Attualità

Testimonianza. «Io, rovinato dalle slot, dico che non basta»

Antonio Maria Mira giovedì 9 febbraio 2017

«Sono buone idee, una proposta discreta, è un primo passo ma non basta. Non sono abbastanza disincentivanti per chi ha la malattia del gioco, non servirà a molto per risolvere il problema se non faremo dei rigidi controlli. Io so cosa sente una persona quando gioca alle slot. Perdi 50 euro, ma non vedi l’ora di andare avanti, di provare ancora». Francesco Fiore, 43 anni, una vita rovinata da slot e scommesse, poi il riscatto e l’impegno andando nelle scuole a raccontare la sua esperienza, così commenta la proposta del ministero della Salute. «È buona la proposta del massimo di 50 euro al giorno da spendere nelle slot. Se non c’è la possibilità di rifarsi viene a scemare il gioco compulsivo, il rincorrere le perdite o perdere il controllo perché si ha vinto e continui a giocare anche le vincite. Ma credo che non passerà».

Perché?
Si passerebbe da un macchina che mangia mille euro l’ora, a una in cui si potrebbe giocare solo 50 al giorno. Non passerà mai. È una proposta giusta, ma le lobby si opporranno.

Cosa altro va bene?
Va bene allungare la durata della partita da 4 a 7 secondi. Io direi anche 10. Perché è il gioco frenetico che fa perdere il controllo, non si capisce più niente, si vince, si perde e il giocatore poi alla fine perde solo, perché è su questo che l’azzardo fa i soldi, sulla mancanza di controllo.

E l’obbligo della tessera sanitaria per accedere alle sale?
Lo chiedo da anni come strumento di autoesclusione. Se tu giocatore malato non hai accesso al gioco, non puoi entrare in quella sala, questo ti aiuta tanto. Ma dovrebbe valere anche per il gratta e vinci. Un malato non si ferma da solo.

Cosa manca invece nella proposta?
Quello che hanno fatto in Svizzera: riunire tutte le slot in minicasinò dove l’accesso è controllato all’entrata e non dipende da un barista o da un tabaccaio, e dove è obbligatoria la presenza di uno psicologo pagato dal ministero della Salute. Chi vuole andare a 'giocare' alle slot, macchine infernali pensate bene per far soldi, deve accettare questi controlli, con la presenza di un esperto che deve aiutare queste persone in difficoltà e non si rendono conto che sono malate. Sale dove lo Stato dice «io tutelo i miei cittadini», chi vuole andare a giocare vada pure però appena sorge qualche campanello d’allarme è pronto a impedire che vada a farsi male del tutto.

Ma questo può davvero aiutare?
Sono luoghi dove non solo il giocatore può autoescludersi, ma anche la famiglia può chiedere al giudice di escludere il giocatore per il bene dei suoi figli e di se stesso. Dobbiamo capire che chi è in dipendenza non si ferma finché non finisce i soldi. Così faremo davvero una manovra forte. Con sale apposite e con accesso verificato escludiamo anche la visione delle slot ai minori perché anche il vedere fa venire voglia di 'giocare', come un bel piatto di spaghetti che ti fa venire fame.