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I conti italiani. Padoan all'Ue: così taglieremo il deficit

lunedì 27 ottobre 2014
V​algono 4,5 miliardi di euro le misure con cui l'Italia risponde alla richiesta Ue di tagliare dello 0,3% del Pil il deficit nel 2015. È quanto emerge dalla lettera inviata dal ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, al commissario europeo per gli Affari economici, Jyrki Katainen. In particolare, 3,3 miliardi arriveranno dal Fondo per la riduzione del peso fiscale, 500 milioni dalla riduzione delle quota di risorse domestiche allocate per i fondi di cofinanziamento per la coesione europea ed esentati dai tetti del patto di stabilità domestico che si applica alle regioni, 730 milioni invece saranno recuperati da un'estensione del regime di reverse charge al settore al dettaglio. Ma a Padoan sta a cuore soprattutto sottolineare che "l'economia italiana sta attraversando una delle più severe e lunghe recessioni della sua storia. L'economia", osserva l'inquilino di via XX settembre, "è ora nel suo terzo anno di recessione e c'è un serio rischio dideflazione - o di un prolungato periodo di inflazione moltobassa - e di stagnazione. Un quarto anno di recessione deveessere evitato con tutti i mezzi, in caso contrario sarebbeestremamente problematico risollevare il Paese da questasituazione economica" e  sarebbe ancora più duro mantenere lasostenibilità del debito".La Commissione Ue ha accolto "con favore la collaborazione costruttiva dell'Italià dopo la lettera sulla manovra e la risposta del Governo". Intanto le opposizioni, alla luce del correttivo illustrato da Padoan, hanno chiesto un ritorno del Def in aula. La risposta del governo italiano all'Unione europea non si è fatta attendere. La scelta di rispondere puntualmente alle osservazioni dell'Ue l'aveva sottolineata ieri il premier. "In Europa - puntualizza intanto il presidente del Consiglio Renzi - per me è una battaglia tutte le volte, ma non perché mi metto a litigare sullo zero virgola. Nessuno in Europa è cosi stupido da impiccare un paese ad una virgola".    L'Italia si appella dunque alla difficile congiuntura economica, che - è il ragionamento congiunto di Palazzo Chigi e del Tesoro - rappresenta una circostanza eccezionale e che insieme all'impegno sul fronte delle riforme strutturale dà ragione della deviazione temporanea dalla correzione strutturale annuale di 0,5 punti di Pil. Nella lettera messa a punto dal ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, che in questi giorni ha avuto continui contatti telefonici con il premier Matteo Renzi, si evidenzia come Roma si muova all'interno delle regole previste dall'Ue, contando che d'altro canto viene rispettato anche il parametro del 3%. Si sottolinea poi, con determinazione, anche l'implementazione appunto delle riforme strutturali e si indicherà il percorso per attuare l'intesa profilatesi durante il negoziato. Una volta chiusa la partita oltralpe, si tratterà poi di tradurre l'intesa nella Legge di Stabilità. La riserva, come è noto, c'è ed è di di circa 3,4 miliardi, sufficiente a coprire l'ulteriore correzione di 0,2% chiesta da Bruxelles. Per finalizzare però le risorse previste nel ddl a questo obiettivo sarà necessario - viene evidenziato - una norma ad hoc via emendamento. Parametri europei a parte, nei prossimi giorni inizierà l'iter parlamentare della Legge di Stabilità targata Renzi. Il primo ostacolo sarà rappresentato dal vaglio della Camera sull'omogeneità delle misure. "Non è un'operazione elettorale - dice però il premier - ma di giustizia sociale". Fatto sta, è probabile che vi siano alcuni stralci, che dovrebbero riguardare soprattutto le voci sul fronte della spesa. Dopodiché, mentre andranno in scena le audizioni davanti le commissioni Bilancio di Montecitorio e Palazzo Madama, governo e Parlamento inizieranno a dare forma alle proposte di modifica. Oggi l'esecutivo incontrerà i sindacati e in effetti proprio il capitolo ammortizzatori sociali è uno di quelli sui quali molti deputati, in particolare della minoranza Pd, puntano i riflettori chiedendo risorse aggiuntive. Modifiche poi potrebbero arrivare sul fronte dei fondi pensioni mentre nonostante il pressing è difficile - spiegano fonti parlamentari - che Palazzo Chigi dia l'assenso alla revisione della tassazione del Tfr. Infine c'è il nodo Regioni: i 4 miliardi di tagli sono certi e i governatori - sempre secondo quanto viene riferito - sarebbero pronti a farsi carico di una sforbiciata di circa 3 miliardi. La trattativa reale dunque ruoterebbe intorno a un miliardo: risorse che potrebbero arrivare facendo leva sui cosiddetti costi standard per beni e servizi.