle famiglie per il caro bollette, la decisione è presa anche alla luce degli ultimi rincari. E si ritiene, nello stesso provvedimento, di non poter più indugiare su un bonus benzina per tutelare gli automobilisti dalla corsa dei prezzi dei carburanti, anche alla luce dei tagli internazionali dell’offerta che sembra mirare a mettere in difficoltà le economie europee. Sulle bollette, l’idea è quella di un contributo per il riscaldamento senza limiti di reddito. Ma bisogna fare di conto. Così come bisogna definire con precisione la platea del possibile voucher per i carburanti, che comunque non sarà universale. Tornando alla manovra, anche se si agisse sul deficit resterebbero da recuperare ancora molte risorse per chiudere il cerchio. Per cui non si escludono altri interventi sugli extraprofitti di comparti produttivi che hanno avuto risultati molto alti nell’era della pandemia e della crisi energetica. Ma non sarà stasera il momento in cui si metteranno le misure nere su bianco. Al massimo, stasera la premier raccoglierà gli elementi per capire se davvero Fi e Lega sono pronti a seguirla sulla strada stretta di una manovra «senza voli pindarici».