Attualità

Il reportage. L'Italia degli uomini anti-mine

Claudio Monici martedì 8 dicembre 2015
Sembrava uno scaldabagno, vecchio e arrugginito. Un pezzo di ferro, inutile e gobbo. Un solo istante e lo sguardo di chi passava da quelle parti immediatamente si lustrava di fredda attenzione e non poca agitazione, quando la sorpresa si svelava in tutta la sua potenza. Quel cilindro bruno e incrostato dal tempo, altro non era che una bomba d’aereo. Inesplosa, 'dormiente' dalla Seconda guerra mondiale. Una bomba di fabbricazione tedesca, 220 chili di esplosivo, per un totale di 550 chilogrammi. Ancora pericolosa come settanta anni fa quando venne sganciata da un bombardiere della Luftwaffe. Non sono trascorse che una manciata di settimane dal rinvenimento nel fiume Ticino, in località Bosco di Vedro, nel comune di Turbigo, della bomba tedesca, che un’altra bomba d’aereo, di fabbricazione inglese, del peso di 250 libbre, poco più di 113 chili, veniva individuata (dal 2011 già cinque bombe sono state rivenute in zona) durante uno scavo, nei pressi dello scalo ferroviario di Brescia. Quasi non passa giorno che il sottosuolo della storia non ci restituisca un pezzo di guerra. Le guerre non uccidono soltanto quando sono combattute dai protagonisti diretti di queste inutili tragedie, militari e civili che ci vanno di mezzo: colpiscono anche in tempo di pace. Quando tutto sembra dimenticato e scordato, ecco che bombe d’aereo, bombe a mano, mine-antiuomo, razzi per mortai, proiettili di vario calibro, materiale bellico inesploso, riservette nascoste o dimenticate in cantina, riemergono dal passato con tutto il loro potenziale di morte intatto. È difficile che l’esplosivo perda le sue caratteristiche nel tempo. «Beh, i nostri artificieri si sono imbattuti anche in situazioni grottesche. Come quando sono intervenuti per rimuovere delle bombe a mano, funzionanti e ben lucidate, esposte come ninnoli, dove? Sulla mensola del camino di un appartamento – è l’introduzione resa dal colonnello Ivan Cioffi, comandante del 10° reggimento Genio guastatori di Cremona, uno dei 12 reggimenti del Genio disposti sul territorio nazionale con, tra l’altro, l’incarico affidato a circa 300 artificieri alle bonifiche belliche –. I riaffioramenti avvengono di solito là dove un tempo c’erano campi di battaglia. Località che l’opera dell’uomo oggi ha trasformato e modificato urbanisticamente: per lo più stazioni ferroviarie, aeroporti, ponti, aree industriali». Quantificare il numero totale di residuati delle due Grandi guerre ancora sparsi qua e là in giro per lo Stivale, sottoterra o sotto il mare, è impresa ardua. Dopo le battaglie non si tengono registri contabili su quanto e quale materiale bellico è stato sparato e quanto non è andato distrutto. Ci si affida alle stime: «Numeri che non ci dicono nulla, ma certo la minaccia resta attuale – avverte il colonnello Cioffi –. Possiamo dire che negli ultimi 10 anni, secondo i dati di 'Rapporto esercito' abbiamo viaggiato su una media annua tra i 2.500 e i 2.800 interventi della Forza armata. Questo non significa che un intervento è uguale a un ordigno. Ci sono situazioni in cui ci si trova davanti anche a decine di bonifiche in un sol colpo». Il sergente Francesco Zarra è specialista Eod ( Bonifica ordigni esplosivi, ndr), «una scelta di vita» che dal 2003 gli ha messo alle spalle qualche migliaio di ordigni distrutti con le sue mani e il suo team. Racconta che «non è come nei film», con il dubbio che sta se tranciare il cavo blu o quello rosso: «Gli ordigni bene o male li conosciamo tutti. È la bonifica, prima di tutto, che richiede una accurata preparazione e che tenga conto di tutto ciò che deve stare in sicurezza, persone e cose: evacuazione della popolazione, interruzione del traffico ferroviario o di quello aereo. Protezione di linee elettriche o condutture del gas o idriche. Paura? No. Ma non provarla non significa non avere rispetto e attenzione in quel che si sta facendo. Perché la paura è per gli altri: mettere a repentaglio la vita altrui. Per assurdo è più sicuro trovare una bomba d’aereo, complessa da "risvegliare", che una bomba a mano. Immaginate i petardi inesplosi a Capodanno e quanti danni provocano alle persone». Il solo 10° reggimento Genio guastatori 132° brigata corazzata 'Ariete', ha giurisdizione sulla regione Lombardia, con l’aggiunta della provincia di Modena, e dal 2014 ad oggi i suoi 18 artificieri hanno condotto 195 interventi, bonificando 5.496 ordigni, di cui 618 bombe d’aereo. Ma complessivamente la Forza armata solo negli ultimi 10 anni ha bonificato oltre 30mila ordigni. «Più ci allontaniamo nel tempo e più il nostro intervento di bonifica dovrebbe andare a esaurirsi», conclude il colonnello Ivan Cioffi. Quello che aspetta Simona, 7 anni, figlia del sergente Zarra. Conosce tutto ed è pienamente consapevole del mestiere del padre. Se ne vanta anche un po’ con le sue amichette a scuola: «Papà va a togliere le bombe, per noi».