Attualità

PROPOSTA DI CIVILTÀ. Lampedusa da Nobel «Candidatura ufficiale»

Francesco Saverio Alonzo sabato 27 luglio 2013
​La gente di Lampedusa ha saputo prendere in mano la situazione», offrendo un esempio di accoglienza e solidarietà nonostante gli «effetti negativi dei continui sbarchi di immigrati irregolari sull’isola». Una popolazione che ha riaffermato «questi basilari princìpi di umana solidarietà e che perciò va aiutata e sostenuta». Con queste motivazioni l’Associazione della stampa estera svedese ha rilanciato la proposta di Avvenire e candidato ufficialmente Lampedusa al Nobel per la Pace. L’organismo che riunisce i corrispondenti accreditati presso il Ministero degli Esteri svedese (Profoca) ha trasmesso una proposta formale per «l’Assegnazione del Premio Nobel per la Pace alla popolazione di Lampedusa». Il dossier sulla «leggenda di Lampedusa» che la Profoca ha inviato al Comitato di Oslo, comprende, tra i vari documenti, anche molti reportage di Avvenire, che spiegano perché Lampedusa è «un’isola da Nobel».A differenza di tutti gli altri premi, che vengono consegnati in Svezia, quello per la Pace viene assegnato e poi consegnato nel corso di una solenne cerimonia pubblica a Oslo, capitale norvegese, dov’è attivo il "Nobel Peace Price Center". Destinatario della proposta partita da Stoccolma è il presidente del Comitato del Nobel del Parlamento norvegese Storting, Thorbjörn Jagland. Investito di questo incarico dal 2009 al 2014 (l’anno per il quale l’isola siciliana concorrerà all’assegnazione del premio), Jagland è anche segretario generale del Consiglio d’Europa, a Strasburgo.Prima di ufficializzare la candidatura di Lampedusa alcuni membri del direttivo della Profoca si erano messi in contatto con il Comitato per il Nobel, dai quali hanno tratto l’«impressione» che la proposta dei giornalisti sarebbe stata considerata con attenzione. La presidente dei corrispondenti dall’estero, la cinese Xuefei Chen, ha dichiarato che «nessun’altra organizzazione o personalità internazionale sarebbe al momento più meritevole della popolazione di Lampedusa». Il portavoce della Profoca, il messicano Josè Luis Belmar (corrispondente di TV Azteca e Voice of America) insiste a sua volta sul fatto che la gente di una piccola isola ha accolto con i propri mezzi e nelle proprie case, senza alcun sostegno dal di fuori, tutti coloro – per lo piú donne e bambini, spesso piccoli – fuggivano da terre in cui erano vittime di ingiustizie, prepotenze, povertà e fame.Anche gli altri membri del Consiglio direttivo – tra cui il vice presidente Abdullah Gürgün (Turchia), la segretaria Sara Jasas (Iraq) e i consiglieri Jelena Ivanisevic (Montenegro) e Rick Wasserman (Gran Bretagna) – sottolineano che il massimo riconoscimento all’isola italiana avrebbe anche l’importantissimo merito di spronare altre nazioni «ad apprendere la lezione di misericordia, solidarietà e altruismo» impartita da una popolazione che, pur non essendo annoverata tra i «ricchi», ha salvato da sicura morte migliaia di profughi con i mezzi e il calore umano offerti spontaneamente da praticamente ogni cittadino.L’azione della Profoca – hanno dichiarato alcuni dei suoi rappresentanti – serve anche a risvegliare i mass media di tutto il mondo dall’indifferenza globale, già denunciata da Papa Francesco, non soltanto nei riguardi delle vittime, ma anche di coloro che fanno a gara per soccorrerle. José Luis Belmar intende anche realizzare un reportage televisivo e una cronaca radiofonica per invitare alla riflessione i giornalisti europei così solleciti nell’accusare l’Italia nei momenti di crisi, ma assolutamente muti quando si tratta di mettere in rilievo la tensione umanitaria e gli sforzi persino eroici compiuti dalla popolazione di un’isola italiana per offrire un rifugio sicuro e accogliente a chi ha perduto tutto.