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L'Enciclica. Nella Laudato si' "ecologia integrale" La presentazione alla Fao

Alessia Guerrieri lunedì 26 ottobre 2015
L’uomo e la natura al centro. Dei modelli produttivi, delle politiche internazionali, ma anche delle piccole azioni quotidiane. Si può definire «pedagogia dei piccoli gesti» l’enciclica Laudato si’, in cui si traccia «un metodo e un percorso» per fare in modo che ognuno possa mettere in pratica quella conversione ecologica che il Papa auspica. La via giusta è quella del «dialogo autentico, onorato e trasparente; un percorso che assume un ruolo fondamentale non solo convenzionale, perché diventa il veicolo che promuove il bene comune». A ricordarlo monsignor Fernando Chica Arellano, osservatore permanente della Santa Sede presso la Fao durante l’incontro di presentazione dell’enciclica questo pomeriggio a Roma nel quartier generale dell’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura. (LEGGI IL DISCORSO - in italiano e spagnolo)L’egoismo ha fatto sì che nel mondo milioni persone soffrano la fame e che restino senza protezione sociale, ecco perché ora tutti sono chiamati al cambiamento, anche nella definizione delle priorità politiche. Il faro nella loro riscrittura va trovato in due parole su cui lo stesso Pontefice invita a riflettere: gratitudine e responsabilità. «Gratitudine per aver ricevuto in dono la Terra che ci permette di far fronte alle nostre necessità», sottolinea il presidente del pontificio consiglio Giustizia e Pace, cardinal Peter Kodwo Appiah Turkson, da legare alla «responsabilità reciproca» e alla «solidarietà verticale» con i fratelli vicini e le future generazioni. Per questo l’agricoltura e le nuove tecnologie debbono essere utilizzare «non per il profitto – continua – ma per dar da mangiare a tutta l’umanità». L’ecologia integrale di cui l’enciclica è il manifesto, così, gli fa eco il presidente del pontificio consiglio per il Dialogo interreligioso cardinale Jean-Louis Tauran, «è fatta di piccoli gesti concreti» che superino egoismi e individualismi, perché «non è mai troppo tardi» per cambiare stile di vita. A Papa Francesco, aggiunge, si deve il grazie per «aver risvegliato le coscienze» sulla bellezza del vivere insieme. I beni della Terra difatti sono per tutti. Perciò «nel servizio alla vita umana – dice alla fine monsignor Chica Arellano – non bastano solo le dichiarazioni solenni», ma occorre che siano accompagnate «inesorabilmente dal realismo tangibile delle azioni concrete e delle decisioni efficaci».