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IL GIORNO DELLA SVOLTA. Il governo c'è. Più saldo Il «day after» del centrodestra

giovedì 3 ottobre 2013
ll vicepresidente del Consiglio e ministro dell'Interno, Angelino Alfano, ha annullato la conferenza stampa in programma alle 12 a palazzo Chigi con i ministri del Pdl e si è recato a Lampedusa dopo la tragedia accaduta questa mattina. Anche Silvio Berlusconi, viene riferito, ha deciso di annullare la manifestazione di domani a piazza Farnese. L'iniziativa era stata organizzata in vista della nuova riunione della Giunta del Senato e si sarebbe dovuta svolgere in contemporanea.Angelino Alfano, a quanto si apprende, era arrivato a Palazzo Grazioli per un colloquio decisivo con Silvio Berlusconi sul futuro del Pdl. Il vicepremier, avrebbe voluto ribadire al Cavaliere la sua posizione sul partito e sui futuri assetti organizzativi. Nella notte ci sono stati contatti e incontri per scongiurare la scissione interna che sembra ormai inevitabile. Da una parte ci sono i dissidenti alfaniani, pronti a creare gruppi autonomi e dall'altra gli azzurri, in testa i falchi, decisi a rilanciare Forza Italia.LA GIORNATA DELLA SVOLTAVia libera anche dall'Aula della Camera alla fiducia al Governo Letta. I sì sono stati 435, i no 162.  I  votanti presenti erano 597. In serata arriva la nota del Quirinale: "L'essenziale è che il governo ha superato la prova, vinto la sfida e innanzitutto per la serietà e la fermezza dell' impostazione sostenuta dal presidente del Consiglio dinanzi alle Camere. Il presidente del Consiglio e il governo non potranno tollerare che si riapra un quotidiano gioco al massacro nei loro confronti". Questa la valutazione del Quirinale sul futuro del governo Letta dopo il voto di fiducia."Diamogli tempo. L'importante è che oggi Berlusconi è in minoranza nel suo partito. È un giorno storico". Un ministro del Pd spiega così l'atmosfera che si respira a palazzo Chigi dopo le affannose ore che hanno portato al voto di fiducia al governo anche da parte di Berlusconi. C'è soddisfazione per il fatto che l'esecutivo vada avanti, cosa non scontata fino a stamane. Fino all'ultimo, spiega chi è stato in queste ore a palazzo Chigi, tutto poteva saltare e il governo andare a casa. Ma quando arriva alla Camera Letta può dire senza essere smentito che il governo non potrà più subire ricatti perché "la fiducia ci sarebbe stata comunque", anche senza i voti dei falchi. E c'è soddisfazione anche perché si è fatta chiarezza su alcuni punti fondamentali, uno per tutti è la separazione netta tra la vicenda giudiziaria del Cavaliere e la vita dell'esecutivo. "Ora i pidiellini saranno liberi di votare contro la decadenza, ma il governo non potrà più subire ricatti su questo" spiega un ministro "quella vicenda è chiusa per sempre". Resta però un nodo: che peso avrà il Pdl nell'attività dell'esecutivo e qual è il perimetro della maggioranza. IL PATTO LETTA-ALFANOUna forte e prolungata stretta di mano, con le braccia tenute bene in vista, del vicepremier Angelino Alfano al presidente del Consiglio Enrico Letta, al termine del suo intervento nell'aula di Montecitorio sul voto di fiducia al governo. Il discorso è stato sottolineato alla fine da un lungo applauso e grida entusiaste da parte dei deputati del Pd e di Scelta Civica, mentre nel settore di centrodestra sono stati soltanto due-tre deputati isolati a battere le mani.Alfano è rimasto sempre seduto ai banchi del governo, al fianco di Letta, in piedi alla sua destra a pronunciare 'a braccio' il suo discorso alla Camera, dopo aver ottenuto la fiducia da parte del Senato. Il vicepremier non ha mai applaudito ma ha ascoltato con attenzione il discorso del capo del suo governo, spesso con le braccia incrociate. Unica 'fonte' di distrazione un mini computer sul quale talvolta si limitava a digitare. Al