Attualità

ll premier ai ministri: chi sbaglia paga

Marco Iasevoli sabato 11 gennaio 2014
​Siamo tutti in discussione. Da ora chi sbaglia paga». Mezz’ora dopo la stretta di mano con Matteo Renzi, Enrico Letta suona la campanellina del Cdm. E lancia un messaggio lapidario: non ci sono più intoccabili, il primo nemico per arrivare al 2015 non è Renzi, ma sono i tanti, troppi errori delle ultime settimane. Dall’azzardo alla casa passando per gli insegnanti, senza contare i casi diplomatici (Shalabayeva, Marò...) che sembrano non avere mai un punto di chiarezza.Intorno al tavolo, tutti i ministri si sentono meno solidi. Nessuno può dire «non sta parlando a me». E ancor più si sentono traballanti quando il premier, nel pomeriggio, annuncia a Rainews 24 che nel Patto 2014 inserirà, di suo pugno, «un codice di comportamento dei ministri e tra i ministri, oltre che per le forze di maggioranza». E oltre al rispetto dei codici, Letta pretenderà dai titolari dei dicasteri un metodo nuovo: il 50 per cento del tempo «dedicato a decidere», l’altra metà passata a verificare che le decisioni siano messe in atto in modo giusto e veloce, senza delegarle alle burocrazia.Quando si tratta di parlare più esplicitamente di rimpasto, il premier ripete la tesi di sempre: «Nelle prossime due settimane discuteremo di tutte le questioni che abbiamo di fronte». Insomma: se il tema sarà posto dai partiti, sarà affrontato. Senza tabù. Ed è una novità, perché fino a qualche settimana fa alcuni ministri erano considerati inamovibili. Ora la faccenda è cambiata: se per ipotesi Renzi mette nel mirino Saccomanni, quantomeno se ne parlerà.La sensazione è che il cambio di squadra avverrà quando il segretario Pd avrà archiviato la tentazione del voto a maggio. A quel punto valuterà la possibilità di dettare dall’interno l’agenda di governo. Non con personalità politiche della sua area, ma con profili innovativi. Un esempio? I renziani ne portano uno, più come modello che come possibilità concreta: Oscar Farinetti, il fondatore di Eataly.