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POLITICA E GIUSTIZIA. Legge Severino Anm: da rivedere Cassazione: no alla linea «dura»

Vincenzo R. Spagnolo venerdì 25 ottobre 2013
La rappresentazione della giustizia come "piegata a scopi politici, l'attacco scomposto alle sentenze" sono un "oltraggio" per le toghe ma anche un "grave pericolo per il sistema democratico". Cosi' il presidente Rodolfo Sabelli che al congresso dell'Anm ha parlato di un clima che "avvelena" il Paese e ha prodotto riforme punitive e dannose. Sabelli non fa il nome di Silvio Berlusconi, ma le sue parole sembrano riferirsi alle polemiche seguite ai provvedimenti giudiziari che hanno riguardato il leader del Pdl, da ultimo quelle per il suo rinvio a giudizio a Napoli per la compravendita dei senatori all'epoca del governo Prodi. "Proseguono provocazioni e attacchi verbali, legati a singole vicende giudiziarie, accompagnati da campagne giornalistiche offensive e intimidatorie, in un cliché che evoca un pericoloso clima di scontro che la magistratura rifiuta" lamenta il leader dell'Anm, che traccia un bilancio degli ultimi anni. Polemiche, propaganda e "denigrazioni varie nei confronti della magistratura hanno avvelenato il clima dei rapporti istituzionali e la vita stessa del Paese"; ma non solo: lo scontro ha condizionato "negativamente" le iniziative di riforma legislativa, ostacolando quelle necessarie e stimolando proposte "punitive" per i magistrati, "leggi ad personam" e riforme "dannose", come quella sulla prescrizione. Basta con lo scontro; e' invece "irrinunciabile" il recupero "urgente di una condivisa responsabilità istituzionale, nel segno del rispetto per l'indipendenza e l'autonomia della giurisdizione, della salvaguardia del bene comune e del rifiuto di particolarismi, pregiudizi e faziosità".

Occorre intervenire con "opportuni correttivi" sulla legge Severino, "alla luce dei profili critici evidenziati dalle sue prime applicazioni e nella persistenza di gravi e diffusi fenomeni di corruzione".Lo ha sostenuto al Congresso dell'Anm il presidente Rodolfo Sabelli, all'indomani della sentenza della Cassazione sulla legge. La legge "approvata fra molte polemiche"- ha osservato Sabelli, inaugurando il Congresso dell'Anm, alla presenza del capo dello Stato- "ha dato risposta solo parziale alle esigenze di riforma: "più convincente nella prima parte, dedicata alle misure di contrasto preventivo in corso di concreta attuazione, rivela, nelle previsioni di carattere penale, la sua natura di faticoso compromesso". Per questo bisogna ora rimettere mano ai reati previsti e alle relative sanzioni. Il leader dell'Anm e' anche tornato a sollecitare "una radicale riforma" dell'attuale disciplina della prescrizione, frutto della "disastrosa" iniziativa del 2005, che è stata "incongrua e dannosa". E ha osservato che "l'illegalità diffusa nei settori della pubblica amministrazione, dell'impresa, della finanza, una criminalità organizzata oggi ancor più infiltrata nel mondo dell'economia, rendono ineludibile procedere all'adeguamento e alla revisione delle fattispecie penali e del regime sanzionatorio e assicurare l'efficacia dell'azione investigativa e la celerità dei processi". Alla politica Sabelli ha rimproverato anche di non aver "posto rimedio alla depenalizzazione di fatto" del falso in bilancio, come pure di non aver introdotto il reato di autoriciclaggio, "che ancora attende in Italia un'adeguata sanzione penale, in linea con gli standard internazionali".

"Come ministro della Giustizia sono il garante e il custode" dell'indipendenza e dell'autonomia della magistratura e "sappiate che non verrò mai meno a questo compito. Ne riaffermerò l'importanza ogni qualvolta si renderà necessario". Così il ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri si è rivolta al congresso dell'Anm. "I magistrati siano imparziali nell'esercizio delle loro funzioni - ha detto -  perché è su questo versante che si gioca la loro "legittimazione democratica e la riaffermazione di un rapporto con la politica e i cittadini fondata sulla fiducia ed il consenso. Il consenso "si guadagna tutti i giorni sul campo, con la misura ed il rigore", ha aggiunto Cancellieri.CASSAZIONE: NO ALLA LINEA DURANo alla "linea dura" sul reato di concussione, modificato dalla Legge Severino anticorruzione. Lo hanno sancito, con una pronuncia giunta ieri sera alle 22, leSezioni unite penali della Cassazione. «Costringere è diverso da convincere. Così si allargano le maglie e i poteri dei giudici di merito», ha detto il presidente Giorgio Santacroce. In mattinata, nella requisitoria, il sostituto procuratore generale Vito D’Ambrosio aveva chiesto una linea più dura, criticando la «mancanza di nitidezza» della normativa. L’esito del verdetto potrebbe avere ripercussioni sulle vicende giudiziarie di Silvio Berlusconi, condannato in primo grado nel processo Ruby a 7 anni di reclusione per prostituzione minorile e concussione per costrizione, che adesso potrebbe tramutarsi, in Appello, nell’accusa più lieve di induzione indebita (che prevede una pena più mite, prescrizione più breve e nessuna sanzione accessoria). A meno di un anno dall’entrata in vigore della legge Severino, le sezioni unite sono state chiamate a sciogliere con una pronuncia univoca «insanabili contrasti» sorti nella sesta sezione penale (reati contro la pubblica amministrazione), con diversi processi interessati da difficoltà interpretative.

Nella formulazione introdotta nel 2012, la concussione è limitata alla sola ipotesi che il pubblico ufficiale abbia costretto (con la minaccia derivante dalla sua autorità) un altro soggetto a pagare o a fornire altra utilità, con pene da 6 a 12 anni. Ed è stata scorporata la «indebita induzione a dare o promettere denaro o altra utilità», con pene per il pubblico ufficiale da 3 a 8 anni e per il privato (fino a 3 anni) che dovesse pagare una tangente solo perché "indotto" a farlo. Il caso esaminato ieri è un processo su un comitato d’affari pugliese: il pg D’Ambrosio ha chiesto che si configuri la concussione «tutte le volte che il pubblico ufficiale limita in maniera pesante, o comunque apprezzabile, la libertà del soggetto che vuole piegare ai suoi obiettivi». Ma la Corte ha deciso che l’induzione indebita «è caratterizzata da una condotta di pressione non irresistibile da parte del pubblico ufficiale o dell’incaricato di un pubblico servizio, che lascia al destinatario della stessa un margine significativo di autodeterminazione e si coniuga con il perseguimento di un suo indebito vantaggio», specificando invece come nella concussione «si è in presenza di una condotta del pubblico ufficiale che limita radicalmente la libertà di autodeterminazione del destinatario». Verso le 23, è giunto il commento dell’ex Guardasigilli Paola Severino: «Per quel che si può comprendere da una massima così stringata, la Cassazione ha ribadito la continuità tra vecchia e nuova fattispecie». Prima della sentenza, il ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri aveva detto: «Ci inchineremo di fronte al verdetto».