Attualità

LE REAZIONI. I sindacati: «Ma al dialogo non c’è alternativa»

Gianni Santamaria giovedì 12 luglio 2012
​Reagiscono in maniera compatta le sigle del sindacato alle parole di Mario Monti sulla concertazione. Particolarmente dure le parole di Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, per la quale «Monti, quando parla di queste cose, non sa di cosa sta parlando». E ricorda il 1993, quando ci fu «l’ultima concertazione che salvò dalla bancarotta il Paese, con cui si fece una riforma delle pensioni equa, al contrario di quella fatta dal governo attuale, e che permise al Paese di entrare nell’euro». Non solo, il sindacato di corso d’Italia dice di non accettare «lezioni di democrazia da chi è stato cooptato e non si è confrontato con il voto degli elettori». Camusso già si era detta soddisfatta per l’annuncio dell’attuale inquilino di Palazzo Chigi di non volersi candidare nel 2013. «Oggi l’Europa consiglia il dialogo sociale come strumento per la crescita». Ma Monti «pensa di poter salvare l’Italia senza preoccuparsi di salvare gli italiani», commenta il leader della Uil, Luigi Angeletti. Più sfumata la posizione di Raffaele Bonanni (Cisl), per il quale «non c’è alternativa alla concertazione in nessun paese a democrazia matura e ad economia avanzata». Dunque, «i governi, per quanto autorevoli e composti da personalità di altissimo profilo, non possono guidare da soli questa difficile stagione di cambiamenti e di riforme senza un ampio consenso sociale». Però, anche «le forze sociali non devono porre veti al confronto». Dal lato dei datori di lavoro, il presidente di Rete imprese Italia Giorgio Guerrini giudica una corretta concertazione «la strada migliore per trovare soluzioni condivise, utili ed efficaci per uscire dalla crisi». E lo dice rivendicando il senso di responsabilità degli imprenditori negli anni passati. Dal mondo politico, infine, si fanno sentire l’ex numero uno della Cisl, attualmente senatore del Pd, Sergio D’Antoni, che si dice dispiaciuto per la «cattiva ricostruzione della storia d’Italia» fornita dal premier. Lapidario Antonio Di Pietro (Idv): Monti «usa la regola ’ndo cojo cojo, senza rendersi conto che così non si governa, ma si fa macelleria sociale».