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M5s. Grillo a Conte: sentenze si rispettano. Ritorno a Rousseau e un nuovo iter

Luca Mazza mercoledì 9 febbraio 2022

Beppe Grillo, a destra, con Giuseppe Conte

Mai come stavolta è determinato a decidere in prima persona il prossimo passo. Basta deleghe, niente entrate a gamba tesa, astenersi da suggerimenti non richiesti e, soprattutto, una regola che tutti sono tenuti a rispettare: il silenzio. Beppe Grillo torna a prendere in mano il suo "giocattolo" per provare a evitarne la distruzione. Più che una libera scelta, è un’assunzione di responsabilità obbligata in seguito all’ordinanza del Tribunale di Napoli, che ha congelato il nuovo statuto e – di fatto – ha cancellato l’era del Movimento 5 stelle a guida Giuseppe Conte.

Il garante interviene dopo l’uscita a caldo dell’ex premier, che aveva annunciato come risposta alla sua sospensione l’arrivo di «un bagno di democrazia», ovvero una nuova votazione sulle modifiche allo statuto. L’accelerazione a Grillo non è piaciuta. A seguito della decisione dei giudici, scrive il garante sui social, «ha acquisito reviviscenza lo statuto approvato il 10 febbraio 2021». La direzione da seguire viene indicata con poche parole: «Le sentenze si rispettano. La situazione, non possiamo negarlo, è molto complicata. In questo momento non si possono prendere decisioni avventate». In una fase tanto delicata, l’indicazione è quella di mantenere le bocche cucite: «Promuoverò un momento di confronto anche con Giuseppe Conte. Nel frattempo invito tutti a rimanere in silenzio e a non assumere iniziative azzardate prima che ci sia condivisione sulla strada da seguire». L’invito non cade nel vuoto, con Conte che annulla la partecipazione prevista al salotto tv di "Porta a Porta".

In contatto continuo con i suoi legali, tra cui il nipote Enrico Grillo, il leader genovese sembra sempre più orientato ad optare per la soluzione che fa tornare indietro le lancette del M5s di quasi un anno. «Qualsiasi altra mossa rischia di esporci a nuovi ricorsi – confidano fonti interne –. E non possiamo permetterci di perseverare nell’errore». Il percorso più probabile, allora, prevede che Grillo indica prima una votazione per eleggere i 3 membri del Comitato di garanzia (da una rosa di almeno 6 nomi) per approvare il regolamento che porti alla scelta dei 5 componenti del Consiglio direttivo. Un passo, quest’ultimo, per il quale sarà necessario un secondo voto degli iscritti. Solo al termine di questi due passaggi, dunque, si potrà procedere eventualmente con una modifica dello statuto per prevedere la figura del presidente, cioè la carica ricoperta da Conte fino a 48 ore fa. In pratica, si tratterebbe di seguire pedissequamente la strada indicata da Lorenzo Borrè, l’avvocato degli attivisti che hanno presentato il ricorso.

Uno dei nodi cruciali da sciogliere è su quale piattaforma indire le votazioni. Se si scegliesse il nuovo portale SkyVote non si eliminerebbe il rischio di altre azioni giudiziarie. Ecco perché, in queste ore, la via più percorribile per ricostruire la struttura del M5s porta a un clamoroso ritorno a Rousseau, riallacciando un rapporto con Davide Casaleggio con cui lo scorso giugno si consumò una rottura fragorosa. Altro aspetto tecnico non trascurabile è quello che prevede, nel caso in cui si optasse per Rousseau, il trasferimento alla vecchia piattaforma dei dati dei nuovi iscritti. È una delle tante grane da risolvere a stretto giro. «Non possiamo aspettare i tempi della magistratura e trascorrere settimane con un Movimento con i vertici azzerati», confidano fonti pentastellate.

Se Luigi Di Maio resta fermo e segue la vicenda quasi da spettatore, l’avvocato Conte trascorre invece la giornata a studiare le carte assieme al suo staff. «L’ordinanza del Tribunale è una mera sospensione, siamo in attesa della definizione del giudizio, poi leggeremo la sentenza», sostiene l’avvocato Francesco Astone, che segue il caso per l’ex premier e continua a dirsi «assolutamente fiducioso».
Complice un clima surreale tra angoscia e attesa, l’assemblea dei deputati del pomeriggio con all’ordine del giorno generiche "riflessioni politiche" scorre via tra pochi interventi e tanta incertezza sul futuro.