Attualità

LE REAZIONI. «Non accettiamo questa deriva. Berlusconi deve spiegare»

Marco Iasevoli venerdì 30 novembre 2012
​Nel chiarimento che attende Alfano e Berlusconi la settimana prossima non ci sono solo le improbabili primarie e la nuova Forza Italia. Ma anche l’identità etico-politica che il Cavaliere vuole dare alla nuova creatura. Sarà un partito laicista, come fa capire Sandro Bondi, fedelissimo di Palazzo Grazioli? Il tema non è irrilevante e c’entra molto con lo spacchettamento del Pdl. Perché alcuni potrebbero andarsene per loro volontà e virare verso il progetto del Ppe italiano sotto l’egida di Monti.Nel mirino dell’ex ministro della Cultura ci sono Sacconi, Quagliariello, Roccella, ma il riferimento ai "cattolici" tira in ballo Lupi, Fitto, Formigoni, Frattini, lo stesso Angelino Alfano. Una berlusconiana della prima ora, Isabella Bertolini, ora fuoriuscita dal Pdl per cercare l’approdo in un centro montiano (la sua componente è arrivata a dieci persone), non le manda a dire: «Silvio vuole farli fuori. Non sono fedelissimi e non sono adatti ad una campagna elettorale contro il governo condotta con la Lega e gli ex An. Dopo le elezioni vuole essere lui a trattare con Monti».C’è fibrillazione in via dell’Umiltà. Nei corridoi monta il malcontento: viene fuori, dicono diversi dirigenti, «l’anima radicaleggiante» del Cavaliere e dei suoi intimi, il proposito nuovo di un «bipolarismo senza valori, amorale. Lui da una parte, Bersani-Vendola dall’altra. Ma è solo un arroccamento minoritario, i moderati di questo Paese si riconoscono nei valori cristiani».Dal punto di vista elettorale, ciò si traduce in un Berlusconi che si riprende il Pdl senza lasciarlo a nessuno, gli cambia nome in Forza Italia e gli dà un’impronta ultraliberale non solo dal punto di vista economico. Poi si allea con la Lega e manda gli ex An a farsi la loro lista federata, aggiungendoci un movimento di imprenditori, L’Italia che lavora.È uno strappo pesante. Alfano cerca di ricucire, l’ex premier conserva un posto per lui ma il segretario vorrebbe portare verso Forza Italia quante più anime del Pdl. Perciò spiega a Berlusconi che rinunciare al dialogo tra laici e cattolici impoverisce il centrodestra. L’ex Guardasigilli incontra più volte Lupi e Fitto, e il vicepresidente della Camera a fine serata fa la sintesi: «Forza Italia era un partito non confessionale ma radicato su grandi valori, in cui i cattolici non erano ospiti malsopportati come a sinistra. Voglio capire se questa deriva è la posizione personale di qualcuno o un arretramento della proposta politica di Berlusconi. Io non starò mai né in un partito confessionale cattolico né in un partito confessionale laicista».In tanti guardano la polemica dalla finestra. Se alcuni cattolici sbattessero la porta, gli ex An potrebbero anche rinunciare a correre da soli. «Capite ora che il problema del Pdl non siamo noi? – commenta Maurizio Gasparri – Il problema è chi cambia di continuo i suoi valori di riferimento, non noi, che siamo coerenti. E lo saremo a maggior ragione se ci troveremo intorno una Forza Italia così definita e una lista di Montezemolo ambigua sui valori non negoziabili». Ancora più interessato, alla finestra, c’è l’Udc. Rocco Buttiglione si sbilancia: «Lancio un appello ai cattolici del Pdl. Si rischia un bipolarismo amorale, mettiamoci insieme partendo dal manifesto del Ppe. I nostri valori non possono essere ancora affidati a Berlusconi: lui è un resto del passato che ora vuole avere le mani libere e condurre il suo gioco».