Attualità

L'inchiesta Mafia Capitale. Il calcolo delle tangenti sui nuovi arrivi

Vincenzo R. Spagnolo giovedì 4 giugno 2015
«Un ramificato sistema corruttivo». Così nell’ordinanza di custodia relativa alla nuova tornata d’arresti il Gip del tribunale di Roma Flavia Costantini definisce la rete di presunti intrallazzi, scambi di favori, accordi e mazzette finalizzati «a favorire un cartello d’imprese, interessato alla gestione dei centri di accoglienza e ai consistenti finanziamenti pubblici connessi ai flussi migratori». Un affare lucroso che già nella prima ordinanza di custodia a dicembre uno degli arrestati, Salvatore Buzzi, aveva definito così: «Tu c’hai idea quanto ce guadagno sugli immigrati? Il traffico di droga rende meno... Noi quest’anno abbiamo chiuso... con quaranta milioni di fatturato, ma tutti i soldi… gli utili li abbiamo fatti sui zingari, sull’emergenza alloggiativa e sugli immigrati, tutti gli altri settori finiscono a zero». Ora, nel nuovo filone di indagine (chiuso con 44 arresti e 21 indagati in base alle accuse, a vario titolo, di associazione per delinquere di stampo mafioso, corruzione, turbativa d'asta, false fatturazioni), risulta ancora coinvolto Luca Odevaine, già fermato a dicembre nella prima tranche dell’inchiesta “Mondo di mezzo”. Secondo i magistrati e i Carabinieri del Ros, l’ex vice capo di gabinetto del sindaco Veltroni ed ex membro del Tavolo di coordinamento nazionale per i rifugiati e richiedenti asilo, avrebbe orientato “l'assegnazione dei flussi di immigrati”, favorendo tanto il gruppo di indagati facente capo a Massimo Carminati e collegato a Salvatore Buzzi, già presidente della cooperativa «29 giugno» (fondata negli anni Ottanta da ex detenuti di Rebibbia e aderente a Legacoopsociale, che in seguito all’inchiesta di dicembre aveva già espulso Buzzi e altri tre indagati). Ma secondo gli inquirenti, Odevaine avrebbe anche «instaurato rapporti di natura corruttiva con esponenti del gruppo imprenditoriale La Cascina, mettendo a disposizione di tale gruppo il suo ruolo istituzionale di appartenente al Tavolo di Coordinamento Nazionale sull'accoglienza per i richiedenti e titolari di protezione internazionale, nonché il suo ruolo di componente delle tre commissioni di gara per l'aggiudicazione dei servizi di gestione del Cara di Mineo», ricevendo in cambio «la promessa di una retribuzione fissa mensile determinata in una prima fase in 10.000 euro ed elevata a 20.000 dopo l'aggiudicazione della gara del 7 aprile 2014». E nell’operazione odierna sono finiti in manette i dirigenti della cooperativa in questione Domenico Cammissa, Salvatore Menolascina, Carmelo Parabita (ai domiciliari) e Francesco Ferrara (in carcere). Il «calcolo» delle tangenti sui migranti: «Se me dai cento persone, facciamo un euro a persona». Nell’ordinanza di custodia cautelare sono riportate diverse intercettazioni in cui si ragiona su quale debba essere la percentuale da corrispondere, non solo per l’aiuto ottenuto per la gara relativa al Cara di Mineo ma anche per quanto Odevaine potrebbe fare per i centri per migranti a Roma e San Giuliano di Puglia. Dai dialoghi si evincerebbe quello che il Gip di Roma definisce il «criterio di calcolo delle tangenti», illustrato da Odevaine a un altro indagato, Cammisa: «Allora altre cose in giro per l'Italia... possiamo pure quantificare, guarda… se me dai cento persone facciamo un euro a persona… Metto 200 persone a Roma, 200 a Messina...50 là...e...le quantifichiamo, poi». Frasi che, scrive il gip, «arrivano a prospettare un vero e proprio tariffario per migrante ospitato».In un altro passaggio del provvedimento, sono riportate affermazioni di Buzzi sull'aggiudicazione di una gara per la gestione di «1.005 posti per un controvalore annuo di 12 milioni di euro», indetta dalla prefettura di Roma. «E l'uomo campa ... male ma campa», è il commento soddisfatto di Buzzi. «La mucca deve mangiare per essere munta» La rete di favori sarebbe stata sostenuta da un cospicuo giro di mazzette. Era la regola d’oro di Buzzi, che la ripeteva spesso nei dialoghi registrati dagli inquirenti: «La mucca deve mangiare» per essere «munta», spiegava in una telefonata intercettata con Franco Figurelli, componente della segreteria dell’ex presidente del Consiglio comunale di Roma Mirko Coratti (Pd), anche loro finiti agli arresti. «Ahò, ma scusa, la sai la metafora? La mucca deve mangiare», ripeteva Buzzi, che secondo i carabinieri del Ros avrebbe anche fatto assumere in una delle cooperative una ragazza segnalata da Coratti, comunicando l'arrivo della giovane al presunto 'ndranghetista Rocco Rotolo, inserito a sua volta nel giro delle coop. Anche nel nuovo provvedimento vengono ipotizzati legami con le cosche calabresi: «Ma de noi c'hanno paura, perché io oggi c'avemo la 'ndrangheta qua», afferma ancora Buzzi. In un altro passaggio del provvedimento, parlando con l'ex Nar Massimo Carminati, arrestato a dicembre, sostiene che i «consiglieri devono stare ai nostri ordini». «Ma perché dovrei stare agli ordini tuoi? Te pago!» è la replica di Carminati dall'altro capo della cornetta, che però non disdegnava di evocare altri metodi più rudi per gli eventuali inadempienti: «Non rispetti gli accordi? Ma tu lo sai chi sono io? Ti ricordi da dove vengo?», affermava alludendo ai propri trascorsi nel mondo dell'eversione armata.