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PERCHE' SI'. Sala: «E' un modo sicuro per salvare i prodotti tipici italiani»

Riccardo Cascioli mercoledì 3 febbraio 2010
«Le biotecnologie costituiscono il naturale sviluppo dell’agricoltura, e chi vi si oppone guida l’agricoltura italiana verso la distruzione». A pensarla così è il professore Francesco Sala, professore emerito di Biotecnologie vegetali all’Università di Milano e una delle massime autorità in materia.Professor Sala, nell’immaginario collettivo gli Ogm si contrappongono a una agricoltura considerata naturale.L’agricoltura naturale semplicemente non esiste. Dalle origini a oggi c’è stato un continuo sviluppo basato sulla selezione genetica. Oggi sappiamo molto di più sul Dna delle piante per cui siamo in grado di intervenire con maggiore successo in questo processo di selezione genetica. E anche in modo più sicuro. Alcuni critici sostengono che sarebbe la rovina per il prodotto tipico italiano.Al contrario, è l’unico modo per salvarlo.Addirittura?I prodotti tipici italiani non sono un dono dal cielo, ma il frutto della ricerca di genetisti vegetali dall’inizio del 1900 in poi. Abbiamo avuto in Italia una scuola di genetisti vegetali che tuttora ci è invidiata nel mondo. Da qui nascono prodotti come il riso Carnaroli e il pomodoro San Marzano. Non solo: pensi che metà delle varietà di pioppo presenti in Cina (coltivati su 6 milioni di ettari) sono state prodotte negli ultimi 70-80 anni a Casale Monferrato.E adesso perché le biotecnologie salverebbero questi prodotti?Certe varietà sono state sviluppate secondo le esigenze di allora: negli anni ’50 la ricerca era indirizzata ad aumentare la produttività e la qualità. Non c’è stata invece sufficiente ricerca per offrire resistenza ai parassiti. Questo è comprensibile perché allora avevamo in Italia una importante industria chimica che produceva anti-parassitari. Negli anni ’70 però è maturata una diversa sensibilità, ovvero la coscienza che un uso massiccio dei prodotti chimici rischiava di avvelenarci. Da qui l’introduzione di limiti sempre più stringenti che hanno però lasciato più vulnerabili certe coltivazioni.  Fino a dieci anni fa, nel Napoletano, la zona tipica di produzione, il San Marzano rappresentava il 35% della produzione di pomodori, oggi è meno dell’1%. Quello che troviamo in commercio oggi è pomodoro "tipo San Marzano".E le biotecnologie cosa possono fare?Possono correggere i difetti genetici delle nostre piante tipiche, per difenderle dai parassiti a cui sono vulnerabili. Per questo dico che solo gli Ogm possono salvare il prodotto tipico italiano.C’è però il timore di dipendere totalmente da poche multinazionali.Sciocchezze, perché sono tecnologie che chiunque può sfruttare. La versione Ogm del San Marzano era già pronta dieci anni fa, sviluppata da una piccola azienda lucana, la Agrobios di Metaponto. Poi nel 2001 la politica ha bloccato tutto. Ma in quel momento solo in Italia c’erano ben 15 gruppi di buon livello in grado di fare queste ricerche.