Attualità

Europee. L'Italia guida il fronte degli euroscettici

Giovanni Grasso martedì 20 maggio 2014
​L’Italia potrebbe essere la capofila in Europa dell’euroscetticismo. Lo dice un rapporto dell’Istituto Cattaneo che ha messo a confronto i sondaggi riguardanti i 28 Paesi membri. Da quest’analisi si evidenzia che l’Italia si classificherebbe al secondo posto, subito dopo la Grecia, per i voti ai partiti populisti, grazie al successo della lista M5S. Mentre, se si contano i seggi, il nostro Paese schizzerebbe direttamente al primo posto (l’Italia ha diritto a più eurodeputati della Grecia). La presenza massiccia degli eurodeputati grillini cambierebbe dunque il volto della delegazione italiana a Strasburgo rispetto alle elezioni europee di cinque anni fa.  Ma da un altro punto di vista il voto di Grillo alle europee è perfettamente in linea con i risultati raggiunti nelle ultime politiche. Quindi se l’arrivo massiccio di grillini a Bruxelles potrà essere una novità per l’Europarlamento, non sarà una grande sorpresa per gli italiani. I dati del Cattaneo sono stati esaminati alla luce dell’ultima rilevazione di Eurobarometro, che assegna proprio agli italiani il secondo posto per pessimismo rispetto al futuro e all’Unione Europea, sempre dietro i Greci. Qui si verifica un vero e proprio crollo di fiducia, visto che nel 2003 i nostri connazionali erano i più euroentusiasti dell’intera Unione. Tuttavia leggendo in profondità si scopre che l’europessimismo italiano è comunque minore della sfiducia che i nostri concittadini nutrono nei confronti delle istituzioni nazionali, governo e Parlamento in primis. E anche per quanto riguarda la moneta unica il 53 per cento si dice favorevole al mantenimento. La conclusione del Cattaneo è questa e sembra piuttosto condivisibile: «La fiducia accordata dagli elettori italiani ai partiti euroscettici non implica necessariamente l’appoggio a scelte drastiche quali l’uscita dall’euro, quanto piuttosto la volontà di esprimere un malcontento complessivo e innescare così un più articolato processo di riforma della governance europea». Tra le motivazioni di tale sfiducia c’è sicuramente la situazione occupazionale. Eurostat ha pubblicato ieri i suoi dati, secondo cui l’Italia resta agli ultimi posti dell’Unione europea per tasso di occupazione: nel 2013 lavorava solo il 59,8% delle persone tra i 20 e i 64 anni, un dato che riporta il Paese ai livelli del 2002 (59,2%) Il dato è di 8,5 punti inferiore alla media europea (68,3%) e il peggiore dopo quello di Grecia, Croazia e Spagna.Per quanto riguarda la situazione degli altri Paesi, particolarmente marcato l’aumento delle forze euroscettiche o eurocontrarie in Germania e in Francia, dove potrebbero raggiungere rispettivamente il 15,9 per cento e il 26,5. Risultati più contenuti, ma oltre la soglia di guardia, anche nei Paesi Bassi e in Austria. Più difficile stabilire se tutte queste forze poi potranno trovare un’intesa a livello politico, dato che si tratta, come scrive il Cattaneo, di «un insieme estremamente eterogeneo di partiti che vanno dalla destra nazionalista alla sinistra estrema».