Attualità

Il film. Nord Est, cosa resta del crac delle banche. Brugnotto: ricreiamo la fiducia

Diego Motta sabato 25 novembre 2023

Una delle tante proteste dei risparmiatori davanti alle filiali di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca negli anni scorsi

Una città si ferma, questo sabato mattina, 25 novembre, per ripensare alla sua storia recente. Lo fa grazie all’uscita, oggi a Vicenza, di un film, “Cento domeniche”, che ha per protagonista e regista Antonio Albanese. Sul grande schermo, verrà raccontato il dramma causato dal crac delle banche venete nel 2015. La proiezione principale, alla quale parteciperanno il vescovo di Vicenza, Giuliano Brugnotto, e lo stesso Albanese sarà alle 10.30 al Cinema Patronato Leone XIII, in Contrà Vittorio Veneto 1: 400 posti sono stati messi a disposizione del pubblico. Al termine di questa proiezione seguirà un confronto con la cittadinanza.


Un film drammatico, lungo otto anni. Il crac di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca resta una ferita aperta in un territorio che ha fatto del lavoro e del profitto una specie di religione “laica”, fino a scontarne come in questo caso eccessi e contraddizioni. «C’è chi per quel fallimento ha perso il lavoro, chi i risparmi, chi addirittura la vita» osserva il vescovo Giuliano Brugnotto, di origini trevigiane, da un anno alla guida della diocesi.

Oggi l’impegno comune della Chiesa locale e della società civile messa in ginocchio da quella vicenda prenderà forma concretamente in un cinema cittadino, dove verrà presentata l’ultima pellicola di Antonio Albanese “Cento domeniche”, liberamente ispirata a quei fatti. Un racconto di quella stagione troppo in fretta dimenticata dal resto del Paese, e che invece ha lasciato cicatrici pesanti in questo angolo di Nord Est. «È l’occasione per riannodare un filo che per fortuna non si è mai spezzato, tra realtà ecclesiali, associative e territoriali - spiega il vescovo –. Quando la cultura riesce a raccontare la vita, anche nei suoi aspetti più difficili, allora è possibile ricomprendere e in parte rivivere le vicende attraversate da un’umanità che è stata duramente colpita da quel tradimento. Qui nessuno ha dimenticato quanto successo».

Monsignor Brugnotto, cosa ha inciso di più nella vita della comunità?

Senza dubbio, la rottura del rapporto di fiducia. Il crac di due banche considerate fondamentali per il nostro territorio è avvenuto in un contesto economico segnato da tante imprese di carattere familiare, coinvolgendo persone, famiglie e aziende. Ci sono state conseguenze inimmaginabili, proprio perché è venuta meno la fiducia: la banca è un’istituzione di carattere privato che ha a che fare col pubblico, ma non tutti sono in grado di valutare lo stato di salute di un istituto di credito o il valore di un titolo… invece si è approfittato della buona fede di migliaia di risparmiatori, venendo meno a principi di lealtà, onesta e collaborazione.

L’immagine del Nord Est ne è uscita in parte compromessa.

E’ una ferita aperta, in un territorio di grande laboriosità, dove bisogna dire però con chiarezza che c’è stata anche una rincorsa al benessere facile. Per tanto tempo si è potuto guadagnare senza guardare in faccia nessuno. Va fatto un serio esame di coscienza, perché in troppi hanno mantenuto uno stile di vita sopra le proprie possibilità.

Perché come diocesi avete deciso di ascoltare la voce delle associazioni dei risparmiatori?

Perché queste associazioni hanno avuto il merito di smuovere la coscienza civile del territorio. C’è una consapevolezza da maturare sul tema, come ci ha chiesto papa Francesco nella “Laudato Si’”, e il compito delle comunità cristiane è anche quello di valutare l’impiego del proprio denaro rispetto alle condizioni poste da una banca. Per questo ci viene chiesto di vigilare con grande attenzione, facendo scelte che seguano criteri etici.

Come valuta la risposta data dalle istituzioni?

Un minimo di risposta è arrivata, ma sono giorni decisivi per l’erogazione di altri fondi da distribuire ai risparmiatori truffati. Va rispettata la scadenza del 31 dicembre, le forme e le procedure di erogazione dei soldi restano complesse. Il nostro obiettivo, grazie alla proiezione del film di Antonio Albanese, è quello di risvegliare l’attenzione sul tema, chiudendo il cerchio sugli indennizzi a persone e imprese. Bisogna fare tesoro degli errori e ripartire, cercando di ricostruire il capitale dilapidato in quella stagione: fiducia e credibilità.

A che punto è invece la riflessione sul futuro, economico e sociale, del Nord Est?

Siamo agli inizi, ma le questioni sociali devono diventare una priorità. Non parlo solo di credito, penso anche ai temi dell’inquinamento, che in una terra come la nostra hanno riguardato ad esempio il caso Pfas. I giovani, da questo punto di vista, hanno una forte sensibilità: penso proprio all’ecologia e all’equa distribuzione delle ricchezze. Come Chiesa dobbiamo farci interrogare dalla vita reale. È questo lo spirito evangelico, non altro.