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Mobilità. Autostrade, la Liguria in ginocchio dopo la chiusura della galleria Berté

Paolo Ferrario giovedì 2 gennaio 2020

Traffico

Dopo le code da incubo dei giorni intorno a Natale, peraltro proseguite anche a Capodanno, da ieri sono scattati gli sconti sulle autostrade liguri. Come si legge in una nota di Autostrade per l’Italia - diffusa al termine di un vertice tra l’amministratore delegato Roberto Tomasi e la ministra delle Infrastrutture e Trasporti, Paola De Micheli - per le percorrenze comprese tra Ovada (A26) e Albissola (A10), è prevista una riduzione del pedaggio del 50%. Tale decisione è stata presa a causa della chiusura della galleria Berté a Masone, interessata dal crollo di un’importante porzione della volta. Episodio per il quale il Consiglio di amministrazione di Aspi «ha espresso le sue più profonde scuse e il proprio rammarico», rinnovando «il pieno sostegno al proseguimento delle iniziative di verifica e manutenzione».

La riduzione del prezzo dei pedaggi era già stata adottata nella tratta Varazze-Pra e per i tratti nella cerchia cittadina genovese, tra Chiavari-Rapallo della A12 e Masone-Ovada della A26.

Nel corso dell’incontro al Ministero, l’ad Tomasi ha annunciato che, entro i prossimi due mesi, sarà concluso il piano di controllo di tutte le gallerie della rete autostradale, affidato a un consorzio internazionale guidato dalla multinazionale Bureau Veritas. Inoltre, Aspi sta ultimando anche le attività di controllo svolte da società di ingegneria esterne su tutti i 1.943 ponti e viadotti della rete, «attestandone lo stato di sicurezza», prosegue il comunicato della società del gruppo Atlantia.

«Contemporaneamente – prosegue la nota – è in corso di completamento anche il programma di monitoraggi dei cassoni, giunto ormai al 90% delle verifiche. Sulla base di tali monitoraggi, Aspi ha già avviato un rilevante programma di manutenzioni che, nell’ambito della nuova strategia in corso, consente di accelerare fortemente i cantieri sulle opere d’arte: sono previsti circa 500 interventi su ponti e viadotti, per un importo di oltre 370 milioni di euro».

Infine, durante una delle prossime riunioni dell’Osservatorio Aspi-Mit, l’ad Tomasi presenterà il Piano strategico fino al 2023. Un traguardo che appare molto lontano se non addirittura irraggiungibile, almeno stando alla volontà del governo di procedere alla revoca delle concessioni ad Aspi. Intenzione più volte manifestata dal 14 agosto 2018, giorno della tragedia del ponte Morandi di Genova e confermata anche ieri dal capo politico del M5s e ministro degli Esteri, Luigi Di Maio.

«Nel milleproproghe – ha dichiarato nel corso di una diretta Facebook – abbiamo inserito la norma sulle concessioni autostradali. Questo decreto dice finalmente che si avvia un percorso per alcune infrastrutture che ci permette di revocare le concessioni ai Benetton. Tutti si sono scandalizzati perché è crollato il titolo di Atlantia, ma chi si è scandalizzato non lo ha fatto quando è crollato il ponte Morandi. È crollato il ponte e non si sa di chi è la colpa, invece ogni dichiarazione sulle concessioni è diventata un attentato ad Autostrade», ha aggiunto Di Maio. Che ha insistito: «La retorica che si perdono i posti di lavoro» con la revoca delle concessioni ad Autostrade «è una sciocchezza. Si perdono i profitti dei Benetton ed è giusto, perché non hanno fatto quanto dovuto per mantenere quel ponte». «Io non sono tranquillo che ci siano quei signori che non hanno mantenuto il ponte Morandi che ora gestiscono 3mila chilometri di autostrade. Bisogna riprenderci quella gestione e poi i dipendenti verranno chiaramente impiegati».

Sulla necessità di avere strade moderne e sicure, è tornato anche l’arcivescovo di Genova, cardinale Angelo Bagnasco, durante il tradizionale discorso di fine anno, pronunciato in occasione della celebrazione del Te Deum. «La vocazione di Genova – ha ricordato Bagnasco – sta nella sua posizione geografica: il mare, l’industria, il turismo crescente, sono scritte nella sua storia, nel nostro cuore. Le vie di comunicazione sono ormai nella concreta convinzione di tutti, la sicurezza e la velocità ne sono condizione perché Genova sia raggiungibile in entrata e in uscita; perché si faccia desiderare come sede di attività, di conoscenza, di abitabilità. Le difficoltà ci sono, e bisogna far sempre più presto perché la Città sia cosmopolita e bella, vivibile non solo per il fine settimana, ma anche per lavorarvi come già molti fanno».