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Venti di guerra. Di Maio alla Camera duro sulla crisi ucraina, Mosca lo attacca

Roberta d’Angelo giovedì 24 febbraio 2022

Il ministro degli Esteri Luigi di Maio relaziona alla Camera sulla crisi ucraina

Sbiadisce la speranza che la guerra si possa scongiurare e Luigi Di Maio riferisce alle Camere lo stato della situazione in Ucraina, dall’ottica del nostro Paese. Il titolare della Farnesina concorda di prima mattina la linea con il premier: l’Italia sostiene la strategia dei partner europei, «le prevaricazioni e i soprusi non devono essere tollerati», scandisce Mario Draghi. Il governo italiano confida fino all’ultimo nell’azione diplomatica, ma – spiega il ministro degli Esteri – non ci saranno «nuovi incontri bilaterali con i vertici russi finché non arriveranno segnali di allentamento della tensione».

Parole che scatenano l’irritazione di Mosca: «I partner occidentali devono imparare a usare la diplomazia in modo professionale», è il commento che arriva dal ministero degli Esteri russo, che non risparmia frecciate velenose. La diplomazia, si commenta, «è stata inventata per risolvere situazioni di conflitto e alleviare le tensioni, e non per viaggi vuoti in giro per i Paesi e per assaggiare piatti esotici ai ricevimenti di gala». Per il dicastero di Lavrov, insomma, «i partner occidentali devono imparare a usare la diplomazia in modo professionale».

Il ministro italiano non replica con gli stessi toni, dalla Farnesina filtra solo un «no alle provocazioni». Mentre Di Maio spiega, prima al Senato e poi alla Camera, che «siamo impegnati al massimo nei canali multilaterali di dialogo», ricordando che questa è anche la linea della Ue e dei partner della Nato. Insiste più volte sulla necessità di riallacciare il filo della comunicazione con Putin. «Una soluzione che riteniamo ancora possibile, anche se con margini che si riducono di giorno in giorno». Ma sulla condanna della scelta del Cremlino non ci devono essere dubbi, insiste: «È un gesto che rischia di esacerbare una situazione già molto tesa. Ricordo che si stima una presenza russa lungo i confini con l’Ucraina tra 170 e 190mila unità».

L’esecutivo, dunque, ha «ribadito il sostegno dell’Italia all’integrità e alla piena sovranità territoriale dell’Ucraina nei suoi confini internazionalmente riconosciuti – continua l’informativa del titolare della Farnesina – e rivolto un appello alle parti perché tornino al tavolo negoziale nei formati appropriati. Iniziative unilaterali allontanano il raggiungimento di condizioni di stabilità e sicurezza nella regione». Piuttosto, avvisa ancora, «ulteriori misure restrittive potrebbero essere adottate in caso di altre azioni da parte russa». Mentre l’Italia, aggiunge, «sta valutando la possibilità di un aiuto alla popolazione di Kiev di 110 milioni di euro».

Se però la condanna della guerra è unanime e ampia la solidarietà dei partiti a Di Maio, in Parlamento il dibattito che si sviluppa riporta a galla la tensione che da giorni cresce tra le forze di maggioranza. Il leader della Lega Matteo Salvini, che ieri ha visto il presidente della Repubblica Mattarella, critica sferzante il tweet di Josep Borrell sugli effetti delle sanzioni alla Russia: «Per il capo della politica estera dell’Unione Europea, le sanzioni contro la Russia servono a bloccare lo shopping dei russi a Milano e i loro party a Saint Tropez? Siamo al ridicolo. O forse al tragico», commenta Salvini.

«Il tweet di Borrell sulle sanzioni è infelice. Ma Salvini smetta di confondere le acque. La Lega sostiene le sanzioni Ue contro l’aggressività della Russia?», si chiede il Pd, che con il segretario Enrico Letta insiste sulla necessità di restare compatti nell’Ue, per non lasciare spazio a Putin: «Se non siamo uniti nel nostro Paese va a finire male».

Critica con il governo per il timore delle conseguenze economiche per il nostro Paese, Giorgia Meloni a sera spiega che comunque «non ho detto che le sanzioni non vadano bene, ma che devono essere efficaci. In passato le sanzioni che la comunità internazionale ha adottato rispetto alla Crimea non hanno sortito un grande risultato. Ho detto che sarebbe meglio che colpiscano più quelli che devono colpire piuttosto che noi e che noi le valutiamo».

Anche Fi teme che le sanzioni si ritorcano sull’Italia. «La realpolitik valga anche per Putin, non può valere solo, come è accaduto, di recente per la Cina», dice Maurizio Gasparri, per il quale «non possiamo farci del male con le autosanzioni, che peraltro sarebbero inefficaci». E allora, chiosa Silvio Berlusconi, meglio una «linea più pragmatica«, con sanzioni «graduali e commisurate».