Attualità

Partita a scacchi. La Ue non sceglie, nomine congelate

Giovanni Maria Del Re giovedì 17 luglio 2014
​Un puzzle troppo complesso da risolvere in una sola cena. «Si tratta – ragionava il premier finlandese Alexander Stubb ieri a margine del vertice Ppe – di bilanciare Nord Europa e Sud Europa, Est e Ovest, piccoli Stati e grandi Stati, uomini e donne…». E così ieri sera l’aria che tirava alla cena dei leader era di scetticismo sulla possibilità di un’intesa, il tutto mentre si consolidava – sostenuti dal grosso dei Popolari – la levata di scudi dei Paesi dell’Est contro la candidatura di Federica Mogherini al posto di Alto rappresentante per la politica Estera Ue.  «Può benissimo essere – dichiarava ieri il cancelliere tedesco Angela Merkel – che stasera vi sia solo una prima discussione e che non prendiamo decisioni. Ritengo opportuno che, quando decidiamo, affrontiamo in modo globale le questioni aperte e dubito che ci riusciremo già stasera». L’ipotesi è quella di un nuovo summit a fine agosto, forse il 28, per chiudere su un "pacchetto unico" con tutti i ruoli di vertice. È tramontata dunque l’ipotesi che ieri si potesse decidere sul solo nome dell’Alto rappresentante, che è anche vicepresidente della Commissione Europea.Certo è che i Paesi dell’Est, lungi dall’allentare l’ostilità contro Federica Mogherini, ieri l’hanno anzi consolidata. «Insisteremo per un esponente dell’Europa centrale, Radek Sikorski (ministro degli Esteri polacco, ndr) sarebbe la scelta migliore», diceva ieri il premier ceco Bohuslav Sobotka. Durissima la presa di posizione della presidente lituana Dalia Gribauskaite. «Osserviamo che alcuni candidati (al posto di Alto rappresentante, ndr) hanno assunto posizioni molto amichevoli nei confronti del Cremlino. Un candidato del genere, naturalmente, per il nostro gruppo di Paesi è del tutto inaccettabile». E il finlandese Stubb ieri al Ppe ha detto che Mogherini «è un buon candidato, ma ce ne sono molti altri altrettanto buoni». E mentre la Merkel è rimasta assolutamente abbottonata, altri esponenti tedeschi hanno sparato pesanti bordate. «Per una posizione del genere – avvertiva ad esempio uno dei big popolari, il presidente della Commissione Affari esteri al Parlamento Europeo Elmar Brok – ci vuole una persona di vasta esperienza e autorevole, la signora Mogherini è ministro da quattro mesi». Una situazione difficile, tanto che una fonte Ppe altolocata parlava dell’ipotesi di rispolverare, ma per la presidenza del Consiglio Europeo, la (presunta) candidatura di Enrico Letta – che piacerebbe a vari leader ma Matteo Renzi non vuole assolutamente. Altri popolari  presenti alla riunione comunque sottolineano che il nome di Letta non è stato fatto, e ieri fonti sia di Palazzo Chigi, sia vicine al presidente del Consiglio Europeo Herman Van Rompuy hanno smentito che il nome sia stato ventilato.Dall’altro vertice di partito di ieri, quello dei Socialisti Europei, è invece emerso un compatto sostegno sia per la richiesta di avere per la famiglia politica il posto di Alto rappresentante, sia la candidatura Mogherini, definita ad esempio dal cancelliere austriaco Werner Faymann «un candidato eccellente». «La conosco da tempo – ha detto anche il presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz –. È molto competente e non capisco chi la critica perché è troppo giovane». Solo che questo non basta a risolvere il complicatissimo puzzle, con l’Est che non solo osteggia Mogherini, ma rivendica una carica importante. Si fanno i nomi del polacco Sikorski, ma anche dell’attuale commissario europeo agli Aiuti umanitari Kristalina Georgieva, gradita a Juncker – ma forse non sostenuta dal governo socialista di Sofia.Nel puzzle, però, c’è anche la questione che riguarda il posto di presidente del Consiglio Europeo. Nonostante le nuove smentite dell’interessata, ieri era fortissima la "quotazione" della premier danese Hella Thorning-Schmidt, di famiglia Pse. In realtà, però, c’è chi fa notare che c’è una famiglia finora tenuta fuori dai giochi, quella dei liberali, che pure hanno appoggiato i vertici di Parlamento Europeo e Commissione. Ed ecco che cresce la quotazione dell’ex premier estone Andrus Ansip, che è appunto un liberale, o anche il suo giovanissimo successore Taavis Roivas 34 anni.