Attualità

La scelta. L'Italia alla Ue: pareggio nel 2016

Marco Iasevoli giovedì 17 aprile 2014
La lettera con cui l’Italia chiede all’Ue di rinviare al 2016 il pareggio di bilancio strutturale spunta in serata, al termine di una giornata infuocata durante la quale i partiti hanno usato il Def come "sfogatoio" trasversale contro il governo. Il succo della missiva in inglese inviata al commissario Siim Kallas è questo: «C’è stata una recessione durissima, abbiamo bisogno di far avanzare la crescita e fare riforme strutturali. E per contrastare gli effetti della crisi, intendiamo pagare altri 13 miliardi di crediti accumulati dalle imprese presso le pubbliche amministrazioni. Ci sono le "circostanze eccezionali" per chiedere flessibilità» come previsto dagli accordi europei. Il testo è datato mercoledì 16 aprile (a dimostrazione che sino a ieri nulla era partito da Roma), così come la risposta di Kallas, riassumibile in un «prendiamo atto» e «valuteremo» che poco o nulla lasciano intravedere circa l’atteggiamento di Bruxelles verso la deroga chiesta da Renzi e Padoan.Nella missiva si specifica quanto il Def già aveva annunciato: un leggero scostamento dagli obiettivi sul deficit nel 2014, una manovra da 0,5 punti l’anno prossimo e poi il pareggio nel 2016, 12 mesi dopo il previsto. Il tutto compensato da un piano di privatizzazioni triennale e da un intervento sulle tasse del ceto medio-basso tale da incentivare la domanda interna (il famoso decreto taglia-Irpef atteso domani).La lettera è stata praticamente "strappata" dai cassetti del Mef dall’insistenza di Forza Italia e di Renato Brunetta, che è arrivato quasi sino agli insulti con la presidente della Camera Laura Boldrini per far trasmettere l’atto a Montecitorio. Il testo sarà parte integrante dell’esame finale del Def previsto oggi sia alla Camera sia al Senato, e non è escluso che Matteo Renzi, prima della seduta, possa fare delle comunicazioni all’Aula sulle «circostanze eccezionali» che hanno spinto il governo a chiedere un anno di tempo a Bruxelles.Che la giornata fosse pesante, e ruotasse tutta intorno alla famigerata "lettera", lo si era capito fin dal mattino quando le commissioni Bilancio di Camera e Senato hanno analizzato il Def. Tanti i rilievi critici bipartisan, in particolare il timore che le coperture sul decreto taglia-Irpef possano essere in parte non strutturali, rendendo il bonus pro tempore. E si attendono mozioni pesanti su esodati, pensioni e stretta al credito dopo le minacce dell’Abi, critica per la tassa al 20 per cento messa sulle quote di Bankitalia. Ma il Documento, dopo i fuochi artifici, comunque passerà, sebbene debba attraversare la strettoia del voto a maggioranza assoluta previsto proprio per la parte riguardante lo scostamento dagli obiettivi europei sul deficit (il voto generale sul Def è invece a maggioranza semplice).