Attualità

IL DECRETO ANTI-CRISI. La tassa sulla pay tv scatena la bagarre

Arturo Celletti martedì 2 dicembre 2008
Sky si ribella alla decisione del governo di inasprire l'Iva sulle pay tv. La tv del magnate Rupert Murdoch reagisce contrattaccando. Prima con l'intervento - in diretta prima delle partite della domenica - di una delle star della pay tv, Ilaria D'Amico. Poi con uno spot in cui attacca direttamente Berlusconi e Tremonti: «In una fase di crisi economica i governi lavorano per trovare una soluzione che aumenti la capacità di spesa dei cittadini e sostenga la crescita delle imprese. Il governo italiano ha annunciato invece una misura che va nella direzione opposta: il raddoppio delle tasse sul vostro abbonamento a Sky che va dal 10 al 20 per cento». Oramai è guerra. «Così sono a rischio gli investimenti», avverte l'amministratore delegato di Sky Italia Tom Mockridge che, dopo aver spiegato che Sky si farà in parte carico del pagamento della tassa, rincara la dose: «Questa è concorrenza sleale». È guerra. Sky attacca ancora. Spiega che il provvedimento sull'Iva approvato dal governo prevede un raddoppio dell'imposta per i «4,7 milioni di famiglie che hanno liberamente scelto di abbonarsi ai nostri prodotti». E arriva al punto: «Se il Parlamento non lo bloccherà, questo aumento delle tasse sul vostro abbonamento " dice ancora Sky rivolgendosi direttamente ai "suoi" abbonati " entrerà in vigore il prossimo 1 gennaio. Se credete che questa decisione sia sbagliata scrivete una mail alla presidenza del Consiglio». Che risulta per ore intasata dai messaggi di protesta. Non è sola la Tv di Murdoch. Il Pd e l'Idv si sono schierati subito e ora tocca a Veltroni attaccare: «Questa misura è un modo per colpire un'impresa, Sky, che produce e dà lavoro, e per colpire i cittadini, deprimendo ulteriormente il Paese...». Il capo del Pd ricorda come Sky sia il «principale concorrente di Berlusconi» e affonda ancora: «Il governo prende una misura che è un aumento delle tasse perché non stiamo parlando di famiglie ricche ma dei tifosi di calcio che si sono abbonati a Sky e ora si trovano il prezzo raddoppiato». La maggioranza difende con forza la decisione, ma non esclude la possibilità di una "messa a punto" del provvedimento in Parlamento. «Questo è un momento di difficoltà in cui c'è bisogno che tutti facciano dei sacrifici... E la norma sulla pay tv mi pare giusta», spiega il ministro dell'Interno Roberto Maroni che chiosa: «Il Parlamento può comunque migliorare tutte le norme che il governo ha deciso». È questa la linea del governo. Ronchi la ribadisce così: «Con questo provvedimento nessuno vuole discriminare nessuno e tantomeno vuole colpire l'occupazione... Comunque tutto l'impianto della manovra non è un dogma e lo si discuterà». Il Pd attacca, ma è l'Italia dei Valori a invocare con il capogruppo alla Camera, Massimo Donadi, una «legge sul conflitto d'interessi per risolvere un'anomalia unica tra le democrazie europee». Gli uomini di Di Pietro sferrando l'attacco più duro: «Mentre si raddoppia l'Iva a Sky i giornali della famiglia Berlusconi pubblicizzano le offerte di Mediaset Premium. Una simile concentrazione di potere ed una commistione tra affari e politica altera pesantemente le regole della democrazia». Ripensamenti? Passi indietro dell'esecutivo? Il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola sembra escluderli: «Le agevolazioni a Sky erano destinate a incentivare il suo percorso. Ora che il suo percorso è cresciuto, non si vede perché Sky deve continuare a beneficiarne». E intanto Pier Ferdinando Casini avverte: «Il presidente del Consiglio ha chiesto disponibilità all'opposizione. Noi rispondiamo: presente. In questa manovra ci sono cose positive, ma certamente bisogna togliere dal campo la tassa su Sky. È necessario rimuoverla per la credibilità del governo, non solo per il pluralismo dell'informazione».