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Manovra. Ancora stallo all'incontro Conte-Juncker. Di Maio: calo del Pil colpa del Pd

Redazione Romana sabato 1 dicembre 2018

Da sinistra: Tria, Conte, Di Maio, Salvini

Sulla manovra italiana incontro interlocutorio tra il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker e il premier Giuseppe Conte. Juncker e Conte si sono visti a Buenos Aires - a margine del G20 - per parlare della manovra italiana. All'incontro hanno partecipato anche il ministro dell'Economia Giovanni Tria e il commissario europeo per gli Affari economici Pierre Moscovici. Conte mostra ottimismo, anche se per ora non emergono novità. «Il punto di incontro concreto c'è, nella misura in cui io sono il garante dei cittadini, del patto politico e sociale» che prevede «l'attuazione di riforme che servono ad assicurare crescita e coesione sociale e garantire equità. Detto questo - afferma - credo che bisogna lavorare su tutto il resto. Chiarito che non rinunciamo alla prospettiva delle riforme, e dall'altra parte anche l'Ue è entrata nell'ottica che c'è una prospettiva riformatrice da realizzare», la trattativa secondo Conte va nella stessa direzione.

Il presidente ha ammesso che nell'incontro con Juncker «non si è parlato di Pil», alla luce dei nuovi dati Istat che parlano di una decrescita dell'0,1% per la prima volta dopo quattordici trimestri. «Con Juncker non abbiamo parlato di numeri finali, si è trattato di un incontro molto costruttivo, stiamo valutando vari scenari», rassicura il premier al termine del bilaterale con il presidente della Commissione europea, spiegando che «l'obiettivo è evitare la procedura di infrazione, si tratta di un interesse dell'Italia ma anche dell'Europa». Gli interlocutori europei - assicura Conte - «condividono però del tutto la prospettiva italiana di assecondare una crescita che non c'è stata e una politica sociale efficiente». E conclude: «Ogni volta che ci si siede ad un tavolo negoziale e, alla fine, ci si dà la mano e ci si guarda negli occhi, si è fatto un passo avanti». Poi assicura che «con i vicepremier c'è piena sintonia politica, economica e tecnica. In queste ore ci siamo messaggiati». Slitta comunque l'approdo in aula della legge di Bilancio, con gli emendamenti del governo attesi oggi e l'esame in Parlamento non prima della metà della prossima settimana.

Per il vicpremer Di Maio la flessione del Pil è colpa del Pd. «È logico che l'economia si fermi se l'ultimo governo del Pd ha fatto una manovra insipida che non aveva alcun investimento». Per il vicepremier Luigi Di Maio il Pd ha investito «poche centinaia di milioni di euro mentre noi - spiega - mettiamo 37 miliardi. I soldi ci sono per far ripartire l'economia ma bisogna mettersi in testa che è proprio perché in questi anni si continuava a tagliare dai servizi essenziali, la sanità, il welfare, il motivo per cui la gente si è impoverita. Gli imprenditori - dice ancora Di Maio - hanno avuto sempre più incertezze, si è bloccato l'export a causa di una guerra dei dazi tra Cina e Usa. Oggi l'unico modo per far ripartire l'economia - afferma - è far ripartire il potere d'acquisto degli italiani». E dunque nella trattativa con Bruxelles sulla manovra, «se non si chiede al governo di tradire gli italiani, possiamo portare avanti tutti i punti di caduta e compromessi che vogliamo». Di Maio è certo che il reddito di cittadinanza «come è partito così arriva». Il ministro del lavoro puntualizza poi che «la spesa più grande che facciamo in legge di Bilancio non è per il reddito di Cittadinanza o per quota cento, ma è per bloccare l'aumento dell'Iva che il governo precedente aveva già programmato». Per questo sono stati stanziati 12 miliardi a fronte dei 6,5 miliardi per le pensioni a quota cento e i 7 miliardi per il Reddito di Cittadinanza.

Sul calo del Pil gli replica l'ex premier Matteo Renzi su Facebook: «Dovevano abolire la povertà, ci hanno portato in recessione». Le accuse del Pd vengono respinte al mittente anche Carlo Calenda: l'ex ministro dello Sviluppo risponde che «si è creato un clima estremamente spaventato, le aziende si sono fermate, gli investimenti non ci sono, le prospettive sulla produzione industriale calano, e la manovra accelera tutto questo processo» Secondo Calenda, la manovra è sbagliata «perché non ha investimenti, che sono solo il 17% dell'importo totale. Il resto sono provvedimenti assistenziali, che non porteranno a una crescita duratura del Paese».

Dello stesso avviso anche il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia: «I posti di lavoro non si creano con l'assistenza, si creano abbassando il cuneo fiscale e facendo una grande piano di inclusione per i giovani e il Paese a partire dal Mezzogiorno». Il rischio invece è che «potremmo ritornare alla crisi. I dati ci dicono che ci stiamo avviando ad una fase di decrescita che tutto è tranne che felice».

Preoccupazione sulla riforma pensionistica arriva dalla Cisl. Rispetto alla pensione di vecchiaia, l'anticipo pensionistico con la "quota 100" determina una perdita pensionistica lorda che va da un minimo del 17,8% per chi ha 42 anni di contribuzione a un massimo del 25,4% per chi ha 38 anni di contribuzione. Per la Cisl «quota 100 è una risposta positiva alla richiesta di flessibilità, solo per chi ha carriere lavorative continue. Per gli altri, la strada non può che essere il ritorno a una flessibilità modello 1995». Per la Cisl inoltre «è difficile valutare il costo di Quota 100» perché non sono ancora chiare le condizioni e il divieto del cumulo retribuzione/pensione".