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Elezioni. L'altra faccia del voto in 3.800 Comuni

Gianni Santamaria giovedì 23 maggio 2019

Non solo Europee. Come nel 2014, le elezioni di domenica per il parlamento continentale saranno in contemporanea con il primo turno di consultazioni per il rinnovo di oltre 3.800 amministrazioni comunali, poco meno della metà del totale. Un election day che si completa con le Regionali del Piemonte e con due elezioni suppletive in altrettanti collegi per la Camera nel Trentino-Alto Adige. E un’altra partita in cui soprattutto il Pd avrà un compito primario: provare a fermare l’avanzata del centrodestra.

Le Comunali coinvolgono oltre 16 milioni di elettori e riguardano cinque capoluoghi di Regione (Firenze, Bari, Perugia, Potenza e Campobasso) e una ventina di capoluoghi di provincia. Sono 12 le città con oltre 100mila abitanti chiamate al voto, e 232 in totale quelle al di sopra dei 15mila abitanti. Mentre in Sardegna (29 i Comuni coinvolti, compreso Cagliari, dove il sindaco Zedda è passato al consiglio regionale) la data è stata spostata al 9 giugno a causa del ritardo nella proclamazione degli eletti alla Regionali del 24 febbraio. Anche per la Città metropolitana di Reggio Calabria, che 5 anni fa aveva votato in ottobre per uno scioglimento anticipato, si dovrà attendere l’autunno. Oltre ai Comuni che arrivano al termine naturale della legislatura, andranno alle urne anche quelli in cui le giunte sono cadute in anticipo: Lecce, Avellino, Vibo Valentia e Rovigo. Oltre alle principali località chiamate elle urne (di cui riferiamo a parte in questa pagina), tra i capoluoghi regionali spicca la sfida di Perugia. Si vedrà, infatti, che peso ha avuto sul centrosinistra l’inchiesta sulla sanità che ha portato alle dimissioni del governtore Catiuscia Marini. Nel capoluogo della ormai ex regione 'rossa' (nel 2018 la sinistra ha perso anche il bastione di Terni), il sindaco uscente di centrodestra, Andrea Romizi, se la vedrà con Giuliano Giubilei, vicedirettore del Tg3, a capo della coalizione di centrosinistra.

Unità o scomposizioni nei due schieramenti sono il leit-motiv delle varie sfide. A parte la scelta del M5s di correre anche stavolta da solo. Sempre nelle regioni tradizionalmente di sinistra, un primo cittadino pentastellato uscente è Filippo Nogarin, che correrà alle Europee. Ci proverà, dunque, la sua vice Stella Sorgente. Che dovrà vedersela, per il centrosinistra (Pd-Articolo 1 e altri) con un altro giornalista tv, Luca Salvetti, della popolare emittente locale TeleGranducato. A rosicchiargli voti al primo turno saranno alcune sigle della gauche radicale. Compatto, invece, il centrodestra con Andrea Romiti (Fdi). Sempre in Toscana è incerta anche la competizione a Prato, seconda città della regione per abitanti. Il sindaco uscente Mat- teo Biffoni (Pd) viene sfidato dal centrodestra compatto che lancia il leghista Daniele Spada. Alle politiche dell’anno scorso il centrodestra prese il 34% contro il 33% del centrosinistra. In Emilia Romagna, oltre alla Lega, anche M5s dopo aver conquistato Imola nel 2018 - ha la chance di insidiare il primato della sinistra.

Le principali città contendibili sono Reggio, Modena, Ferrara, Forlì e Cesena. Stesso filo conduttore nelle Marche, dove a Pesaro, storicamente in mano alla sinistra, l’uscente Matteo Ricci avrà la concorrenza di 5 liste: due di sinistra, M5s, una civica e una di centrodestra. Specularmente ad Ascoli Piceno, dopo la sindacatura di Guido Castelli, il centrodestra è spaccato in due. Fdi, Lega e otto civiche sostengono Marco Fioravanti, indicato da Meloni, e Fi appoggia Piero Celani, attuale vicepresidente dell’assemblea regionale. La coalizione perde pezzi anche a Recco (Genova), buen retiro di Matteo Salvini: da un lato il candidato comune a tutti, Carlo Gandolfo (Fdi); dall’altro Gian Luca Buccilli, fino a ieri in giunta e che ora ha dato vita a una civica con alcuni esuli del Pd. Tra i Comuni che hanno finito traumaticamente la consiliatura, due i casi emblematici: Lecce e Avellino. In Salento si torna alle urne a due anni dalle dimissioni del sindaco di centrosinistra Carlo Salvemini, caduto sul bilancio. Nella stessa area in lizza con Sinistra comune il magistrato Mario Fiorella. Il centrodestra è diviso: torna l’ex ministro Adriana Poli Bortone, sostenuta da 4 liste, contrapposta a Erio Congedo (Fdi), appoggiato da ben 12. Per M5s, che in zona alle politiche fece il botto, corre Arturo Baglivo. In Irpinia, invece, l’amministrazione M5s è durata appena dieci mesi (sei di commissariamento).

Ora corrono in sette. Il Movimento, che ha governato per soli 4 mesi con Vincenzo Ciampi (che non aveva la maggioranza in consiglio) ci riprova con il vicesindaco Ferdinando Picariello. I fronti avversari non sono compatti. Centrodestra e centrosinistra presentano tre candidati sindaci e un esercito di 450 aspiranti consiglieri in una miriade di civiche. Gli unici simboli di partito sono quelli del Pd (per cui corre Luca Cipriano), Forza Italia (Dino Preziosi) e Lega (Bianca Maria D’Agostino). Fra le curiosità, per la prima volta si voterà in 24 Comuni istituiti quest’anno per fusione. La cittadina più piccola chiamata alle urne è Moncenisio ( Torino), che conta appena 29 abitanti. In una decina di località le elezioni sono state rinviate per la mancata presentazione di liste, tra esse l’exclave italiana in terra svizzera, Campione d’Italia (Como). Mentre a Palizzi (Reggio Calabria) le elezioni sono state revocate, dopo il recente scioglimento da parte del Consiglio dei ministri per infiltrazioni mafiose.