Attualità

Intervista. Quagliariello: «Noi più riformisti del premier»

Arturo Celletti lunedì 28 aprile 2014
Una cartellina di plastica celeste e un titoletto scritto su carta adesiva: emendamenti per la riforma del Senato. Gaetano Quagliariello l’appoggia sulla scrivania e disegna a parole chiare la svolta targata Nuovo centro destra: «Ci sarà un nuovo testo. Sì, stiamo lavorando e abbiamo già pronti diversi emendamenti sulle riforme. Tre sono sul Nuovo Senato». Una pausa leggera, poi il coordinatore nazionale di Ncd spiega la svolta e l’arricchisce di contenuti: «La nostra sfida non è impedire che Renzi tragga vantaggio delle riforme, ma essere più riformisti di lui. Vede, per noi il compromesso si trova aumentando la carica riformistica e non abbassandola». Senatore, ci spieghi come dovrebbe cambiare il progetto...Uno: ridurre sensibilmente il numero dei sindaci e cancellare i 21 nominati dal Colle. Due: la rappresentanza per ciascuna regione deve essere proporzionale alla popolazione. E mi spiego: Lombardia e Molise non potranno avere lo stesso numero di rappresentanti. Tre: il nuovo Senato dovrà essere nominato subito dai Consigli regionali e poi rinnovarsi contestualmente all’elezione di questi ultimi, prevedendo listini collegati con i nomi dei senatori e la diminuzione dei consiglieri regionali in misura corrispondente, affinché a parità di risparmi il Senato non diventi un dopolavoro per sindaci. Ma allora state chiedendo il Senato elettivo?No, non si tratta di incaponirsi su questo. Si tratta, piuttosto, di far funzionare il testo. Si tratta di stabilire un forte collegamento con le istituzioni regionali e di evitare che fare il senatore diventi un titolo onorifico, un’occupazione residuale per i ritagli di tempo.Renzi scommette sul voto in Aula prima del voto europeo. È un’ipotesi realistica?Sarebbe auspicabile ma, sinceramente, non mi sembra facile. Noi in ogni caso faremo di tutto affinché le riforme si facciano presto e bene, perché non appartengono a nessun partito ma servono al Paese e sono già state oggetto di fin troppi calcoli di bassa lega.C’è il rischio di uno strappo e di un voto già in autunno?Il rischio c’è. Ma se si andasse a votare senza aver completato le riforme l’attuale sistema politico potrebbe anche morire. Noi nell’ottobre scorso abbiamo evitato questo rischio con un atto di coraggio. Faremo di tutto perché la stagione riformista non si interrompa.Vorrebbe dire lasciare campo libero a Grillo e all’antipolitica?Vorrebbe dire far morire questo sistema e vederne nascere un altro nel quale non ci sia più spazio per le nostre idee e i nostri principi. Oggi il vero rischio è che in Italia la tradizione popolare, l’idea della centralità della persona, il cattolicesimo liberale, diventino ininfluenti: un residuo del passato. Solo la nostra affermazione può scongiurare che non vi sia alternativa a dover scegliere fra il socialismo europeo di Renzi e la demagogia sfascista di Grillo.Napolitano ha appena visto Renzi: che ruolo può giocare il capo dello Stato?Il ruolo di moral suasion, di moderazione, di intelligente tessitura che ha svolto in questo ultimo anno e che ha contribuito a evitare all’Italia il rischio di una crisi politica senza sbocchi.Se la chiamasse Renzi per chiederle un consiglio...Gli direi di avere sempre come bussola l’Italia più che se stesso. E di prevedere, come noi vorremmo, che le riforme siano in ogni caso suggellate da un referendum popolare confermativo che le sottragga ai giochi dei partiti la golden share.Sta dicendo che la strada maestra è una riforma realizzata dalla maggioranza?Quando si parla di riforme ogni apporto in più è il benvenuto, ma bisogna puntare innanzi tutto sulle forze di governo e non ritenere nessun contributo aggiuntivo indispensabile. E se la chiamasse Berlusconi?Gli consiglierei di decidere se essere carne o pesce, se stare dentro il processo di riforma o restarne fuori. Questa indecisione lo rende irriconoscibile. L’affondo contro i tedeschi cosa le fa pensare?L’Italia dovrebbe farsi notare in Europa per la sua capacità di progettare il futuro e non per la riapertura di ferite dolorose del secolo scorso. Il grande futuro dobbiamo vederlo davanti a noi, non dietro le spalle. C’è chi arriva a mettere in discussione la presenza di Forza Italia nel Ppe...Dico solo una cosa: Forza Italia sbanda e il riferimento del popolarismo in Italia siamo noi, il Nuovo Centrodestra. Questo è sempre più evidente.Si è parlato per anni di presidenzialismo: se si arriva al 2018 il prossimo capo dello Stato potrà essere votato dai cittadini?No, e aggiungo purtroppo. Ci sarebbe voluto l’iter rafforzato che avevamo messo in pista con il governo Letta e che a un passo dal traguardo qualcuno si è tirato indietro preferendo a un percorso di riforma un accordo privato all’ora del caffè.