Attualità

Effetto crisi. L'Italia «fragile» che chiama il governo

Paolo Lambruschi giovedì 24 aprile 2014
Famiglie del ceto medio in fila alla Caritas, la ricchezza dei nuclei intaccata dalla crisi, il boom di pacchi alimentari. I flash di cronaca della povertà in Italia denunciano, una volta di più, le diseguaglianze diffuse nel Belpaese e la mancanza di reali politiche di contrasto all’indigenza. Soprattutto è la famiglia a venire penalizzata anche da questo provvedimento degli 80 euro mensili perché non è ritenuta un soggetto e, in sostanza, nei redditi di un cittadino, coniuge e figli a carico contano troppo poco. Possiamo attingere a molti rapporti, cambiano i fattori, non il risultato finale. Il Centro internazionale di studi sulla famiglia (Cisf) nel Rapporto 2014 segnala ad esempio che due famiglie su tre in Italia vivono una situazione economica difficile e i nuclei con figli sono più svantaggiati dal punto di vista economico rispetto alle coppie che non ne hanno.I dati più recenti di Bankitalia sui bilanci delle famiglie confermano che una su tre non arrivava a fine mese già nel 2012 mentre il reddito familiare medio tra il 2010 e il 2012  è calato del 7,3% e la ricchezza media diminuita del 6,9%. L’indagine sottolinea l’incremento della povertà assoluta dal 14% del 2010 al 16% nel 2012. Per l’istituto centrale di credito la soglia di povertà è fissata a un reddito di 7.678 euro netti l’anno e a 15.300 euro per una famiglia di tre persone. Partendo da questo dato, la Coldiretti qualche giorno fa segnalava che sono poco quasi 4,1 milioni le persone costrette a chiedere aiuto per mangiare nel 2013, con un aumento del 10% secco sull’anno precedente. Per effetto della crisi economica e sono aumentati in modo esponenziale gli italiani alla fame: erano 2,7 milioni nel 2010, sono saliti a 3,3 nel 2011 e hanno raggiunto i 3,7 milioni nel 2012. L’anno scorso 303mila persone hanno beneficiato dei servizi delle mense per i poveri, mentre ben 3.7 milioni hanno avuto assistenza con pacchi alimentari più adatti alle esigenze dei nuovi poveri (pensionati, disoccupati, famiglie con bambini) che per vergogna prediligono questa forma di aiuto al consumo di pasti gratuiti in mensa. Da brividi il picco di nuovi poveri tra il 2010 e il 2013: sono cresciuti del 47,2 per cento, pari a 1,3 milioni di cittadini. Come se tutta la popolazione di Milano si fosse messa in fila davanti alla Caritas a chiedere cibo. Chi sono? Nel 2013, 428 mila erano bambini da 0 a 5 anni mentre gli anziani oltre i 65 anni erano 578 mila. Nel 2013, in media, risultano all’Istat oltre un milione di famiglie che vivono senza lavoro, contando, se va bene, su pensioni o altre rendite. Le coppie con figli sono quasi i due terzi.La Caritas nel suo ultimo rapporto sulla povertà segnala preoccupata la crescente presenza di italiani in cerca di aiuto al sud, il 60% del totale. Sono in prevalenza donne (54%), coniugati (50), disoccupati (61%) e sette su dieci hanno figli. Il Forum delle associazioni familiari ha presentato critiche precise al provvedimento degli 80 euro mensili in busta paga. La prima è che «riguarda esclusivamente i dipendenti con reddito annuo individuale lordo inferiore ai 25.000 euro e di fatto rischia di non tener conto della situazione familiare del beneficiario». Quindi di non distinguere se il nucleo ha uno o due redditi e la presenza o meno di figli a carico. Una coppia con due redditi da 20.000 euro pro capite avrebbe ad esempio un doppio beneficio (160 euro) anche senza figli, mentre una famiglia monoreddito con 35.000 euro, anche con prole, ne sarebbe esclusa. La seconda è l’esclusione degli incapienti - chi ha un reddito inferiore ai quasi 8 mila euro di reddito annuale - che non pagano imposte e quindi non possono godere delle detrazioni e dei loro aumenti. Si stima siano più di un milione di nuclei, per loro ci vorrebbe un altro miliardo. Non sono ancora alla fame, ma il fisco li penalizza: è incapiente una famiglia con quattro figli a carico e 25.000 euro di reddito perché ha già detratto dalle tasse tutto quello che poteva. Non riceveranno nulla dal governo.Il Forum propone di diminuire queste «ingiustizie familiari»  senza costi aggiuntivi abbassando l’aumento base in busta a 60 euro al mese e aggiungendo 20 euro in più per ogni familiare a carico. «Così - spiegano gli esperti - un lavoratore single percepirebbe comunque un aumento annuo potenziale di 720 euro (60 euro per 12), mentre un lavoratore con tre figli a carico avrebbe in più in busta paga, all’anno, 1.440 euro». Alla fine, stima il Forum, con questi valori il costo complessivo sarebbe uguale a quello degli 80 euro per tutti introducendo una immediata misura che riconosce il diverso peso dei carichi familiari: ogni mese, anziché 60 euro, se ne riceverebbero 120. Siamo ben lontani dal Fattore Famiglia, il quoziente calcolato sul numero dei componenti di un nucleo e che ci metterebbe finalmente al pari di Francia, Germania e Regno Unito. Ma sarebbe un primo passo avanti non simbolico, un’inversione di rotta verso l’equità.