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Bruxelles. L'Ue: «Bisogna aiutare l'Italia». Sono un caso i centri per minori

Giovanni Maria Del Re venerdì 3 marzo 2017

L’Italia, insieme alla Grecia, ha fatto grandi sforzi per fronteggiare la crisi migratoria, è ora che anche gli altri si decidano a fare la loro parte. Jean-Claude Juncker prende carta e penna e scrive al presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk una lettera sulla politica migratoria dell’Ue. Vuole illustrare il nuovo pacchetto presentato ieri, in cui si punta alla migliore attuazione di quanto già deciso e si dà molto più peso ai rimpatri e all’utilizzo della detenzione, anche di minori, di quanti non abbiano il diritto di restare.

Con la richiesta implicita all’Italia – cui Bruxelles promette aiuti – di crearne. Il senso è chiaro: la Commissione, a pochi mesi dalla scadenza del programma di ridistribuzione di 160mila richiedenti asilo da Italia e Grecia, a settembre prossimo, sta perdendo la pazienza. «La Grecia e l’Italia – scrive il presidente della Commissione Europea – hanno fatto importanti sforzi per aggiornare le proprie capacità e adattarsi alle procedure per rendere possibile la ridistribuzione. Sta ora agli altri Stati membri mantenere gli impegni». «Non ci sono più scuse» ha detto anche il commissario alla Migrazione, Dimitris Avramopoulos, il quale ha annunciato di aver «mandato una lettera, insieme alla presidenza (di turno Ue maltese, ndr) per chiedere ai ministri degli Interni di attuare lo schema di ridistribuzione». La minaccia è chiara: se così non sarà, avverte Avramopoulos, «la Commissione non esiterà a fare uso dei poteri che le conferiscono i Trattati Ue, anche se per ora non ci siamo ancora».

I dati parlano chiaro: in totale sono state effettuate 13.546 ridistribuzioni (di cui 3.963 dall’Italia) a questi ritmi l’obiettivo non sarà mai raggiunto entro settembre. L’occhio è rivolto a quei Paesi che non hanno accolto neppure un richiedente asilo (Austria, Ungheria e Polonia) o ne hanno accolti pochissimi (Slovacchia, Repubblica Ceca, Bulgaria e Croazia). Una tiratina d’orecchie c’è però anche per l’Italia, cui la Commissione chiede un’accelerazione dell’identificazione e della registrazione di quanti possono essere inclusi nella redistribuzione e di raccogliere i richiedenti asilo in meno strutture. La Commissione, comunque, preme per accelerare sul fronte dei rimpatri e (come anticipato da Avvenire) avverte che gli Stati membri «possono trovarsi di fronte a un milione di persone da rimpatriare». Tra le misure proposte, un’accelerazione delle procedure d’asilo, un migliore coordinamento delle autorità coinvolte, tempi più ristretti per i rim- patri volontari ma, soprattutto, un più ampio uso dello strumento della detenzione di quanti si oppongono al ritorno.

«La direttiva europea sui rimpatri – ha spiegato Avramopoulos – prevede sei mesi per la permanenza in questi centri, ma questa può essere prolungata fino a 18 mesi». E questo anche per minori: «centri chiusi possono aiutare a proteggere i bambini contro i trafficanti e contro le persone che vogliono abusarne» spiega Avramopoulos, sottolineando però che «non vogliamo dire campi di concentramento ». È chiaro che si pensa anzitutto all’Italia dove, secondo le statistiche Frontex, tra il 60 e il 70% dei migranti irregolari sono cosiddetti «migranti economici», ritenuti dunque persone che non hanno chance di ottenere l’asilo. «Italia e Grecia – ha assicurato Avramopoulos – avranno il nostro pieno sostegno e aiuto nel creare i centri di detenzione». Complessivamente, per i rimpatri da tutta l’Ue la Commissione ha reperito 200 milioni di euro in più nel 2017.