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Manduria. Restano in carcere tutti i baby bulli: «Le famiglie incapaci di educarli»

Redazione Interni venerdì 3 maggio 2019

Un fermo immagine tratto da un video della polizia mostra un momento dell'operazione che ha permesso di eseguire provvedimenti di fermo nei confronti di otto persone, di cui sei minori, della cosiddetta "Comitiva degli Orfanelli", considerata responsabile del pestaggio di Antonio Cosimo Stano, il 66enne deceduto il 23 aprile scorso dopo essere stato picchiato e bullizzato da una baby gang a Manduria

Le famiglie «hanno dato prova di incapacità a controllare ed educare i due giovani». Per questo il gip del Tribunale di Taranto ha deciso che i due maggiorenni coinvolti nell'indagine sulle violenze compiute ai danni di Antonio Stano, il 66enne di Manduria morto il 23 aprile, dovranno restare in carcere, condividendo appieno il gravissimo quadro accusatorio della Procura (anche in relazione al reato di tortura) e confermando la decisione adottata dal gip minorile, che ha mandato in carcere anche i sei minorenni corresponsabili dei fatti. I giovani sono indagati anche per omicidio preterintenzionale. Sarà l'esito degli esami autoptici a stabilire una eventuale connessione tra la morte e le lesioni riportate da Stano durante le aggressioni del branco degli “Orfanelli” come si definivano in una chat di WhatsApp. Oltre agli otto fermati ci sono altri sei indagati a piede libero.

Terribili i passaggi dell'ordinanza di custodia cautelare con cui viene descritta la persecuzione dell'anziano: «Stano è stato fatto oggetto di un trattamento inumano e degradante, braccato dai suoi aguzzini, terrorizzato, dileggiato, insultato anche con sputi, spinto in uno stato di confusione e disorientamento, costretto ad invocare aiuto per la paura e l'esasperazione di fronte ai continui attacchi subiti e, di più, ripreso con dei filmati (poi diffusi in rete nelle chat telefoniche) in tali umilianti condizioni», scrive il gip, parlando della «notevole inclinazione alla consumazione di reati, totale inaffidabilità e completa assenza di freni inibitori» dimostrata dai ragazzi.

I giovani, hanno spiegato i loro difensori, si sono detti «dispiaciuti» delle atrocità commesse più volte e persino filmate. Ma intanto è emerso un quadro inquietante: di quelle aggressioni filmate sapevano in molti, anche la fidanzata 16enne di uno dei ragazzi, i genitori e la professoressa di un altro componente del gruppo e lo zio di un terzo ragazzo.

Agli atti dell'inchiesta c'è anche la testimonianza della fidanzata sedicenne di uno degli indagati che il 12 aprile scorso (dopo che l'anziano era stato ricoverato e la polizia aveva avviato una indagine) si è presentata spontaneamente al commissariato di Manduria, sostenendo di essere a conoscenza di alcuni fatti che potevano risultare rilevanti ai fini delle indagini. Alla presenza della madre ha affermato di essere in possesso di due filmati in cui si vede Stano picchiato e vessato da un giovane. Il 17 aprile la ragazza è stata convocata nuovamente dai poliziotti, che le hanno fatto visionare altri filmati. Ha così riconosciuto tra i giovani ripresi il suo fidanzato e altri tre conoscenti. La 16enne ha riferito inoltre che lo zio di uno degli aggressori stava cercando di contattare gli altri componenti della baby gang intimando loro di non fare il nome del nipote alla Polizia e ha precisato che un altro minore avrebbe fatto vedere uno dei video delle aggressioni a una sua professoressa, senza specificarne il nome. La docente è stata poi identificata e ha confermato di aver visionato due filmati e di aver avvisato dell'accaduto la madre dello studente «che le riferiva di essere già a conoscenza dei fatti e che, per gli stessi, il marito aveva messo in punizione il figlio», e aveva allertato la collega coordinatrice per «coinvolgere i Servizi sociali competenti».