termine, dopo qualche attimo di riflessione, mentre Letta ha volto il suo sguardo verso di lui, ha alzato il braccio per stringere vigorosamente la mano al premier.Letta ha consegnato il testo del discorso fatto al Senato e ha parlando a braccio per integrarlo con alcune aggiunte.Serve un "Governo in grado di affrontare tre emergenze" che erano alla base dell'esecutivo nato ad aprile e che "sono ancora qui". Lo ha detto il premier Enrico Letta iniziando il suo discorso sulla fiducia alla Camera. ''Possiamo anticipare il cronoprogramma sulle riforme, celebrando il referendum in 12 mesi'', ha detto il premier alla Camera, spiegando che ''avendo proposto un impianto di riforma costituzionale equilibrato, funzionante e che non deve far paura a nessuno perché non stravolge i principi costituzionali''. ''Siamo ancora dentro la crisi, pesantemente e i dati sulla disoccupazione giovanile sono lì a ricordarcelo'', ha spiegato il premier. Nella legge di stabilità "il cuore di tutto sarà la riduzione delle tasse sul lavoro" e del "cuneo fiscale" ed in particolare "la riduzione delle tasse per dare finalmente sollievo ai lavoratori" per rendere più pesante la busta paga. Lo afferma il premier Enrico Letta, a Montecitorio.''L'Italia non ha bisogno di un governo qualunque, ma di un governo nel pieno delle sue funzioni con una chiara maggioranza che lo sostiene'', ha detto il premier Enrico Letta parlando alla Camera. "Tante volte ho detto che non avrei governato a tutti i costi, ma lo dico e lo penso veramente, perché so la complessità degli impegni che abbiamo davanti" e "quindi sapevo che non c'era altra possibilità di chiedere un chiarimento senza se e senza". Dopo una settimana in cui ''alcuni dentro la maggioranza hanno detto esplicitamente che preferivano il voto anticipato a fine novembre'' che sarebbe stato ''un errore'', ''ora siamo qui per riprendere il filo più forti e coesi''. ''L'Italia ha bisogno che non ci siano più ricatti, tipo 'o si fa questo o cade il governo', anche perché si è dimostrato che il governo non cade'', ha detto Letta parlando alla Camera. "Se non siamo in grado di dare risposte a italiani non ci sono margini e sono io il primo a tirarmi indietro".Oggi c'è stato il "risultato come lo intendo io, che ci sarebbe stato comunque, per essere chiari fino in fondo, ed è un risultato rispetto al quale ho intenzione di lavorare mantenendo il punto fermo del fatto che non esiste un collegamento tra l'attività di governo e la giustizia", ha detto il premier Letta tra gli applausi alla Camera. "Se non siamo in grado di dare risposte a italiani non ci sono margini e sono io il primo a tirarmi indietro" . IL PDL DIVISO E IL «GIALLO» DEI NUOVI GRUPPILo hanno già ribattezzato come il "giallo" della fotocopia. È il tentativo di costituire un nuovo gruppo del Pdl alla Camera portato avanti oggi da Fabrizio Cicchitto. In mattinata viene trasmessa ai piani alti di Montecitorio una fotocopia con la quale si avvertiva della costituzione di un nuovo gruppo sottoscritta da 24 deputati provenienti dalle file pidielline. E sulla base di questa fotocopia Cicchitto aveva chiesto di intervenire dopo Epifani in dichiarazione di voto. In rappresentanza del nuovo organismo. E Cicchitto interviene. Ma la fotocopia scompare. Senza che venga sostituita da nessun documento ufficiale. E le versioni sul perché divergono: c'é chi dice che non si è voluto forzare la mano prima che si prendesse analoga decisione anche al Senato e c'é chi dice che forse è meglio aspettare la decadenza del Cav dal mandato di parlamentare prima di fare uno strappo del genere. Chi aveva firmato glissa dicendo che in realtà non c'era ancora nulla di deciso. Ieri sera Alfano e i ministri hanno partecipato a una riunione dei cosiddetti 'dissidenti', mentre, in contemporanea, Berlusconi convocava un pugno di fedelissimi a Palazzo Grazioli.