Attualità

Rapporto sulle migrazioni. Ismu: più nuovi italiani che migranti sbarcati

ILARIA SESANA venerdì 4 dicembre 2015

Gli stranieri che nel corso dell’ultimo biennio sono “approdati” alla cittadinanza italiana sono più numerosi rispetto alle persone che, nello stesso periodo di tempo, sono sbarcate sulle nostre coste. Nel biennio 2013-2014, infatti, i nuovi cittadini sono stati 231mila, mentre i profughi arrivati via mare sono stati 213mila.

«Ma noi ci siamo accorti soprattutto dei secondi», commenta il demografo Giancarlo Blangiardo a margine della presentazione del XXI Rapporto Ismu sulle migrazioni, che si è svolta ieri a Milano. «In Italia il fenomeno migratorio ha due facce, ma si tende a prestare attenzione solo quella più eclatante e che desta maggiore allarme sociale», aggiunge Blangiardo.

Che invita invece a porre attenzione a quegli indicatori che rimarcano una crescente maturazione e un progressivo radicamento delle comunità straniere nel nostro Paese: «Tra i nuovi cittadini, ad esempio, uno su quattro ha meno di 15 anni. Inoltre aumenta il numero dei residenti con permesso di soggiorno di lungo periodo», aggiunge. 

Il 57% dei cittadini extracomunitari residenti in Italia, infatti, è in possesso di una carta di lungo soggiorno (erano il 46% nel 2011). Un ulteriore segno del “radicamento” dei cittadini stranieri è l’aumento dei ricongiungimenti familiari, tanto che ora i nuclei composti da tre o quattro persone sono 674mila contro i 540mila single.

Il rapporto evidenzia come, nel corso dell’ultimo biennio, le dinamiche del fenomeno migratorio siano caratterizzate da significative novità. Sia a causa degli effetti della crisi economica, sia a causa dei cambiamenti geo-politici e delle crisi umanitarie che investono il Medioriente e vaste zone dell’Africa.

Il primo elemento di novità è dato dall’elevato numero di migranti che nel corso del 2014 sono sbarcati in Italia per sfuggire a guerre e dittature: 170mila persone a fronte delle 43mila del 2013. «Tuttavia l’Italia ha assunto sempre più un ruolo di Paese di transito – evidenzia Vincenzo Cesareo, presidente di Fondazione Ismu –. Infatti 60mila persone sono state accolte nei centri di accoglienza».

E se da un lato aumentano i richiedenti asilo, dall’altro continuano a calare i flussi per lavoro (-84% dal 2010). Una diminuzione determinata in primo luogo dagli effetti di lungo corso della crisi economica: l’Italia non rappresenta più una meta di destinazione attraente dal punto di vista occupazionale.

Complessivamente, il numero di cittadini stranieri residenti in Italia al 1° gennaio 2015 ha raggiunto 5,8 milioni di presenze, con un aumento di 15mila unità rispetto all’anno precedente. Il primato, in termini numerici, spetta ai cittadini romeni (sono il 22% dei residenti stranieri), seguiti da albanesi (10,1%) e marocchini (9,2%). Mentre sono egiziani (+8%), nigeriani (+6,5%), pakistani (+6.2%) e srilankesi (+5,8%) le nazionalità che hanno registrato il tasso di crescita più consistente nell’ultimo anno.  

D’altra parte ci sono 130 mila "nuovi italiani" con meno di 15 anni, minori stranieri che hanno acquisito la cittadinanza nel 2014. Gli alunni non di origine italiana quest’anno sono nelle scuole oltre 805 mila e rispetto ai compagni di classe sono più a rischio di dispersione scolastica, con un tasso del 34,4% .

Per quanto riguarda il credo religioso, la maggioranza degli immigrati in Italia è cristiana, i musulmani sono un milione e 700 mila, il 29% del totale. Sul fronte lavorativo si registra un ulteriore incremento degli occupati stranieri, con un aumento di 111mila unità per un totale di 2 milioni 294mila impiegati. Pari al 10% del totale degli occupati. Ma non mancano le criticità: gli stranieri guadagnano poco (quattro su dieci hanno una busta paga inferiore agli 800 euro al mese) e svolgono attività poco qualificate. Tra i laureati, infatti, solo il 35,7% svolge professioni intellettuali e tecniche (contro l’83% degli italiani), mentre il 23% svolge un lavoro manuale e non specializzato. Dallo studio, poi, emerge che gli immigrati frequentano poco gli ospedali: il 76% di loro si dichiara in buona salute, fumano meno degli italiani, ma soprattutto si fanno ricoverare meno perché tendono a rivolgersi al Pronto Soccorso perché conoscono poco le procedure ordinarie della nostra sanità.