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Jessica Avelar. Ha fatto la domanda nel 2015 ma la risposta non è ancora arrivata

Stefano Pasta giovedì 14 settembre 2017

Jessica Avelar

«Per me lasciare l’Italia sarebbe una seconda migrazione, mi sentirei spaesata in Salvador» dice Jessica Avelar, 29 anni, arrivata a Milano quando ne aveva 11 e oggi trasferitasi in provincia di Varese. Nel capoluogo lombardo ha frequentato medie, superiori, ha conseguito la laurea in Scienze dell’educazione all’Università Cattolica e ora sta concludendo la specialistica in Progettazione di servizi e politiche sociali alla Bicocca.

Insomma, se passasse la riforma approvata alla Camera ma impantanata al Senato, Jessica sarebbe una nuova italiana grazie allo Ius culturae. «È un principio – sostiene – molto giusto, poiché riconosce il bagaglio culturale acquisito con gli studio: io per esempio conosco più la storia e l’arte italiana che quella del Salvador. Non rinnego il mio Paese d’origine, lo spagnolo è la mia lingua madre, ma penso in italiano, gli amici sono qua, tutta la mia vita è in Italia».

Per pagare la retta universitaria, la ragazza ha sempre svolto dei lavori, dalle pulizie a baby sitter; fino a ottobre lavorerà al Sicet, il sindacato della Cisl per gli inquilini delle case popolari, per cui ha fatto a lungo volontariato. Sommando il suo reddito degli ultimi tre anni con quello dei genitori, nel 2015 ha presentato la domanda di cittadinanza ma la risposta non è ancora arrivata.