Attualità

Cattolici e politica. La sfida: fare Centro alle Europee

Angelo Picariello domenica 4 febbraio 2024

L'intervento di Lorenzo Dellai all'assemnlea di fondazione di Base Popolare

Il lancio di Base popolare. Mario Mauro: «Per salvare l’Europa serve un partito che guardi al Ppe senza finire in un asset ereditario» «Insieme» e «Tempi Nuovi» guardano al Terzo Polo, diviso fra Renzi e Calenda. Rosato e Bonetti rafforzano l’area cattolica di Azione «L’Italia ha bisogno di un centro popolare che vada oltre la figura del suo promotore, e non finisca in un asset ereditario». L’immagine, esplicita, la offre Mario Mauro, tirando le fila all’hotel Parioli all’assemblea dei 180 soci fondatori di “Base popolare”, un nuovo cantiere che si apre al centro. «Un partito del genere serve urgentemente all’Europa. Perché c’è la guerra, che rischia di far saltare, con la corsa all’armamento della Germania, le ragioni stesse per cui è nata. Ma in giro - conclude amaramente l’ex ministro della Difesa - non c’è sufficiente consapevolezza ». Il centro è il luogo di tradizionale collocazione della visione politica cattolico-popolare, interclassista, che nasce storicamente per tenere unito il tessuto sociale di un Paese e non per lucrare sulle contrapposizioni. «Il contenitore già c’è, aspetta solo di essere riempito da protagonisti mossi non dal loro “ego”, ma da una spinta verso il bene comune », interviene l’ecomomista Stefano Zamagni. Ex presidente dell’Agenzia per il Terzo settore e animatore di tante Settimane sociali dei cattolici italiani, Zamagni ha messo la sua autorevolezza ed esperienza al servizio di “Insieme”, redigendone il documento programmatico. Un partito nato al di fuori dei poli, nel solco della Dottrina sociale della Chiesa, che però ancora non ha deciso, in vista del voto europeo, se andare da solo o federarsi, e con chi. «Quel vuoto non è stato ancora riempito, ma lo sarà- si dice convinto Zamagni - . Non ha senso questa contrapposizione fra cattolici della “morale” e cattolici del “sociale”, la Dottrina sociale è una. Come non ha senso la contrapposizione fra Stato e mercato, che taglia fuori la comunità civile. Se l’articolo 46 della Costituzione fosse stato attuato, come chiede la Cisl con la sua proposta di legge di partecipazione dei lavoratori agli utili delle imprese, non avremmo avuto un caso Stellantis, e non avremmo questa finanziarizzazione dell’economia. E non saremmo rassegnati, soprattutto - conclude Zamagni - al “trans-umanesimo” di Elon Musk, che progetta di mettere dei microchip nel nostro cervello, accolto in pompa magna dai nuovi governanti». I cantieri che si aprono al centro contestano il culto del leader e si danno una guida plurale. Al vertice di Insieme c’è una segreteria composta da 11 persone eletta un mese fa dal Consiglio nazionale. Mentre il gruppo dirigente di Base Popolare vede all’opera giovani di belle speranze come Dante Monda e Andrea Tuccillo e dirigenti politici collaudati che si sono messi al servizio della causa: «Nei tanti tentativi non decollati ci sono stati tanti, troppi “ex” a fare da tappo», spiega Giuseppe De Mita: «Noi non vogliamo esserlo. Andiamo in giro a dare una mano a un processo dal basso, senza operazioni mediatiche che ripropongono volti già noti. Siamo una minoranza noi credenti, è vero, ma nessuno è maggioranza. Lo diventa, ed è questa la sfida che dobbiamo accettare, chi mette in campo proposte migliori e una maggiore generosità al servizio del bene comune». Pienamente coinvolto nel progetto anche Gaetano Quagliariello: «Registriamo una profonda insoddisfazione nei confronti dell’attuale quadro politico e un grave disinteresse anche fra i cattolici. Facciamo i conti con un modello leaderistico, ma allora con mezzi nuovi proponiamo un’impostazione che dia risposte ai bisogni e non solo slogan, superando l’idea in voga dei partiti personali, peggio ancora proprietari, con una leadership condivisa e una condivisione di valori e obiettivi. Sapendo conclude Quagliariello - che è un percorso lungo». Concorda