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Il riscaldamento colpisce anche a Courmayeur. «La nostra vita sotto il ghiacciaio»

Paolo Ferrario Inviato a Courmayeur (Aosta) giovedì 26 settembre 2019

Nell’estate del 2017 una valanga è arrivata nel suo giardino, ma Beatrice Colombati non ha paura di vivere sotto il ghiacciaio Planpincieux, nel massiccio del Monte Bianco, che minaccia di scaricare a valle oltre 250mila metri cubi di materiale. Per effetto dei cambiamenti climatici e dell’innalzamento delle temperature anche in alta montagna, il fronte glaciale si muove a una velocità di 50-60 centimetri al giorno, un fenomeno mai osservato dagli esperti della Fondazione Montagna sicura, braccio operativo della Regione Valle d’Aosta, che lo sta tenendo monitorato dal 2012.

«La nostra casa è al limitare della zona evacuata, per cui ci sentiamo abbastanza tran- quilli», aggiunge Beatrice, che vive nella frazione di Planpincieux con i genitori e la sorella. Deve affrettarsi però, se vuole raggiungere la strada per la Val Ferret prima che chiuda. Da martedì sera, infatti, per ragioni di sicurezza, la strada è chiusa, tranne nelle fasce orarie controllate dalle 7.30 alle 9, dalle 12 alle 13.30 e dalle 17.30 alle 19.30. In queste finestre temporali possono passare soltanto i residenti e chi gestisce attività in zona, ma non i turisti, per i quali sarà aperta, domani, una pista percorribile però soltanto a piedi o in bicicletta. «Per fortuna che non siamo in alta stagione», sottolinea Franco Caramello, 78 anni, gestore del parco giochi 'Club des sportes', che lamenta «l’allarmismo» creatosi intorno a questa vicenda, «che spaventa i turisti».

In effetti, come conferma un albergatore, qualche disdetta per il fine settimana è già arrivata e qui si teme che altre possano seguire. «Che cada una volta per tutte e sia finita», quasi invoca Caramello che, con la chiusura della strada, vede sfumare i 400 biglietti che di solito stacca ogni giorno. Il secondo scenario, ipotizzato dai glaciologi di Montagna sicura, è che le temperature si abbassino, congelando l’acqua che scorre sotto il ghiaccio e rallentando così la corsa dell’imponente massa verso valle. Anche se non è al momento possibile fare previsioni, secondo i modelli predisposti dai tecnici, il crollo dovrebbe verificarsi entro ottobre. Lo scorso anno, in questo mese, dal Planpincieux si staccarono 50mila metri cubi di materiale.

«La montagna si muove, lo sappiamo e ci siamo abituati» dice con un’alzata di spalle Giulio Guedoz, 82 anni, residente nella frazione Villarin e gestore, a Plapincieux del bar 'Lo brenco', che prende il nome dell’antico portapane dei contadini. Ora anche il bar è chiuso e, aggiunge la nipote Nicole Passino, forse rialzerà la saracinesca domani, quando sarà aperta la viabilità alternativa per la Val Ferret. Invece, ancora non sa quando potrà rientrare in casa Marco Busanelli, genovese trapiantato da una decina d’anni a Montitaz. La sua è l’unica casa compresa nell’area evacuata dal Comune per sicurezza. «Ero in viaggio e ho appreso che non sarei più potuto rientrare a casa – racconta – nemmeno per prendere lo spazzolino da denti. La mia abitazione ha 150 anni e non è mai stata interessata da alcuna calamità. E spero che anche stavolta sia così». A rassicurare la popolazione, per la verità preoccupata soprattutto delle possibili ricadute negative sul turismo che la vicenda potrebbe avere, ci ha provato ieri pomeriggio il sindaco di Courmayeur, Stefano Miserocchi.

«Il paese non corre alcun pericolo – ha ripetuto più volte –. L’unica struttura che potrebbe essere coinvolta dal distacco della massa glaciale è la strada per la Val Ferret, che per questa ragione, è stata chiusa». È intervenuto anche il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, secondo cui «è urgente un’azione forte». I movimenti del Planpincieux sono tenuti costantemente sotto osservazione grazie a un sistema di webcam che ne registra gli spostamenti. È stata proprio l’osservazione delle immagini, che ha convinto i tecnici a alzare il livello di allerta. Da oggi, per avere un controllo ancora più puntuale, sul ghiacciaio sarà posizionato un sofisticato sistema di radar, metodologia utilizzata da una decina d’anni per il monitoraggio delle frane. «Grazie alle nuove informazioni – spiega Davide Bertolo, responsabile del servizio geologico regionale – saremo in grado di fare previsioni più attendibili circa l’evoluzione del fenomeno, anche se non è al momento possibile sapere quando e come il distacco avverrà. Se cioè la massa precipiterà tutta insieme o con crolli successivi di minore entità. Sicuramente – conclude Bertolo – non utilizzeremo l’esplosivo per accelerare il fenomeno. Perché rischieremmo di rendere ancora più instabile il ghiacciaio, peggiorando la situazione».