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LA CRISI CHE UCCIDE. Ucciso a botte in Inghilterra Quattro lituani in carcere

Vito Salinaro mercoledì 23 ottobre 2013
Le ombre, come l’oscurità calata prestissimo nel pomeriggio di Maidstone, nel Kent, avvolgono ancora questa terribile storia di odio e di sangue. Ma quel che, col passare delle ore, sembra scemare nelle ipotesi degli inquirenti è che il movente dell’uccisione del 20enne lecchese Joele Leotta sia di matrice xenofoba. Del resto Joele si sentiva al sicuro nel suo appartamentino proprio sopra il ristorante "Vesuvius" in questa località di provincia distante 50 chilometri da Londra. Era arrivato da appena dieci giorni per fare il cameriere e imparare la lingua. Gli uomini della scientifica vanno ora avanti e indietro dall’edificio dove il ragazzo di Nibionno (Lecco), è stato ammazzato domenica sera a calci e pugni.«Non sono stati i nostri ragazzi ad ucciderlo, come ho sentito dire da un sindaco italiano», ha commentato, non senza livore, uno degli agenti della Kent Police che da giorni stanno controllando ogni centimetro dell’edificio su due piani dove è avvenuto l’uccisione. Poco dopo è arrivata la conferma ufficiale: gli accusati di omicidio sono quattro, tutti trattenuti in carcere. Devono anche rispondere di lesioni gravi ai danni di una seconda vittima dell’aggressione, Alex Galbiati, amico di Joele, che ora sta meglio. Con lui condivideva la stanza. In totale sono dieci i fermati, nove lituani, uno solo di nazionalità inglese, rilasciato in serata. Due persone sono state rimesse in libertà dopo aver pagato la cauzione.Smontato dunque l’iniziale movente razziale. Nessun inglese infuriato che urlava «ci rubate il lavoro». Pare comunque che una certa tensione tra gli stranieri alla ricerca di lavoro, in molti casi in arrivo da Paesi europei, possa essere il contesto in cui è avvenuta la tragedia. Che potrebbe essere stata scatenata anche da qualche parola di troppo scappata tra Joele, forse accompagnato, e dal gruppo di lituani. «Qui vivono tanti immigrati, è molto probabile che si sia trattato di uno scontro tra di loro», ha dichiarato Adam Grove, 28enne inglese che abita nei pressi del luogo del delitto. «È folle pensare a quello che è accaduto proprio qui, nella nostra strada», ha aggiunto. Un’altra ipotesi, emersa da un post di Facebook, riguarda uno scambio di persona. «Saranno le indagini a chiarire ogni cosa», dice Omar, fratello di Alex Galbiati. I genitori di Joele sono a Londra, assistiti dal personale del consolato.Ora di fronte al ristorante campeggia la tenda per i rilevamenti della scientifica e il tipico nastro della polizia è stato steso tutto intorno. Il locale era uno dei più attivi in città: adesso è chiuso e al telefono risponde una segreteria. Anche se la cittadina del Kent viene definita tranquilla «spesso ci sono atti di vandalismo nelle nostre strade, soprattutto da parte di giovani alcolizzati», come ha spiegato Richard Allan, portavoce della locale polizia. E le possibilità di bere non mancano in un luogo che non offre molti divertimenti. Vicino al ristorante Vesuvius ci sono anche un bingo e una sala di biliardo, dove si gioca sino a tardi ed è frequentata, ha detto il proprietario, «da gente di diverse nazionalità». Maidstone è considerata la "porta dell’immigrazione" dall’Europa verso il Regno Unito. Tanti sperano di restare qualche mese per poi trasferirsi nella grande Londra. Ma per Joele non è stato così.