Attualità

Riforme. Legge elettorale, scontro nel Pd

Roberta D'Angelo mercoledì 15 gennaio 2014
La sinistra del Pd rompe le uova nel ricco paniere di Matteo Renzi. L’antiberlusconismo prevale sulla strategia renziana e oggi in Direzione, i democratici di Cuperlo sono pronti allo scontro. Così il leader democratico non riesce a smarcarsi da Angelino Alfano, costretto dalle minacce dei suoi, decisi a «non riesumare Berlusconi», certi che il sistema iberico voluto dal Cavaliere, che lega l’accordo al voto anticipato, farebbe bene solo all’ex premier e non farebbe che riportarlo in vita. Ma – pure costretto alla frenata – il segretario del Pd non si convince. «Se siamo seri oggi non possiamo non considerare quello che dice Forza Italia sulle regole». E davanti alle telecamere del Tg5 il sindaco di Firenze spiega che lui parla con tutti. Certo, ammette, l’incontro con Berlusconi non è ancora in programma, perché «prima dovremmo sistemare per benino le cose per fare in modo che l’incontro abbia un senso. Se deve essere semplicemente per prendere un caffè, ognuno resta a casa sua. Se ci vediamo è per provare a chiudere». Ma di chiudere con il Cavaliere in Direzione non può proprio parlarne. Anche perché sembra certo che cadrà nel vuoto la richiesta renziana di allargare l’orizzonte con i berlusconiani: «Credo che Forza Italia non si debba limitare a dire sì a una delle leggi elettorali di cui stiamo discutendo, ma per esempio accetti la nostra proposta di superare il Senato, cioè di non avere più un Senato con 315 senatori, pagati, eletti. Andiamo a semplificare, così come diciamo di superare le Province». E allora non resta che accettare l’intesa con Alfano, Casini e Monti, che Renzi vede in giornata, dopo un pranzo con Vendola. Si potrebbe chiudere su un Mattarellum corretto, anche se Ncd insiste sul "sindaco d’Italia", ma con gli alleati di governo il discorso di certo si fa più ampio, e va a comprendere l’atteso piano per il lavoro, su cui Renzi ha incassato già la promozione degli osservatori internazionali, così come sullo ius soli e sulle unioni civili, temi sui quali però la rottura è certa. Renzi ancora una volta rassicura che «con Letta ci vediamo o ci sentiamo praticamente tutti i giorni». Questo non significa ancora aprire a un rimpasto, termine che il sindaco continua a non digerire.Ma sulla sua volontà di andare avanti, oggi la sinistra interna intende inchiodarlo: «Lo dica una volta per tutte, perché è il suo governo, innanzitutto». Va bene allora pungolare l’esecutivo, «incalzarlo», ma ribadirne l’immobilismo equivale a logorarlo, spiegano esponenti della sinistra Pd. E allora mettere una data ultima all’avvio del confronto in Parlamento sulla legge elettorale non va bene, secondo l’area di Cuperlo. Tanto più che di un incontro con Berlusconi c’è chi non vuol sentir parlare. Per tutti spiega il bersaniano Alfredo D’Attorre: «Immagino che Renzi sarà cauto su mosse che possano resuscitare politicamente Berlusconi e che non vorrà incontrare un pregiudicato nella sede del Pd». Una linea diametralmente opposta a quella finora sostenuta dalla segreteria. D’altronde, sottolinea Maria Elena Boschi, responsabile per le riforme, «senza l’iniziativa del Pd non saremmo arrivati a questo punto nella discussione sulla legge elettorale». Quanto a D’Attorre, «è membro della direzione, lo dica in quella sede. Se poi sente il bisogno di comunicarlo prima, libero di farlo».