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Meeting di Rimini. L'economia di Francesco: per una impresa «for project»

Alessandro Zaccuri, inviato a Rimini mercoledì 21 agosto 2019

E se cominciassimo a parlare di imprese for project? «Sarebbe un modo per superare la falsa contrapposizione tra profit e non profit – spiega l’economista Luigino Bruni –. Il profitto ci vuole, certo, ma è solo una componente, non esclusiva, fra le tante che caratterizzano l’attività di un’impresa. A fare la differenza è la qualità del progetto, ossia la disponibilità di condividere un bene privato così da trasformalo in bene comune».

Nella platea del Meeting molti annuiscono, altri prendono appunti, tutti applaudono. Il titolo dell’incontro, The Economy of Francesco, rimanda all’omonimo appuntamento convocato dal Papa ad Assisi (QUI IL SITO UFFICIALE) per il marzo prossimo: un’occasione per ripensare l’economia partendo dall’apporto degli imprenditori e degli studiosi più giovani.

Quella di oggi a Rimini è stata una sorta di anteprima, con Bruni – che dell’evento di Assisi è uno degli organizzatori – impegnato a rispondere alle sollecitazioni provenienti da giovani che l’economia stanno già provando a cambiarla, anche attraverso la ricerca accademica. È il caso di Domenico Rossignoli, esperto degli effetti provocati dall’amministrazione dei monasteri benedettini nell’Inghilterra medievale. «Quale può essere l’apporto che viene oggi dalle minoranze creative?», si chiede.

Bruni corregge la definizione in «minoranze profetiche», la cui efficacia si misura non tanto sull’ampiezza dei risultati, quanto sulla qualità delle persone. Il tema ritorna nel confronto con Elettra Zadra, fondatrice di un’agenzia di pubbliche relazioni. «Anche l’imprenditore, come l’educatore, è chiamato a farsi carico del rischio della libertà – sottolinea Bruni –. Nel momento in cui stabilisce una relazione autentica con il datore di lavoro, il lavoratore è nella condizione di scegliere in autonomia e magari anche di andarsene». Lo scambio con Benedetto Linguerri, attivo nel settore del cibo biologico, permette di precisare il concetto: «La legge fondamentale dell’economia civile è il mutuo vantaggio, non è l’altruismo, che può essere praticato solo in via eccezionale – avverte Bruni –. Le persone hanno bisogno di sentirsi apprezzate per il valore che apportano, non di dipendere da un benefattore».

Per questo occorre investire sul desiderio di migliorare la propria condizione, sulla «fame di vita» che un ricercatore come Giacomo Ciambotti incontra spesso nei suoi viaggi in Africa. Ecco perché, alla fine, il consiglio più prezioso è quello che Bruni rivolge al designer della comunicazione Marco Saporiti: «Mai smettere di frequentare le periferie, è da lì che vengono le idee migliori».