Lorenzo Dellai: «Agiamo in un contesto di crisi della democrazia e del senso di comunità, ma noi cattolici dobbiamo dare il nostro contributo per superare questo stato di cose, sapendo che, come diceva il cileno Gabriel Valdes, se scendi a patti con la destra è la destra che vince, e non ci si può alleare nemmeno con una sinistra che si limita a promuovere i diritti individualistici. Caduto il populismo - conclude Dellai -, resteranno solo le macerie dei conflitti sociali che noi saremo chiamati a ricomporre». Ma alle Europee il simbolo di Base popolare non ci sarà mentre Insieme, come detto, sta valutando se andare con altri. Come è noto, però, non è che il centro goda di ottima salute in Parlamento, con le continue diatribe fra Matteo Renzi e Carlo Calenda. E, in più, tanto Azione quanto Iv non hanno nel Ppe il loro riferimento in Europa, a differenza dei cantieri popolari aperti. Anche Tempi nuovi, l’associazione che fa capo all’ex ministro Beppe Fioroni sta valutando di confluire nel Terzo Polo. «Abbiamo contatti sia con Renzi che con Calenda», spiega Giorgio Merlo. La presentazione del suo libro sulla sinistra sociale, alla biblioteca del Senato, qualche settimana fa, ha visto una gran partecipazione, un segnale dell’interesse che si registra nel riprendere il cammino di una storia politica bruscamente interrotta 30 anni fa: «Ma un centro diviso - ragiona Merlo - non va da nessuna parte». «Non siamo noi a chiudere le porte a Calenda - assicura la senatrice Raffaella Paita, di Iv - ma soprattutto le nostre liste sono aperte al contributo di esponenti popolari, che fanno parte a pieno titolo del nostro progetto, che guarda alla prospettiva, cara ai cattolici, degli Stati uniti d’Europa». C’è un gruppo che però ha scelto di passare da Iv ad Azione dando vita all’associazione Per (Popolari europei e riformisti) al quale ha aderito anche l’ex segretario della Cisl Raffaele Bonanni. Fra di loro c’è l’ex ministro delle Pari opportunità Elena Bonetti, che ha avuto un ruolo fondamentale nel varo dell’assegno unico per i figli, e l’ex coordinatore di Iv Ettore Rosato. « Abbiamo come nostri riferimenti l’associazionismo cattolico, la Dottrina sociale e alcuni movimenti civici - spiega Rosato - convinti come siamo che al centro c’è lo spazio per far nascere un progetto comune che dia voce a tutte queste realtà. Per questo avremo esponenti in lista alle Europee, che condividono questa impostazione, in tutti i collegi». In Azione ci sono d’altronde esponenti che sin dall’inizio guardano alla prospettiva popolare, come Maria Stella Gelmini: «Terzo settore, denatalità, parità scolastica, centralità della persona, transizione ambientale, sono le nostre battaglie che abbiamo portato in un progetto comune con liberali e riformisti, al centro dello schieramento. Per dare delle risposte alla disaffezione originata dalle vuote contrapposizioni di questo bipolarismo muscolare e inconcludente - dice l’ex ministro dell’Istruzione -, lontano da una visione popolare come la nostra». Ma nell’associazionismo cattolico c’è anche chi ha scelto di contarsi e di correre da solo. Così il Popolo della Famiglia di Mario Adinolfi, «un’esperienza faticosa ma entusiasmante - la definisce -, premiata con 220mila voti alle politiche del 2018. In questa competizione invece abbiamo un dialogo con la Dc di Totò Cuffaro e altri per dare voce ai temi a noi cari, dalla vita alla famiglia, per testare la possibilità di un lavoro comune». Ma la domanda da un milione di dollari è questa: come deve destreggiarsi l’elettore che guarda al centro dello schieramento fra tanti progetti, alcuni dei quali non saranno presenti sulle schede per il voto europeo? La risposta prova a darla Zamagni: «Valutato come compatibile un progetto politico per l’elettore cattolico che vuol dare un voto consapevole, si tratterà di guardare all’interno delle liste, all’esperienza e alla storia dei singoli candidati. Dare voce a candidati credibili - conclude - può essere il primo passo per dar vita a un progetto nuovo che guardi all’Europa».