Attualità

Al voto. Liste del centrodestra ancora da limare. Angelucci e Mastrangelo con la Lega

Alessia Guerrieri venerdì 19 agosto 2022

Manifesto elettorale a Torino di Fratelli d'Italia. Il centrodestra sta mettendo a punto le liste dei candidati

Sui nomi ancora trapela poco, ma dopo giorni di passione sembrano ormai in dirittura di arrivo le liste nel centrodestra. Da più parti viene messo come deadline per la chiusura dei giochi di «altre 24 ore», ma la verità è che con la riduzione dei seggi si cerca di mettere in sicurezza i fedelissimi. Ma qualcuno inevitabilmente rimarrà fuori.

Ad essere praticamente in dirittura d’arrivo – anche se Giancarlo Giorgetti uscendo dal vertice tecnico di coalizione parla di «ancora 24 ore necessarie» per avere i nomi – è la Lega nelle cui liste ci saranno personaggi noti come il campione di pallavolo Luigi Mastrangelo e l’editore Antonio Angelucci, accanto alla squadra di governo uscente riconfermata in toto: i ministri Giorgetti, Garavaglia, Stefani, il viceministro Morelli, i sottosegretari Borgonzoni, Centinaio, Freni, Gava, Molteni, Nisini, Pucciarelli, Sasso. Semaforo verde anche per i capigruppo Molinari e Romeo e i vicesegretari Crippa e Fontana. Ma tra i candidati ci saranno anche tanti volti nuovi: il presidente dell’Unione italiana ciechi e ipovedenti Mario Barbuto, il presidente di FareAmbiente Vincenzo Pepe, l’intellettuale Giuseppe Valditara.

Ieri il centrodestra si è incontrato per una riunione tecnica in via della Scrofa, uscendo dalla quale Ignazio La Russa ostenta fiducia e spiega che sui collegi uninominali «praticamente stasera chiudiamo. Poi Giorgia (Meloni, ndr) esaminerà» i candidati di FdI. «Deve firmare» le liste, ha aggiunto, insieme al fatto che «per ora abbiamo fatto gli incastri tra candidati uomo e donna».

Quanto al simbolo del partito, su cui compare la fiamma tricolore da alcuni evocativa di fascismo, è la stessa presidente di FdI a chiarire che «quando sono qualcosa, lo dichiaro. Non mi nascondo mai. Se fossi fascista, direi che sono fascista. Invece non ho mai parlato di fascismo perché non lo sono». E sul simbolo Meloni precisa: «La fiamma nel logo non ha nulla a che fare con il fascismo, ma è il riconoscimento del percorso compiuto dalla destra democratica nella storia della nostra Repubblica. E ne siamo orgogliosi».

È invece slittata di un giorno, per la morte dell’avvocato Niccolò Ghedini, la riunione fiume dei leader azzurri prevista a Villa Certosa in Sardegna con Silvio Berlusconi, e dunque dovrebbe slittare anche la presentazione delle liste di Forza Italia.

Anche se nel partito non mancano malumori e preoccupazioni alla luce dei numeri impietosi tra il calo dei consensi del partito e i minori scranni a disposizione. Mentre alla fine dovrebbero essere 15 gli uninominali riservati a "Noi moderati", la quarta gamba centrodestra, garantiti per lo più da Giorgia Meloni (13 dovrebbero essere quelli offerti da FdI).

Ieri pomeriggio Giovanni Toti ci ha scherzato su: «16 o 15 uninominali per noi centristi? Stiamo lì...». Il problema vero, però, è che tutto è ancora in alto mare, visto che non si sarebbero ancora conclusi gli incroci uomo-donna. Non solo. Non tutti i 15 posti sono blindati. Secondo i più pessimisti, solo sei o sette, sarebbero considerati certi, gli altri, invece, sembrerebbero contendibili, ma non sicuri e questo avrebbe già scatenato una serie di malumori.

Ad essere sicuro, per ora, è il passo indietro di Gaetano Quagliariello (coordinatore nazionale di Italia al centro) che ha deciso di mettere a disposizione del partito il suo seggio, perché per ragioni di territorio designato e «per scelta personale ho deciso di non candidarmi a queste elezioni». Un gesto che per il presidente del partito Toti deve essere «di esempio» per chi considera «un diritto» il posto in un collegio blindato.