Attualità

Latina. Malaccoglienza, ancora un caso di affari sporchi

Antonio Maria Mira martedì 26 giugno 2018

Il fermo immagine di un video della Polizia mostra la "cucina" di uno dei Cas ispezionati in provincia di Latina

«Se denunci ti faccio revocare le misure di accoglienza». Così il gestore di un Cas di Fondi, in provincia di Latina, minacciava i migranti ospiti della struttura che protestavano per la mancanza di acqua calda, per le fogne inadeguate, il pesante sovraffollamento, fino a quattro volte la capienza consentita, i ritardi nel pagamento del pocket money.

Ma i giovani non si sono arresi, hanno proseguito con le proteste e ieri sono scattate le manette per sei persone responsabili di alcune Onlus operanti nella gestione dei centri di accoglienza nel Sud Pontino, dove vivevano circa mille migranti, stipati in villette e appartamenti in pessime condizioni. Migranti in case fatiscenti e gestori in auto di lusso, come accertato dagli uomini della Squadra mobile di Latina e del commissariato di Fondi, coordinati dalla procura pontina. Ed emerge ancora una volta con chiarezza come la gestione emergenziale dell’accoglienza favorisca affari illeciti.

Gli arrestati, due in carcere e quattro ai domiciliari, sono accusati di falso, truffa aggravata, frode nelle pubbliche forniture e maltrattamenti nei confronti dei migranti. «Erano costretti a vivere in condizioni disumane», spiegano gli investigatori che dopo le proteste dei richiedenti asilo hanno effettuato accurati sopralluoghi nei numerosi Cas della zona, riscontrando gravi carenze igienico-sanitarie, un accertamento che ha dato il via all’indagine che ha portato agli arresti di ieri. Sono, infatti, emerse, «gravi e sistematiche violazioni nell’esecuzione degli obblighi assunti dai gestori dei Cas in sede di aggiudicazione della gare».

In particolare venivano riscontrate la mancanza dei certificati di prevenzione incendi relativi agli immobili, violazioni delle norme sulla sicurezza mediante l’ostruzione delle vie di fuga con i letti degli ospiti, gravi carenze della manutenzione degli impianti elettrici. Condizioni disumane e ricchi affari. Uno dei titolari pagava l’affitto per un immobile da destinare all’accoglienza, che in realtà era di proprietà degli stessi genitori, i quali erano riusciti ad incassare 141mila euro, con un canone mensile inizialmente di 3mila euro e poi raddoppiato senza alcun motivo nel giro di un anno e mezzo. L’uomo, un 35enne, aveva inoltre fatto lievitare il suo stipendio nell’arco di due anni, da 1.550 a 5.500 euro al mese. Lo stesso gestiva di fatto un’altra Onlus, di cui risultava amministratore unico la madre, alla quale aveva trasferito quasi 300mila euro per servizi di pulizia mai effettuati. In un altro caso il gestore aveva dichiarato che i migranti sarebbero stati ospitati in un struttura, abitata dalla nonna, diversa da quella poi realmente utilizzata, risultata abusiva e con gravi carenze igieniche. Infine è stato persino accertato che alcuni soldi erano stati utilizzati per il banchetto tenuto in occasione del battesimo del figlio di uno dei titolari.

Un altro gestore, pur avendo ricevuto dalla Prefettura più di 4 milioni tra il 2015 e il 2017, violava le condizioni previste dalla convenzione, ospitando i migranti in strutture sovraffollate (quattro volte la capienza di 56 unità certificata dalla Asl), al punto di essere accusato di maltrattamenti. Grazie alle intercettazioni, gli uomini della Mobile di Latina hanno accertato che la Onlus "Azalea" si spartiva la gestione dei richiedenti asilo con la Onlus "Philia", senza alcuna comunicazione alla Prefettura.