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Intervista. Roscigno (Flp-Cisl): «La rivoluzione non può essere vendere i titoli agli anziani»

Paolo Viana giovedì 30 aprile 2015
«In un anno non ne avete azzeccata una, per i soldi che prendete... ma quanti soldi prende lei?». Raffaele Roscigno, il segretario milanese della Cisl Slp, sembra un giovanottone tranquillo, ma gli è bastato trovarsi faccia a faccia con l’amministratore delegato di Poste Italiane per sfoderare tutta la rabbia del sindacato per «quest’anno perso, in cui si è passati da un miliardo a duecento milioni di utile e si è pensato solo a chiudere uffici postali, un anno buttato», come afferma nel video che circola in rete. Il 24 aprile, al termine della conferenza stampa dell’Ad sul nuovo piano strategico, il sindacalista ha affrontato infatti Francesco Caio in via Valtellina, a Milano, chiedendogli a bruciapelo «ma quanti soldi prende lei?». Lo sventurato rispose «un milione e duecento...» Il resto sono fischi. Roscigno perché contestate il piano?Perché dice cose non vere. Sostiene che ci saranno 8.000 nuovi assunti, ma in quel monte ci sono anche le regolarizzazioni e i part-time. Inoltre, mentre le assunzioni scatteranno chissà quando, gli esodi incentivati – che riguardano soprattutto i portalettere – sono già in corso, con un aggravio del carico di lavoro di chi resta. Senza contare che fioccano i licenziamenti.Ma come, si sa che le Poste non licenziano mai!Licenziano, licenziano. Lo sviluppo dei servizi finanziari ha moltiplicato le responsabilità dei direttori e degli sportellisti, senza dare loro un’adeguata formazione; gli errori si moltiplicano e con gli errori arriva immediatamente il licenziamento. Poi si fa ricorso, ma intanto il dipendente è a casa senza stipendio. Solo a Milano già 30 casi.Che cosa succederà con la crescita del risparmio gestito?Banco Posta non ha dipendenti formati come quelli di una banca ed è inevitabile – se non si investe seriamente nella formazione – che la qualità del servizio sia solo sulla carta. Inoltre, vedo dei grossi rischi nella deriva finanziaria di Poste Italiane: la nostra clientela si fida molto di noi e non è abituata al rischio finanziario, se l’operatore viene incentivato economicamente a collocare prodotti a medio-alto rischio finisce con l’intaccare quel patrimonio di autorevolezza che si dice di difendere. Immaginiamo, tanto per fare un esempio, una clientela tendenzialmente anziana cui si propongono polizze assicurative: dovrà disdirle prima della scadenza, rimettendoci. Non dimentichiamo che la fortuna delle Poste è legata ai buoni fruttiferi, prodotti a rischio nullo acquistati da italiani che si fidavano ciecamente di noi.Come valuta il piano di formazione?Non lo valuto perché non è noto. Invece, è noto che i palmari dei postini telematici non funzionano, che il parco macchine è allo sfascio e sarà rinnovato solo a luglio 2016, che a Milano si consegna la corrispondenza con le Ka, in condizioni di dubbia sicurezza, che nel Milanese si taglieranno 250 posti quest’anno e 65 uffici postali in cinque anni. E in 121 verranno ridotti orario e organici...