Attualità

Migranti. Caso Gregoretti, degli sbarcati da quella nave si sono perse le tracce

Antonio Maria Mira domenica 4 ottobre 2020

La nave Gregoretti della Guardia costiera

«Problema risolto: cinque Paesi europei Germania, Portogallo, Francia, Lussemburgo e Irlanda - più alcune strutture dei vescovi, si faranno carico degli immigrati di questa nave». Così il 31 luglio 2019 Matteo Salvini sui social annuncia trionfante l’autorizzazione allo sbarco degli immigrati della Gregoretti. Si viene a sapere che cinquanta di loro, in base a un accordo con la Cei, saranno accolti nella struttura del Mondo Migliore di Rocca di Papa, gestita dalla cooperativa sociale Auxilium. Era già successo precedentemente con una settantina degli immigrati della Diciotti. «Ma da noi non è arrivato mai nessuno», ci rivela il fondatore della Auxilium, Angelo Chiorazzo.

Lo abbiamo chiamato per raccogliere qualche storia, per capire cosa abbiano fatto nei mesi successivi, dove gli immigrati sono poi andati e se sono rimasti in contatto. E abbiamo scoperto che al Mondo Migliore non li hanno mai visti, che quell’annuncio di Salvini era rimasto solo un annuncio. «Avevamo preparato tutto per accoglierli assieme alla Caritas. Erano pronte anche le borse con tutto l’occorrente. Ogni giorno chiamavamo il ministero dell’Interno e ci dicevano 'arrivano domani'. Poi non si sono fatti più sentire», ricorda ancora Chiorazzo.

Eppure dalla Cei era arrivata la massima disponibilità. Anche economica. «La Conferenza Episcopale Italiana, tramite Caritas Italiana, si è impegnata con proprie risorse professionali ed economiche a corrispondere a una richiesta del ministero dell’Interno alla Chiesa Italiana di farsi carico dell’ospitalità, dell’accoglienza e dell’assistenza - anche legale - di queste persone», si leggeva in una nota dello stesso 31 luglio. «Venimmo chiamati dal ministero dell’Interno - ricorda Oliviero Forti, responsabile Immigrazione di Caritas Italiana - per firmare urgentemente un accordo per accogliere gli immigrati della Gregoretti, così come avevamo già fatto per la Diciotti», conferma anche lui, aggiungendo che «al Viminale avevano molta fretta. Noi rispondemmo che eravamo disponibili. Così ci mandarono una proposta di accordo». In tempi rapidissimi si arrivò così alla firma di un protocollo tra il ministero e la Cei. «Scegliemmo di accoglierli a Rocca di Papa, che aveva già realizzato accoglienze analoghe», ricorda ancora Forti. A questo punto arriva l’annuncio trionfante, «problema risolto», di Matteo Salvini.

«Ma al Mondo Migliore - conferma ulteriormente Forti - non è arrivato mai nessuno degli immigrati della Gregoretti». Mentre da Auxilium ci ricordano come successivamente nella struttura sono stati accolti altri immigrati sia arrivati coi barconi che coi corridoi umanitari. Invece quelli della Gregoretti no. Sicuramente una parte dei 131 sono rimasti per mesi nell’hotspot di Pozzallo, in condizioni decisamente peggiori della struttura di Rocca di Papa, senza assistenza legale che con l’accordo tra Viminale e Cei, sarebbe stata assicurata. Fondamentale per poter ottenere il permesso di soggiorno, soprattutto dopo le gravi modifiche dei cosiddetti 'decreti sicurezza'. Oltretutto, come era stato per gli immigrati della Diciotti, l’iniziativa Cei-Caritas prevedeva il coinvolgimento nell’accoglienza di diocesi e parrocchie, con progetti di vera inclusione. Niente di tutto questo è stato realizzato. Gli immigrati della Gregoretti sono stati dimenticati, nella 'migliore' delle ipotesi a Pozzallo, ma è molto probabile che molti altri siano finiti tra gli 'invisibili', senza un tetto e senza diritti. Forse testimoni scomodi di quei giorni a bordo della Gregoretti.

A quanto risulta ad Avvenire neanche il Viminale avrebbe le idee chiare. Alcune settimane fa, a un anno dall’annunciato arrivo a Rocca di Papa poi mai concretizzato, dal ministero avrebbero chiamato per sapere come andava con gli immigrati della Gregoretti, sentendosi rispondere che non erano mai arrivati. Ma il ministero non sa ciò che fa o non fa?