Attualità

I PARTITI ALLA PROVA. Legge elettorale, duello Berlusconi-Bersani

Roberta D'Angelo venerdì 2 novembre 2012
​Si prende ancora una volta la scena e spiazza ancora una volta anche i suoi il Silvio Berlusconi che apre al sistema spagnolo e boccia le preferenze. L’ex premier lascia che le sue idee su una nuova legge elettorale, consegnate a Bruno Vespa qualche giorno fa, escano appena dopo i colloqui del presidente della Repubblica con Bersani, Calderoli e Alfano. I tre studiano il sistema più lineare per evitare che il capo dello Stato intervenga sulla questione con un messaggio alle Camere, ma proprio quando il dibattito si re-incanala in Parlamento, ecco l’ex premier a sparigliare le carte. «È il Partito democratico che vuole» il Porcellum, accusa il "padre" del Pdl, «non noi. A mio giudizio, il sistema migliore è il sistema spagnolo, che comporta un’alta soglia di sbarramento. Converrebbe anche al Partito democratico, perché privilegia i primi due partiti, funziona benissimo e garantisce la governabilità». Quanto alle preferenze, Berlusconi le definisce «un’anomalia italiana», e aggiunge di essere «letteralmente terrorizzato dal voto di scambio: non si dimentichi che Fiorito nel Lazio e Zambetti in Lombardia sono stati eletti con le preferenze».Parole che scontentano sicuramente gli ex An, favorevoli alle preferenze, e rimettono in discussione il difficile testo su cui la commissione del Senato sta lavorando, con estrema lentezza e scarsi risultati. Ma è soprattutto il Pd a non comprendere dove si possa arrivare. La «"Spagnola" potrebbe anche essere tradotta in un "Porcellinum" e per questo noi non siamo d’accordo, la gente deve poterselo scegliere questa volta il parlamentare», replica il segretario democratico. E però Pier Luigi Bersani, che ha da poco ufficializzato il patto con Pier Ferdinando Casini, è nel guado tra i collegi e le preferenze. «Noi siamo più per i collegi che per le preferenze, per i motivi che ho spiegato mille volte – ragiona –. Dico però che nel solco della discussione che si è aperta al Senato e tenendo conto delle sollecitazioni che ci arrivano giustamente dal presidente della Repubblica, si può andare avanti sulla falsariga delle scelte che già si stanno facendo», vale a dire con il testo che ridimensiona ma mantiene «un premio per la lista e la coalizione che arriva prima» nonché le preferenze, volute dall’Udc. L’importante, per Bersani, che ha accolto le sollecitazioni del Colle, è discuterne «in Parlamento e venirne a capo», perché «se adesso si torna indietro a fare dei listini bloccati ancorché più corti, io credo che non risolviamo la questione, questa è l’insidia che nasconde il discorso di Berlusconi».Il Pd, insomma, non si fida affatto. Piuttosto sente il fiato di Napolitano sul collo. Nel faccia a faccia con il leader pd, il leghista Calderoli e nel colloquio con Alfano, il presidente della Repubblica aveva ricordato la sentenza della Consulta sul referendum Guzzetta, che imponeva la definizione di una soglia minima per l’assegnazione del premio di maggioranza. Un’esigenza che si verificherebbe anche con il Porcellum e che impone quindi al Parlamento di modificare l’attuale sistema di voto. Ma anche per questa riforma ci vuole tempo, mentre crescono le pressioni per quell’election day su cui si esprime a favore anche Angelino Alfano. Per il segretario del Pdl sarebbe «buona cosa anticipare le elezioni politiche di 50 giorni risparmiando 100 milioni, votando insieme alle regionali».Ma Berlusconi dà fuoco alle micce e rimette in discussione i piccoli obiettivi raggiunti, scontentando soprattutto i suoi. «I sistemi elettorali sono strumenti empirici approssimativi, non articoli di fede. Il mio partito ed io personalmente abbiamo come prima opzione il sistema spagnolo perché è immune dagli inconvenienti delle preferenze», insiste il vice capogruppo Quagliariello. «Per noi – sfida il presidente dei senatori pdl Gasparri – l’importante è fare la legge. In verità, però, il Pd vuole il "Porcellum».