Attualità

LA DIFFICILE INTEGRAZIONE. Sgomberati e separati L'odissea dei rom milanesi

Nello Scavo domenica 14 febbraio 2010
«Vi daremo mezz’ora per raccogliere le vostre co­se. Le mamme con figli potranno andare in una casa d’acco­glienza, i mariti no. E i bambini più grandi non potranno restare con le madri, andranno in una comunità per adolescenti » . Con queste premesse per forza «che la maggioranza di noi rifiuta l’offerta del Comune; quale fa­miglia accetterebbe di separarsi?» . Radu ha moglie e sei bambini tra i due e i dodici anni. Ogni tanto non finisce il discorso. «Sto pensando» , si scusa. A cosa, ce lo spiegherà solo prima di tornare nel buio del nuovo accampa­mento abusivo del quartiere Lambra­te. Di sgomberi ne ha subìti una cin­quantina, ma la grande maggioranza di quelli come lui resta in Italia, «per­ché in Romania ci trattano anche peg­gio» .Dall’inizio del 2007 a Milano sono sta­ti compiuti 204 sgomberi, 28 già que­st’anno, due solo ieri. Alla vigilia de­gli allontanamenti, nel 2007, secondo Caritas e Ismu ( il centro studi sulla multietnicità) in città si contavano 4.130 rom. Nel 2008 la prefettura ne aveva censiti 3.562, escludendo però giostrai e rom che vivono negli ap­partamenti. Secondo il Comune nel­l’agosto 2009 si contavano circa 1.400 rom negli insediamenti illegali, ades­so sarebbero quasi 1.300. Le cifre non dicono però che la diminuzione non è data dal successo della politica delle ruspe, a cui quest’anno sono stati de­stinati 24 milioni di euro. «Semplicemente ci spostia­mo fuori Milano – spiega A­lexandru –, andiamo a Se­grate, a Pioltello, vicino al­l’aeroporto di Linate, in al­tre province o sotto i ponti della ferrovia». Fino a quan­do non andranno a stanar­li anche lì. Alexandru e Petru sorridono anche dei momenti peggiori. Come della notte in cui « la neve ha sfondato il tetto del­la baracca e i bambini si sono messi a gridare perché pensavano che fosse­ro arrivate le ruspe del Comune». I ca­terpillar sono piombati il giorno do­po. Nel fuggi fuggi, con la neve che ar­rivava alle ginocchia « alcuni bambi­ni hanno perso i quaderni con i com­piti » , raccontano i volontari di Sant’Egidio. Alexandru e Radu in fondo sperano ancora. Sono contenti del loro lavoro di muratori: 6 euro l’ora, 50 euro al giorno. In nero. «È bello quando mo­striamo alle famiglie italiane la nuova casa. Ci ringraziano, ci dicono bravi, ma non sanno che il loro muratore è un rom che da otto anni vive in ba­racche di cartone e cellophane». Il da­tore di lavoro si fida a tal punto da la­sciare a loro l’uso dell’auto aziendale, « però il padrone non conosce la ve­rità: sa che siamo romeni ma non gli abbiamo mai detto che siamo rom » . Più facile buttare giù un muro di ce­mento che un pregiudizio.«Come vi sentireste voi italiani se emi­grando all’estero doveste ne­gare di essere calabresi, sici­liani o cristiani o ebrei? Ecco, adesso sapete cosa si prova » . Non chiedono quattrini, ne sconti, «l’affitto posso pagar­lo, ma quando mostro il pas­saporto con le foto dei miei sei figli mi accompagnano fuori dicendo che mi faranno sapere». Tra gli accampati più d’uno finisce per avere problemi con la giustizia. Secondo il Comune dall’inizio di gen­naio 181 rom sono stati coin­volti in reati. « È vero, ci sono tra noi anche persone cattive, ma non possono accusarci tutti. I rom non sono tutti de­linquenti, come i siciliani non sono tutti mafiosi » . Alexandru e Radu tornano a chiudersi nei pesanti giubot­ti scuri. Sta per cominciare un’altra notte a zero gradi. «Dobbia­mo uscire a cercare altri posti in cui ac­camparci. Ci sono degli amici mura­tori che dicono che a Segrate c’è un capannone abbandonato » . Domani Alexandru e Radu comince­ranno a costruire villette nel Lodigia­no. «I vigili però ci hanno detto che al­l’alba torneranno con le ruspe » . Fi­nalmente Radu svela per cosa sta in pensiero. « Cosa risponderò ai miei fi­gli quando mi chiederanno perché co­struisco le case degli italiani ma non riesco a darne una anche a loro?» .